Cosa sono i cataloghi?
Molti si saranno chiesti qualche volta il significato delle
strane sigle che seguono i titoli dei brani sui CD di musica classica
(op.35, Hob:IV:32, KV422 o BWV957).
Quando un compositore è in vita, come qualunque artista compie una cernita
dei suoi lavori scartando quelli che non lo soddisfano e valorizzando quelli
che ritiene validi, a questi ultimi in genere assegna una numerazione cronologica
per identificarli (detta numero d'opera o Opus, da qui la sigla op.XX).
Dopo la morte del compositore i musicologi si mettono al lavoro e
qualcuno di loro si prende la briga di esaminare e schedare tutti i
brani che il compositore ha scritto durante la sua vita, sia
le buone che le cattive.
Il passo logico successivo è la pubblicazione di tutto questo materiale
sotto forma di catalogo dando ai singoli lavori una numerazione che in
genere richiama le sigle del catalogatore.
Abbiamo così un certo Holoman che ha fatto il catalogo di Berlioz mettendo
tutti i lavori in ordine cronologico ed assegnandogli la sigla H seguita da
un numero (es. H 76); c'è invece chi ha preferito raggruppare le composizioni
per genere musicale come Antony van Hoboken che ha curato il catalogo di Haydn
nel quale troviamo la sigla Hob:VI:18 dove l'Hob fa chiaramente riferimento al
nome dell'autore del catalogo, il numero romano indica il gruppo (es. il gruppo
I sono tutte le sinfonie, il gruppo II le composizioni per quattro strumenti e
così via) ed il numero arabo dà la posizione del brano all'interno del suo gruppo.