Note sui cataloghi di Vivaldi

Dopo la morte di Vivaldi avvenuta nel 1741 la sua musica venne completamente dimenticata. Per quasi due secoli le uniche tracce del compositore si trovano nelle citazioni delle trascrizioni che Johann Sebastian Bach fece di alcuni suoi lavori e nei vaghi accenni contenuti nelle biografie.

La riscoperta di Antonio Vivaldi nasce nel 1926 col ritrovamento di una vasta raccolta delle sue composizioni aquisita poi dalla Biblioteca Nazionale di Torino. Questo episodio stimolò il lavororo dei musicologi che superati i difficili anni nel periodo bellico portarono ad un completo rilancio della musica di Vivaldi.

Per avere un quadro chiaro della successiva storia dei cataloghi vivaldiani riportiamo un ampio stralcio dal volume Vivaldi di Michael Talbot (EDT srl, 1978):


«Nel 1947 l?editore Ricordi cominciò a pubblicare, per incarico dell?Istituto italiano "Antonio Vivaldi" da poco costituito, l?edizione completa delle musiche strumentali. A tutto il 1972 la collana era ormai prossima al compimento, essendo apparsi 530 volumi. Sebbene certi criteri di politica editoriale seguiti nella pubblicazione della collana, come anche taluni criteri seguiti nel curare l?edizione stessa, non soddisfino completamente gli standard specialistici che sarebbe lecito attendersi in un?impresa di questo genere, i musicisti hanno ovunque apprezzato la possibilità di studiare ed eseguire queste composizioni. In epoca più recente la Ricordi e la Universal Edition hanno iniziato a pubblicare sistematicamente la musica sacra vocale e resta solo da sperare che, portata a compimento quest?altra impresa, gli editori rivolgano la loro attenzione alle opere e alle cantate, ancora scarsamente rappresentate fra il materiale edito. Comunque negli ultimi anni il mondo discografico ha già cominciato a fare qualcosa per riequilibrare la bilancia che finora pende a favore della musica strumentale.

Negli anni '40 sono apparsi due studi di vaste proporzioni sulla vita e sulla musica di Vivaldi: Antonio Vivaldi di Mario Rinaldi (Milano, 1943) e Antonio Vivaldi et la musique instrumentale di Marc Pincherle (Paris, 1948). Il primo di questi due studi è stato giustamente eclissato dal secondo, un lavoro assai ben scritto, di vasta erudizione, la cui gestazione (se si eccettuano pochi saggi apparsi nel frattempo) è durata quasi quarant'anni.

Sono apparse poi in diverse lingue numerose introduzioni generali alla musica di Vivaldi, che tutte quante devono molto a Pincherle. Tra queste citiamo Antonio Vivaldi: Leben und Werk (Wies-baden 1965) di Walter Kolneder, studioso tedesco che ha pubblicato varie monografie specialistiche su singoli aspetti della musica di Vivaldi. Ma è opportuno anche menzionare il Vivaldi di Remo Giazotto (Milano, 1965); il successivo volume dello stesso autore, Antonio Vivaldi (Torino, 1973) raccoglie studi biografici che contengono materiale nuovo e prezioso, frutto di ricerche negli archivi veneziani.

Un avvenimento di grande importanza è costituito dalla recente pubblicazione di un catalogo tematico di tutte le composizioni di Vivaldi, curato dallo studioso danese Peter Ryom. Vivaldi è stato afflitto da più cataloghi di qualsiasi altro compositore; il che significa da cataloghi insoddisfacenti. Poiché nessuno di essi è riuscito finora a farsi accettare da tutti, ne sono oggi in uso non meno di quattro, compreso quello di Ryom. Il più antico (1945), quello di Rinaldi, non è soltanto impreciso e incompleto, ma raggruppa le composizioni di Vivaldi sotto numeri d'opera fittizi che ricordano le "serie" nelle quali Longo aveva raggruppato le sonate per clavicembalo di Scarlatti. L'Inventaire thématique (1948) di Pincherle sarebbe risultato adeguato, se non fosse che l'autore non ha proceduto coerentemente nel distinguere fra due varianti dello stesso lavoro e due lavori differenti con elementi comuni, e che la sua numerazione principale (1-443) comprende solo i concerti (le sinfonie hanno una numerazione separata, da 1 a 23; le sonate, benché elencate secondo gli incipit, non sono numerate; e le composizioni vocali sono completamente assenti). Data la singolare complessità dei rapporti fra i lavori di Vivaldi appartenenti a generi differenti, è essenziale che tutte le sue composizioni siano collocate entro la prospettiva del medesimo catalogo. Il che chiaramente non si realizza con il Catalogo numerico-tematico delle opere strumentali a cura di Antonio Fanna (Milano, 1968), che è in sostanza un elenco basato sull'edizione Ricordi; questa non comprende le composizioni pervenuteci incomplete né talune importanti varianti e, tacitamente o dichiaratamente, "modernizza" la strumentazione (ad esempio, l'indicazione "flauto" di Vivaldi è resa con la stessa parola anziché con " flauto diritto ").

Dal punto di vista della completezza, della precisione e della razionalità il catalogo di Ryom supera la prova in modo incomparabilmente migliore dei suoi predecessori. Le composizioni strumentali, che figurano nel Ryom-Verzeichnis ai nn. RV 1-585 e nell'ulteriore serie RV 751-768, sono raggruppate prima secondo le dimensioni dell'organico richiesto (da uno strumento e continuo fino a vari strumenti, doppia orchestra e continuo), poi secondo la strumentazione. Questa sistemazione corrisponde strettamente alla generica distinzione fra sonata e concerto; peraltro le sinfonie sono forse trattate in modo contraddittorio, in quanto alcune sono elencate fra i concerti per archi (senza solista) e continuo, mentre altre compaiono sotto il numero della composizione, operistica o di altro genere, cui sono collegate. Le composizioni vocali sacre (RV 586-648) e profane (RV 649-740) sono raggruppate secondo il genere (parti di messe, salmi, inni, ecc.). Ai nn. RV 741-750 corrispondono composizioni che per una ragione o per l'altra non possono essere assegnate ad alcun gruppo, e c'è poi una lunga appendice (Anhang) di 68 composizioni di dubbia autenticità o apocrife.»