Frühlingsbegräbnis (Il funerale della Primavera)

per soprano, baritono, coro e orchestra

Musica: Alexander Zemlinsky (1871 - 1942)
Libretto: Paul Heyse
  1. Horch, Vom Hugel, Welch' Sanfter Klang
  2. Schoner Jungling
  3. Wie lieblich er ruht
  4. Stumm In Wehmut Schaut Der Mond Herab
  5. Und Ein Specht Klopft An Den Fohrenstamm
  6. Als So Weihevoll Der Alte Sprach
  7. Horch! Vom Hugel Welch Ein Wilder Klang?
Organico: soprano, baritono, coro misto, 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, 2 arpe, archi
Composizione: aprile - luglio 1896 (revisione: 1903)
Prima esecuzione: Vienna, 11 febbraio 1900
Edizione: G. Ricordi, Monaco, 1996
Dedica: Johannes Brahms
Guida all'ascolto (nota 1)

Alexander von Zemlinsky, discendente di un'antica famiglia della minoranza ebraica sefardita, a metà degli anni Novanta era uno dei più promettenti talenti della musica viennese. Nel 1897, con la Sinfonia in si bemolle maggiore si aggiudicò il Beethoven-Preis, il più prestigioso premio viennese, in parte finanziato da Brahms, che lo incoraggiò e gli procurò i primi contatti con un editore. L'anno precedente Zemlinsky aveva composto una cantata per soprano, baritono, coro e orchestra su un testo del celebre scrittore di Monaco Paul Heyse intitolato Frühlingsbegräbnis, "Il funerale della Primavera". Il lavoro, forse concepito all'inizio per forze ridotte e accompagnamento di pianoforte, fu orchestrato nel 1897, e dedicato alla memoria di Brahms che nel frattempo era mancato.

La prima esecuzione avvenne a Vienna l'11 febbraio 1900, con il coro del Singverein e l'orchestra della Gesellschaft der Musikfreunde diretta dall'autore, rimanendo peraltro l'unica esecuzione durante la vita di Zemlinsky. Qualche anno più tardi, nel 1902-1903, il lavoro fu rivisto ampliando l'orchestra con i legni a tre e con l'aggiunta di due arpe e altri strumenti.

L'omaggio a Brahms, tuttavia, doveva essere previsto già in origine, dal momento che il tema della marcia all'inizio del lavoro è chiaramente modellato sull'analoga marcia funebre che apre la seconda sezione del Requiem tedesco. Anche la scelta di un testo di Heyse sembra legata alla venerazione per Brahms, grande ammiratore dello scrittore bavarese. Meno scontata, invece, la scelta del soggetto, una scena allegorica con gli animali e le creature del bosco che accompagnano alla tomba la Primavera, stroncata dalla forza dei raggi del sole estivo, simbolo tuttavia della vita che rinasce e non può mai soccombere definitivamente alla morte. Il soggetto ricorda il funerale degli animali di Callot, che era stato lo spunto per il grottesco terzo movimento della Prima Sinfonìa di Mahler.

Heyse, primo scrittore tedesco a ricevere il Premio Nobel nel 1910, era particolarmente noto per le sue traduzioni dall'italiano, dal francese e dallo spagnolo, e alcune delle sue parafrasi erano state immortalate da Hugo Wolf nell'Italienisches e nello Spanisches Liederbuch. Frühlingsbegräbnis, invece, non era tra i suoi lavori migliori, tanto che lo scrittore decise di non inserirlo nemmeno nell'edizione delle sue poesie. Se anche il testo di Heyse intendesse avere una velata forma d'ironia, il trattamento di Zemlinsky la ignora completamente, sfruttando la struttura strofica della poesia per costruire una forma musicale articolata in una serie di episodi vagamente legati all'idea di una sonata.

Introdotta da un piccolo sipario incantato sul mondo degli elfi, la marcia funebre avanza dolcemente in Si minore, avvolta da uno splendido ed espressivo manto orchestrale. Baritono e coro si dividono le prime strofe della poesia, dipingendo il piccolo dramma della morte della Primavera con accenti più lirici che tragici. Se nella prima parte è evidente l'incantesimo di Brahms sulla musica del giovane Zemlinsky, nel secondo episodio, con l'intervento del soprano e il racconto dei raggi del sole che con la loro potenza hanno trafitto il bel fanciullo che simboleggia la primavera (in tedesco, il sostantivo Frühling è di genere maschile, ndr), è più evidente l'influsso di Wagner, soprattutto di quelle parti della sua musica capaci di evocare la forza e la meraviglia della natura.

Con una nuova strofa del coro femminile («In silenziosa mestizia, la luna osserva dall'alto, e piangono tutti gli usignoli»), si apre un nuovo episodio, che contrasta con il precedente nella tonalità (Si maggiore) e nel metro (3/4). Il ricordo delle feste animate dalla Primavera, con un delicato riferimento al carattere danzante, è venato di nostalgia.

La successiva orazione funebre del picchio, affidata al baritono, è la parte più appassionata e drammatica della cantata. Il picchio inizia con un'ampia declamazione in Mi minore esortando gli amici a trattenere le lacrime, perché è beato chi muore nel fiore degli anni. Poi, con un improvviso impeto espressivo, invita tutti ad aver fiducia che la sua morte non sarà per sempre, e presto risorgerà per liberare il mondo dalle catene dell'inverno, seguito dall'intero coro che riprende il concetto della resurrezione in un fulgido Sol maggiore.

La cerimonia funebre si avvia alla conclusione. Il coro a cappella racconta con un dolcissimo Mi bemolle maggiore come la Regina degli elfi abbia gettato nella tomba del prediletto la sua cintura d'oro. L'ultima strofa riprende la prima, ma questa volta il coro non è un mesto corteo funebre bensì un drammatico quadro di morte e disperazione, in un agitato e impetuoso Si minore. La tempesta si calma, e l'epilogo finale è affidato alla sola orchestra, che riprende in Si maggiore la musica dell'orazione funebre del picchio, chiudendo il lavoro con un messaggio di speranza e di fede nella rinascita.

Oreste Bossini


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 febbraio 2025


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Ultimo aggiornamento 5 marzo 2025