Duettango

Per la pace - Ispirata all’opera “I due ballerini” di Salvator Dalì

Musica: Francesco Trocchia

Organico: pianoforte, violino
Composizione: 2016-2022
Prima esecuzione: La Spezia, 29 maggio 2022. A cura del Contemporary Noise Ensemble, Paolo Porto (Pianista), Paolo Cimino (Violinista) – contesto dell’incessante conflitto russo ucraino: progetto “Scrivere per la pace” (Società Italiana Musica Contemporanea SIMC)
Edizione: inedito
Prefazione

DUETTANGO: cooperare per “La Pace nel Mondo”

Appena ho letto del progetto “Scrivere per la pace” non ho potuto fare a meno di pensare al mio scritto che nel 2016 ispirò la mia composizione Beings. Allora una guerra “così vicina” era solo un pensiero remoto, forse era una paura profonda da esorcizzare o un fenomeno da “studiare”; nulla di più attuale oggi di quanto scrivevo:

Nella fase più propriamente poietica ho tratto ispirazione da scritti, aforismi o pensieri espressi da uomini che si sono contraddistinti per la loro importanza nella storia dell’umanità e che si sono pronunciati in diversi modi e contesti anche a proposito della pace nel mondo.

Sono rimasto impressionato dalla varietà di punti di vista a partire da Mahatma Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, Hermann Hesse e molti altri. Una frase di John F. Kennedy del discorso alle Nazioni Unite, 25 settembre 1961 ha un sapore addirittura “profetico”: «L’umanità deve porre fine alla guerra – o la guerra porrà fine all’umanità».

Molti hanno cercato di indicare possibili strade per arrivare alla pace: “amore”, “fede”, "libertà", “diritto” solo per citare alcune possibilità ma altri hanno “dipinto” le brutture della guerra come monito per infondere il desiderio di pace; molto efficace è la riflessione dello storiografo greco antico Erodoto: «in pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli».

Ragionando in soli termini di “convenienza” Erasmo Da Rotterdam prova ad insegnarci che «se metti su una bilancia da una parte i vantaggi e dall’altra gli svantaggi, ti accorgi che una pace iniqua è molto meglio di una guerra equa» ma un aforisma dello scrittore serbo Aleksandar Baljak - «Il nostro piano di pace è un segreto militare» - la dice lunga anche su come può essere mutuato il concetto di pace dagli esseri umani.

Sembra proprio che sulla parola pace non ci sia pace; lungo i secoli della storia e ancora oggi essa viene intesa in maniere molto diverse, spesso restrittive. L’antichità classica considerava la pace semplicemente come una tregua tra due guerre, costituendo le guerre una condizione quasi permanente dell’umanità. Si può pensare a una pace imposta con la forza delle armi, con la conquista, come avveniva al tempo dei romani. Nella versione più moderna, c’è la pace “sicurezza”, che è il risultato dell’equilibrio del terrore, delle forze che potrebbero annientarci e che, quindi, potenzialmente si elidono. Lo scrittore e giornalista Gaston Durnez addirittura sostiene che la pace è un periodo durante il quale c’è una guerra da qualche altra parte.

Sembrerebbe proprio che la pace sia un’utopia, quella «paradisiaca condizione originaria, né una forma di convivenza regolata dal compromesso. La pace è qualcosa che non conosciamo, che soltanto cerchiamo e immaginiamo. La pace è un ideale» [Hermann Hesse]

In contrapposizione a questo punto di vista Carlo Maria Martini attraverso una sua riflessione prova a spiegarci che nei suoi significati più profondi, la pace potrebbe essere armonia: «armonia dell’uomo con Dio, dell’uomo con il suo prossimo e dell’uomo con la terra. Questa è la visione biblica armonica dei primi capitoli del libro della Genesi. E, ancora, c’è la pace-comunione: comunione profonda di amore di Dio con l’uomo e degli uomini tra loro, che è la pace portata da Gesù. La pace dunque è composta di tanti elementi, ha il suo culmine nella pace-comunione e tuttavia non trascura le altre realtà e le altre situazioni terrene. Proprio per questo, è necessario continuamente ripensarla, riproporla nei termini attuali, affinché non sia una semplice astrazione, una semplice ideologia».

Come si può notare emergono punti di vista sempre differenti, talvolta opposti.

A prescindere dalla propria ideologia, credo o fede io trovo particolarmente significativo che a proposito di pace nella nostra cultura esista questa filastrocca:

«Mignolino mignoletto / fai la pace con l’angioletto, / l’angioletto non c’è più / fai la pace con Gesù».

Non mi riferisco al significato letterale del testo ma al fatto che ci mostra che la pace è qualcosa con la quale ci troviamo a misurarci già in tenera età e sin da giovanissimi dobbiamo risolvere – seppur piccoli – conflitti. In effetti sembra proprio che il conflitto sia un fatto inevitabile della vita quotidiana: conflitti interiori, interpersonali, tra gruppi, solo per citarne alcuni. Secondo J. e K. McGinnis: «La pace consiste nell’affrontare in modo creativo i conflitti. Pace è il modo di procedere per risolvere i conflitti in modo tale che entrambe le parti vincano, con accresciuta armonia come conseguenza dl conflitto e della sua risoluzione. La risoluzione è pacifica se i partecipanti arrivano a voler cooperare in modo più completo e si trovano nella condizione di poterlo fare»

Sembra che il conflitto sia inevitabile ma una soluzione potrebbe essere la cooperazione fra individui. A questo punto come può un brano di musica rappresentare “La Pace nel Mondo”? Basta inserire questa intenzione nel sottotitolo?

Nel 2016 era da pochissimo scomparso Kurt Masur, il Maestro che usò la musica come strumento di pace; lo ricordo soprattutto perché prestò la propria arte alla riunificazione tedesca. Semplificando molto, nell'autunno del 1989, quando il comunismo in Europa dell'Est cominciò - proprio a Lipsia - a dar segni di crisi, il Maestro usò la sua fama per fermare le manifestazioni di piazza e impedire un bagno di sangue convocando musicisti, manifestanti e autorità alla Gewandaus per diffondere un messaggio di non violenza, fermamente convinto della potenza della musica e della sua capacità di conciliazione. Grazie a lui i moti di piazza si trasformarono in protesta pacifica (poco dopo, sarebbe caduto il muro di Berlino). Mi sarebbe piaciuto aver avuto la possibilità di un confronto diretto con lui durante la composizione del mio brano.

Ispirandomi all’opera “I due ballerini” di Salvador Dalí, in Duettango propongo due figure strette l’una all’altra che cooperano: gli strumentisti (e)seguono un programma ben preciso volto ad evocare il mondo di sottintesi della danza. Come sullo sfondo del dipinto, la Seconda Guerra Mondiale che era appena conclusa, sullo sfondo di Duettango l’incessante conflitto russo ucraino che da un lato sta lasciando devastazione e morte e dall’altro sta dando vita a nuove e profonde riflessioni.

In una visione “corpuscolare” della materia - distrutta dalla guerra - ove in battaglia le individualità si disgregano, in Dalí le linee si scompongono e in Duettango le figure musicali si frammentano: gli innumerevoli elementi si avviluppano su sé stessi dando forma alle idee. Come nelle linee de “I due ballerini”, in Duettango propongo figure musicali “circolari” che si uniscono nervosamente in un impeto vivo e creativo che diventano veramente tango nella sua stretta finale che chiudono in una “neutra” coda che lascia a ognuno libertà di idea e speranza di pace.

Ancor di più oggi mi colpisce profondamente la frase di Papa Giovanni Paolo II: «I bambini che hanno visto la guerra sono l’unica speranza di pace». Da queste parole sembra che per creare speranza forse può essere fondamentale aver vissuto la guerra per questo un brano di musica che rappresenta la pace del mondo non può non occuparsi anche del motivo per la quale la stessa è necessaria. Oggi siamo sempre più chiamati a fare la scelta “giusta” nell’indirizzare la nostra cooperazione, abbiamo la fortuna di poter accedere all’esperienza di moltissimi grandi personaggi che hanno cercato darci delle indicazioni per raggiungere la/una pace ma, nel caso non ci ritrovassimo in quanto è stato già scritto, fatto o mostrato, Gandhi ci ricorda questo: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».

Francesco Trocchia



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Ultimo aggiornamento 28 luglio 2022