Cadenze alla sonata in do maggiore kv 521 di W.A. Mozart

per pianoforte a quattro mani

Musica: Francesco Trocchia
Organico: pianoforte
Composizione: 2014
Edizione: Inedito
Dedica: al duo Renzi-Ferrarelli
Guida all'ascolto

Il problema non è cadenzare ma sapersi rialzare.

Abbiamo un po' stravolto il detto per entrare immediatamente al centro della questione: cos'è una cadenza e a cosa serve? La cadenza è una breve "fermata" in cui un solista fa sfoggio delle proprie capacità virtuosistiche. Ha una storia secolare la cadenza e ha visto in campo veri scontri tra solisti e compositori. Pur essendo tradizionalmente un momento di improvvisazione, infatti, la prima cadenza importante nella storia è stata scritta da un compositore, Bach padre, che nel quinto concerto Brandeburghese ha in un certo senso messo la firma sul genere meno tedesco della storia musicale (il concerto, per l'appunto). La voglia di essere il primo interprete di se stesso è tipica dei compositori-virtuosi, e anche Mozart ha fatto la sua parte. Nel catalogo Koechel, al numero 624, abbiamo 36 cadenze originali, che non sono neppure le uniche esistenti.

Ma cosa fare quando non c'è una cadenza originale? Lo spettro della filologia musicale ci direbbe di non fare nulla, di stare zitti e calmi in corrispondenza di quelle sospensioni che sullo spartito ci gridano di cadenzare. Per fortuna a volte c'è anche chi rischia di fare cose belle.

Le due belle cadenze scritte dal M° Trocchia e dedicate al duo Renzi-Ferrarelli colgono, in poche battute, il senso della Sonata k521 e del terzo tempo in cui si trovano. Di norma i pezzi a 4 mani instaurano, volenti o nolenti, gerarchie tra i due pianisti. Mozart era abituato a piegare queste gerarchie, a orchestrarle senza stravolgerle: avete presente quei momenti stupendi in cui dal nulla appare un corno inglese con la melodia mentre i violini fanno l'accompagnamento? Ecco, il canto accompagnato è presente anche in questa Sonata, ma non c'è uno solo che canta e uno solo che accompagna. In questa passeggiata a due, le cadenze sono momenti di riflessione, non di rivalsa. Per riflettere, i due pianisti rielaborano i temi unendoli a un movimento cromatico. E quello che ne esce fuori sono attimi di inganno, armonico e anacronistico, che sono un po' la metafora dell'ascolto musicale: a cosa penso quando ascolto Mozart? E perché non esprimere i miei pensieri durante la cadenza? Il bello di questo Rondò è che il pensiero non dura molto, non quanto la musica. E' anche un po' il bello di Mozart, che ci insinua dubbi senza chiarirli, che mentre siamo ancora fermi a pensare ci chiede di ballare e cantare. L'importante non è cadenzare, lo abbiamo già detto, ma rialzarsi e riprendere da dove ci eravamo fermati.

Claudio Grasso



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Ultimo aggiornamento 13 marzo 2019