Suite da “Il sistema della dolcezza”

per baritono e orchestra

Musica: Vieri Tosatti (1920 - 1999)
  1. Ouverture - Prestissimo
  2. Il racconto di Monsieur Maillard - Allegretto sostenuto
  3. Pantomima e Finale - Prestissimo
Organico: baritono, ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, tamburo basco, tamburo, cassa rullante, piatto sospeso, tam-tam, grancassa, piatti, campanelli, archi
Composizione: 1950
Prima esecuzione: Roma Teatro Argentina, 30 dicembre 1951
Edizione: Ricordi, Milano
Guida all'ascolto (nota 1)

Vieri Tosatti (qualificato, proprio a proposito di questo lavoro, di ragazzaccio estroso e scapricciato, dal critico milanese Franco Abbiati) è ben noto al pubblico romano, e qualunque presentazione sarebbe superflua. È autore fra l'altro di: «Tre studi da concerto» per pianoforte (1943), «Tre liriche greche» (1944 - eseguite all'XI Festival veneziano), «Piccola sonata» 1945) per violino e pianoforte, «Concerto» per pianoforte e 5 flati (1945), «Concerto» per pianoforte e piccola orchestra (1945), «Concerto della demenza» (1946), dramma «Dioniso» (1946), «Divertimento» per orchestra (1948), opera grottesca «Il sistema della dolcezza» (1949-50, da un racconto di E. A. Poe), ciclo di liriche «Il giovane Werther» e varia musica di scena è per il teatro dei burattini.

Il dramma musicale Il sistema della dolcezza (con testo poetico dello stesso Tosatti) è andato in scena lo scorso ottobre [25 ottobre 1951 n.d.r.] al Teatro Donizetti di Bergamo, nel Festival autunnale dell'opera lirica, con un successo più che lusinghiero. Festosissime le accoglienze del pubblico, calorosi ed unanimi i giudizi della stampa da parte di critici delle tendenze più diverse.

Sulla partitura della Suite inclusa nel programma di oggi, astratta dall'opera, l'autore ha apposto la seguente presentazione:

«Il sistema della dolcezza», dramma paradossale il cui spunto ho tolto a un racconto di Edgar Poe, si svolge in un «fantastico castello» adibito a manicomio: un manicomio veramente d'eccezione; in quanto, essendovisi ammutinati i matti, e avendo questi imprigionali i legìttimi guardiani e usurpato il comando dell'istituto, regna ora nel castello una successione ininterrotta dì orgie e celebrazioni.

Un povero ingenuo di visitatore viene ricevuto da monsieur Maillard, il finto direttore del manicomio, e costretto ad assistere a ogni sorta di enormità. I matti poi, per evitare che fuori si sappia delle loro gesta, decidono di bruciare vivo il visitatore; e non giungono a soddisfare tale decisione, solo per il tempestivo sopraggiungere dei veri guardiani liberatisi, che riprendono il comando e ristabiliscono la calma, cioè «il sistema della dolcezza». Saranno ora i guardiani a bruciare il visitatore, per analoga ragione antiscandalistica.

Il primo dei brani di questa suite è una ouverture costruita su alcuni temi dell'opera. Nel «racconto di monsieur Maillard» il protagonista narra al visitatore la vicenda dell'ammutinamento, parlando cioè (in terza persona) delle gesta proprie e dei compagni di demenza. Il terzo pezzo è la barbarica cerimonia per ardere vivo il visitatore, iniziata dai pazzi e conclusa dai saggi guardiani.


Testo

RACCONTO DI MONSIEUR MAILLARD

Vuole proprio sapere
come si curano oggidì gli stolti?
Bene: m'ascolti.
Era il tempo del dolce sistema
che i matti giravano bel bello
pel parco, con null'altra cura
che di ricrearsi il cervello
fra gli usignoli e la frescura
col più mite diletto.
I guardiani vegliavano attorno
senza sospetto.
Ahi! Che un ingrato giorno
si svegliarono tutti legati,
impacchettati, in balia dei dementi
che usurparono pronti
l'ufficio di vigilanti.

...Il più gran matto capeggiava tutti;
e fu lui il direttore
del governo dei matti.
Modificò il sistema «di dolcezza»
e non ammise più visitatori
al suo folle maniero.
Però una volta un signor forestiero
(solo fra mille) fu bene accetto;
poi che aveva la faccia da imbecille
e non dava sospetto.
Tutti gli sghignazzavano sul naso...

Quanto tempo durò il governo pazzo?
Certo, un bel pezzo.
Uh mese senza meno ;
e dopo... Dio lo sa!
I matti in un baleno
saccheggiarono il castello:
le cucine, il guardaroba,
prosciugate le cantine...
Piglia, ingozza! Bevi giù!
Vesti, gioielli, soldi...
Se la godettero quei manigoldi,
gente del sud!
Quanto a quelli che furono i custodi,
vennero trattenuti come matti;
oh, non certo secondo i «dolci» modi!
Ma tutti intrappolati come ratti,
furono poi coperti di catrame
e cosparsi di penne;
e le Penne e il Catrame
innaffiati ogni giorno a tutti quanti:
opportune attenuanti
apportate al sistema che fu.
Che ne dice, Signore:
non è ben superiore tutto ciò
per efficacia ed essenzialità?


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 30 dicembre 1951

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Ultimo aggiornamento 8 dicembre 2021