Vieri Tosatti, nato a Roma trent'anni or sono, [Questo programma di sala è stato scritto nel 1951] ha già scritto un numero notevole di composizioni sinfoniche, teatrali, cameristiche: fatta la necessaria cernita, oggi desidera vengano ricordati i «Tre studi da concerto» per pianoforte (1943), le «Tre liriche greche» (1944 - eseguite all'XI Festival veneziano), la «Piccola sonata» (1945) per violino e pianoforte, il «Concerto» per pianoforte e 5 fiati (1945) il «Concerto» per pianoforte e piccola orchestra (1945), il «Concerto della demenza» (1946), il dramma «Dioniso» (1946), il «Divertimento» per orchestra (1948), l'opera grottesca «Il sistema della dolcezza» (1949-50, da un racconto di E. A. Poe), il ciclo di liriche «Il giovane Werther» e varia musica di scena e per il teatro dei burattini.
Le corde più sensibili del giovane musicista sono quella grottesca e quella lirica. Alla prima si deve il ricordato «Concerto della demenza», che sembra implicare anche una caustica polemica contro gli aspetti più caratteristici della musica d'oggi; in quello che hanno di più eccessivo e quindi di più attaccabile ironicamente: cacofonismo, formalismo astratto, preziosismo, timbrico, miniaturismo, ecc.: polemica che si attua per lo più caricando quegli eccessi e che arriva pertanto fino ai modi più scoperti della caricatura con rumor di ferraglie, urlanti recitativi sconnessi, squilli telefonici e scoppi di petardi, con l'evidente intento di parodiare la nuova moda delle squisitezze timbriche in una sorta di timbrismo alla rovescia, rumoristico e maccheronico. Ma dietro queste diavolerie si cela un'anima candida e quasi timida, ed ecco la corda lirica — come ad esempio nelle citate «Tre liriche greche» — effondersi in una fresca, spontanea, scorrevole musicalità che vince con le ragioni poetiche gli estri satirici.
Il dramma «Dioniso» non è mai stato rappresentato perchè l'autore desidera venga prima portata a conoscenza la sua opera grottesca «Il sistema della dolcezza» che, a suo giudizio, meglio risponde ad esigenze specificamente teatrali, soprattutto nel senso di una probabile evoluzione del teatro musicale.
In «Dioniso» vengono rappresentate le vicende più note del dio, quali il suo peregrinare incessante fra lo sdegno dei custodi del culto ufficiale, le sue nozze con Arianna; inoltre vi è inserito un incontro fra Teseo e Dioniso in cui si scontrano la vanagloria del primo e la «tragica serenità» del secondo. Nonostante i contrasti, riecheggiati soprattutto nella parte corale dei satiri e delle ninfe, «Dioniso» non è un'opera drammatica, ma si svolge in un clima, appunto, tragico-serena in cui lo spirito di ebrezza dionisiaca risolve ogni dualismo. Questa impostazione dell'opeia è riassunta nel primo brano oggi in programma, costituito quasi interamente dal preludio al terzo atto. Il secondo brano è ambientato nell'Isola di Nasso (secondo atto); delinea dapprima il luogo e la figura lirica di Arianna; conclude poi col mitico corteggio che celebra le nozze di lei col dio.
Nicola Costarelli