La Sonata a quattro in re maggiore ha uno stile galante, con un andamento compatto e omogeneo nei tempi veloci, mentre il Larghetto ha un carattere più intimo. Si noti che questo movimento è la trascrizione del movimento centrale (Grave) del Concerto per violino e archi in sol maggiore D 57 di Tartini. La rielaborazione di composizioni scritte per un altro organico in brani a quattro parti, già tipica delle accademie venete tardo settecentesche, è presente anche nella produzione di Tartini stesso con autoprestiti, come in questo caso. Le caratteristiche stilistiche, che collocherebbero il Concerto D 57 nel primo periodo compositivo di Tartini, farebbero propendere per una redazione posteriore della sonata rispetto al concerto.
Il tema, originariamente in 3/4 viene ripreso e snellito nella Sonata a quattro con una agogica più veloce in C, che trasforma l'originario andamento solenne a note puntate in un incedere più grazioso. Ma è la concezione della condotta delle parti che appare completamente diversa: nel Concerto l'andamento è omofonico anche nei Tutti, mentre nella Sonata il discorso si anima in un dialogo serrato fatto di brevi incisi di riposta di viola e violoncello al tema dei violini. Pochi tocchi, come le sincopazioni nel tema dei violini, bastano a rendere la scrittura meno compatta e più concertante tra le voci. Va osservato, inoltre, che il Larghetto rappresenta in pratica una versione con l'ornamentazione scritta per esteso rispetto al Grave del concerto, che si limita a presentare, secondo le parole di Tartini stesso, presenti nelle sue Regole per ben suonare il Violino, lo «scheletro» della melodia.
Margherita Canale