Sonata per due violini, viola e basso in re maggiore, GT 5.D01


Musica: Giuseppe Tartini (1692 - 1770)
  1. Allegro assai (re maggiore)
  2. Andante (si minore)
  3. Presto (re maggiore)
Organico: 2 violini, viola, basso continuo
Composizione: 1720 - 1770
Edizione: inedito
Guida all'ascolto (nota 1)

Giuseppe Tartini fu violinista virtuoso, compositore, teorico e didatta, ma anche punto di riferimento culturale del mondo musicale europeo settecentesco. Nel corpus delle sue composizioni la produzione di brani a quattro per archi (due violini, viola e violoncello) ci è giunta in numero esiguo rispetto ad altre forme e si colloca nella tarda fase compositiva, probabilmente attorno agli anni '60-'70 del Settecento. I modelli tartiniani ebbero però un ruolo di rilievo nello sviluppo del linguaggio per archi e del successivo quartetto classico, mentre non va sottovalutato il fatto che le abitudini esecutive, il tipo di destinazione e di fruizione di questi generi ebbe una significativa influenza sullo sviluppo stilistico e formale della scrittura quartettistica. Nella cerchia intorno a Tartini la pratica del suonare a quattro è largamente testimoniata nelle riunioni musicali di dilettanti, come la padovana "Accademia degli Imperterriti". Anche la diffusione dello stile e delle musiche del maestro in tutta Europa attraverso i suoi allievi, la cosiddetta "Scuola delle Nazioni" - come venne chiamato il numeroso gruppo di musicisti che studiarono con Tartini - non furono estranee alla definizione di un nuovo linguaggio musicale che si venne consolidando a partire dagli anni '60 del Settecento nella produzione di Haydn e successivamente di Mozart. Accanto alle sonate a quattro, il catalogo delle composizioni di Tartini presenta molte sonate a violino e basso, sonate solistiche, sonate a tre e più di cento concerti per violino e orchestra, oltre a qualche concerto per altri strumenti come violoncello e flauto e ad alcuni brani di musica sacra.

La ricca produzione di concerti per violino e orchestra di Giuseppe Tartini è stata variamente indagata, ma scarsamente collocata in un contesto esecutivo specifico, anche per la mancanza di fonti documentarie in merito. Si hanno alcune notizie sulla destinazione di questa produzione musicale per le celebrazioni liturgiche della Basilica del Santo a Padova, presso cui Tartini ricoprì il ruolo di "Primo violino e capo di concerti" dal 1721 al 1770. Altre testimonianze e alcuni documenti recentemente emersi fanno riferimento all'attività di Tartini a Venezia e in particolare ai suoi contatti con l'Ospedale della Pietà. Presso il Conservatorio di Venezia è stato attuato un importante lavoro di catalogazione e riordino di un fondo di manoscritti musicali, rimanenza di un più ampio archivio dell'Ospedale, tra cui sono conservati i "libri parte", fascicoli che riportano le musiche eseguite dalle cantanti e dalle strumentiste, utilizzati per le esecuzioni musicali. Alcune delle "figlie di coro", ospiti degli ospedali, allevate da queste istituzioni e, una volta adulte, impiegate al servizio della musica prodotta dalle stesse, furono molto note all'epoca come cantanti e strumentiste virtuose, e risultano essere state le dirette destinatarie di vari concerti di Tartini.

Le Sonate a quattro di Giuseppe Tartini vennero eseguite con organico orchestrale già nel '700, come è testimoniato dalle parti staccate di diverse fonti manoscritte, che presentano più copie per ciascuno strumento. La Sonata a quattro in re maggiore è l'unica sonata a quattro di Giuseppe Tartini giunta in una versione autografa e conservata tra le partiture dei concerti presso l'Archivio musicale della Cappella Antoniana di Padova. Abbina elementi di ricercato arcaismo (accordi finali con la quinta vuota, ritmi di emiolia ecc.) e di scrittura contrappuntistica, che comprende una vera e propria fuga nel terzo movimento, a un'avanzata concezione delle voci, paritarie e dialoganti. La partitura che ci è giunta, redatta chiaramente in veste di bella copia, può far pensare alla volontà di lasciare un modello esplicito, una esemplificazione del modo di intendere il suonare a quattro da parte di Tartini stesso. La stesura rivela un linguaggio curato e ricercato nella combinazione e nell'indipendenza delle voci, una scelta volutamente colta e impegnata nell'uso del contrappunto e nei riferimenti stilistici e formali ad uno stile "riservato".

Il primo movimento - Allegro assai - è bipartito, con la prima parte che si conclude tradizionalmente al quinto grado della tonalità di base. L'inizio della seconda sezione è modulante e procede con un ampio passaggio in re minore, che riprende gli elementi tematici della prima parte e conclude con un accordo vuoto, senza la terza. La costruzione della melodia è un mosaico di brevi incisi tematici che passano tra le voci e concorrono a dare compattezza alla texture del brano. Si tratta di cellule motiviche con elementi che ricorrono, vengono ripresi, elaborati, variati in una tecnica raffinata e vicina al contrappunto dotto, in particolare nella fuga del Presto finale che per il soggetto, basato su una melodia per quinte, viene definito "tema delle campane".

Margherita Canale


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 340 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 1 luglio 2022