Sonata per violino e basso in sol minore B g5 (GT 2.g05)

Trillo del diavolo

Musica: Giuseppe Tartini (1692 - 1770)
  1. Largo (sol minore)
  2. Allegro (sol minore)
  3. Andante (sol minore)
Organico: violino, basso continuo
Composizione: 1740 - 1749
Edizione: Decombe, Parigi, 1798
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Dopo la scuola bolognese grande importanza ebbe la scuola veneziana, al cui ambito può essere ricondotto l'istriano Giuseppe Tartini, che però fece un po' parte a sé, avendo studiato prevalentemente da autodidatta ed essendo vissuto a Padova, dove dal 1721 alla morte fu "primo violino e capo di concerto" dell'orchestra della Basilica del Santo. E per studiare con lui convergevano a Padova da tutta l'Europa i violinisti in erba, tanto che quella che si formò intorno a Tartini fu conosciuta come "scuola delle nazioni". All'insegnamento di Tartini - trasmesso da alcuni trattati - attinse abbondantemente anche Leopold Mozart, che a sua volta ne trasmise i precetti al figlio Wolfgang. Alla base della tecnica violinistica Tartini poneva l'assoluta padronanza dell'arco, al fine di far cantare lo strumento come una voce e di rendere espressiva al massimo la melodia; dava anche molta importanza agli abbellimenti, che non dovevano essere impiegati a caso ma dovevano contribuire a creare una particolare espressività.

La vasta produzione musicale di Tartini consiste in oltre centotrenta Concerti per violino e circa duecento Sonate per violino, con o senza basso continuo. La sua opera più famosa - rimasta nel repertorio dei violinisti anche quando di Tartini sopravviveva poco più del nome - è la Sonata il sol minore "Il trillo del diavolo", che deve il titolo a un sogno, secondo quanto il compositore raccontò all'astronomo e memorialista francese Jean Jacques de Lelande, che lo incontrò durante un suo viaggio in Italia. Una notte del 1713 Tartini avrebbe infatti sognato di aver fatto un patto col diavolo, che gli offriva d'esaudire ogni desiderio. Tartini volle sapere se sapeva suonare il violino e il diavolo soddisfece la sua curiosità eseguendo al violino una musica fantastica, come nessun orecchio umano aveva prima udito. Invaso da un ineffabile senso di bellezza, Tartini si svegliò e, afferrato il suo strumento, tentò di riprodurre la musica del sogno ma, nonostante i reiterati tentativi, il risultato fu talmente inferiore a quel che aveva udito in sogno da fargli affermare che avrebbe volentieri spezzato il violino e dato addio alla musica, se avesse potuto fare a meno di essa. Eppure Tartini stesso riconosceva che questa era la migliore delle sue Sonate.

"Il trillo del diavolo" è una Sonata per violino e basso continuo nei quattro tempi tipici della Sonata barocca, ma con alcune particolarità. Il primo movimento è un Larghetto espressivo, semplice ed "affettuoso", basato su un tema che ritornerà trasformato anche nei movimenti seguenti. Il secondo movimento (Allegro), più ampio e complesso, riserva al violino diversi passi virtuosistici e chiede allo strumento a tastiera non più la sola realizzazione del basso ma anche qualche spunto dialogico col solista.

Ancora più complessa è la strutturazione del terzo movimento - patetico e dolente, indicato nelle diverse edizioni come Andante in tempo ordinario o come Grave - e del quarto - un Allegro infuocato e incalzante - perché il tempo lento si fonde con l'Allegro, prima introducendolo e poi tornando due volte a interromperne lo svolgimento; concludono il movimento una cadenza ad libitum e quattro battute Adagio. Nell'Allegro tre lunghe serie di trilli (la prima dura ben diciotto battute) su note progressivamente più acute, mentre al grave prosegue la melodia hanno guadagnato alla Sonata il titolo di "Trillo del diavolo", datole dagli allievi di Tartini, mentre il compositore si riferiva ad essa come "Sonata del diavolo": quest'effetto è stato definito "una delle più geniali trovate del Settecento violinistico" (Capri).

Mauro Mariani

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Giuseppe Tartini, compositore istriano, benché legato innanzitutto alla città del Santo, era ben noto fuori Padova, come testimoniano il lungo soggiorno a Praga e le relazioni con la Corte di Dresda. Non sorprenderà dunque se uno dei suoi lavori più celebrati, la Sonata "Il trillo del diavolo", sia uscita a Parigi nelle estreme propaggini del Settecento, già accompagnata dal curioso, caratteristico aneddoto, alla cui origine vi sarebbe un sogno archetipico di Tartini, che, duecento anni prima deìl'Histoire du soldat stravinskiana, sosteneva d'aver visto «il diavolo ai piedi del suo letto eseguire il trillo scritto nell'ultimo tempo di questa sonata». La qualità straordinaria (sovrannaturale) dell'impressione lasciata sull'immaginazione è chiamata in causa per rendere conto d'una sonata, forse concepita originariamente senza accompagnamento nel gusto tartiniano, dalla qualità singolare dell'invenzione. Aperta con un Andante, vero e proprio studio di cantabilità violinistica, il cui melos barocco ha trovato l'accento d'una comunicazione che punta dritta al cuore, senza disdegnare il ricorso alla dissonanza in funzione patetica, prosegue con un ampio Allegro bipartito che abbandona ben presto il sipario istrionico dalla gestualità stentorea con cui si aprono entrambe le sezioni) per lanciarsi in un implacabile meccanismo motorio di quartine di semicrome. Il più originale è sicuramente il vasto terzo tempo, costruito sull'alternanza di due sezioni contrastanti, specchio dell'anima duplice e irrisolta della sonata, con un Andante di squisita cantabilità non più relegato al cantuccio meditativo del penultimo tempo della sonata, ma riproposto a tre riprese a contraddire l'Allegro, alla cui tensione espressiva concorre efficacemente il celebrato "trillo del diavolo".

Raffaele Mellace


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 11 febbraio 2011
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 263 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 11 luglio 2022