Il Concerto in sol maggiore, appartenente con ogni probabilità al periodo di mezzo della carriera di Tartini, presenta specialissimo interesse filologico in quanto offre, del «Largo andante» centrale, ben tre varianti con diminuzioni e abbellimenti relativi alla parte solistica. Le varianti sono contenute in un manoscritto patavino di sicura provenienza tartiniana, e costituiscono «documento preziosissimo per chi voglia tentare di ricostruire e riprodurre le esecuzioni dell'epoca nella lussureggiante varietà di fioriture che venivano concesse all'interprete». (C. Scimone).
Interesse documentario a parte, il Concerto in questione si distingue per una maggiore leggerezza di scrittura (nei «soli» l'accompagnamento è affidato ai violini, mentre viole e bassi tacciono; e lo stesso procedimento viene applicato anche per tutto l'arco del già menzionato «Largo andante») e per una più vigorosa plasticità tematica, rilevabile soprattutto nei primi due movimenti.
Giovanni Carli Ballola