Tartini viene considerato il più brillante e solido violinista-compositore del XVIII secolo. Ebbe una vita avventurosa e un temperamento eccentrico e irrequieto: coltivò con indomita passione il violino e la scherma e studiò con acuta originalità i problemi fisico-acustici inerenti alla musica: sua fu la scoperta del cosiddetto "terzo suono" o "suono differenziale", che consiste nella constatazione della risonanza sul violino di un terzo suono armonico, prodotto nella zona grave o in quella intermedia dalle vibrazioni di un bicordo realizzante un intervento consonante perfettamente intonato. Tale constatazione condusse il violinista alla conseguenza pratica di poter controllare, mediante il terzo suono, la purezza d'intonazione delle note consonanti ricavate dai bicordi. Secondo studiosi e osservatori d'arte del tempo, Tartini è stato un grande teorico e virtuoso del violino e una delle figure più interessanti e originali del periodo di transizione tra l'età barocca e quella classica. Fondò nel 1728 una celebre scuola di violino alla quale sarebbero accorsi allievi da tutto il mondo: tra essi, il livornese Pietro Nardini, il pesarese Pasquale Bini, il parigino Pierre La Houssaye, i tedeschi Graun e Naumann, il piacentino Domenico Ferrari e numerosi altri nomi che occuparono un posto importante nella storia violinistica europea. A detta di alcuni di questi allievi sembra che la tecnica senza confronti e la pienzza e la purezza del suono del violino di Tartini fossero tali da sbalordire il pubblico. E i preziosi insegnamenti teorici della sua arte si trovano raccolti nel "Trattato delle appoggiature sì ascendenti che discendenti per il violino, come pure il trillo, il tremolo, mordente e altro, con dichiarazioni delle cadenze naturali e composte", pubblicato postumo a Parigi nel 1771 nella traduzione francese di Paul Denis. Non meno significativa è l'opera creativa tartiniana, certamente maggiore quantitativamente di quella abitualmente conosciuta e apprezzata dai violinisti; infatti soltanto cinquanta Sonate a violino e basso e diciotto Concerti a violino principale e orchestra sono comunemente citati dai biografi, perché stampati in raccolte uscite ad Amsterdam, Londra e Parigi a partire dal 1734. Essi, nel quadro di un "corpus" che secondo il catalogo tematico di Minos Dounias comprende 125 concerti e secondo il catalogo di Paul Brainard 187 sonate per violino e basso o violino solo, senza contare diverse composizioni vocali e di intonazione religiosa, sono ancora una piccola parte dell'opera di questo violinista di così emergente personalità musicale.
Ciò che contraddistingue lo stile violinistico di Tartini, al di là della complèssa incastonatura di effetti polifonici e arpeggi, è soprattutto la forte ed energica espressione interiore, anche se non mancano momenti elegiaci e lirici, secondo il gusto sonatistico corelliano e vivaldiano. Un esempio della sigla espressiva tartiniana si può cogliere nei due Concerti per violino e archi, oggi in programma, quello in re maggiore e quello in re minore, di cui vengono riproposte le cadenze solistiche nell'edizione originale.
Il Concerto in re maggiore si impone all'ascolto per la spigliatezza e il vigore dei temi, specie nel primo e nell'ultimo tempo, e rivela l'istinto virtuosistico del maestro istriano, tendente a sovvertire con improvvise impennate l'equilibrio del discorso musicale. Il manoscritto originale del Concerto si trova nella Cappella musicale Antoniana di Padova e l'anno di composizione dovrebbe collocarsi tra il 1733 e il 1734.