Le Variazioni su un tema popolare polacco [Wariacje na polski temat ludowy] op. 10 vennero scritte da Karol Szymanowski negli anni 1900-1904, ovvero nel periodo di studi privati compiuto a Varsavia, per il contrappunto e la composizione, sotto la guida di Zygmunt Noskowski, autore rinomato ma di orientamento conservatore, a cui le Variazioni furono dedicate. Nella capitale Szymanowski si era trasferito nel 1901, dopo essere cresciuto nell'atmosfera artistica della casa del padre, un gentiluomo di campagna che amava gli autori classici e romantici. L'arrivo a Varsavia aveva significato per il diciannovenne Szymanowski il contatto con un clima culturale notevolmente fertile, nel quale un ruolo non secondario era rivestito dal movimento della "Giovane Polonia", un gruppo di letterati e poeti (Kazimierz Tetmajer, Jan Kasprowicz, Wacfaw Berent, Tadeusz Miciriski) volti a un estetismo radicale, influenzato dagli esiti russi e francesi del simbolismo, e non immemore dei tanti temi "messianici" della poesia polacca del secondo Ottocento.
Non stupisce dunque che un gruppo di giovani compositori, delusi dalle mancate aperture progressiste della neocostituita Orchestra Filarmonica di Varsavia, potesse fondare un parallelo movimento di "Giovane Polonia musicale", analogo a quello letterario. Szymanowski, accanto a Fitelberg, Rózycki e Szeluto, era fra i fondatori. Il gruppo in realtà ebbe breve durata, anche perché i suoi componenti avevano poco in comune, a parte l'ammirazione verso Richard Strauss; tuttavia la sua azione non fu priva di rilievo. Grazie al potente appoggio del principe Wladyslaw Lubomirski la "Giovane Polonia" potè organizzare alcune manifestazioni, culminate nel concerto del 6 febbraio 1906; per questa occasione Szymanowski scrisse la Ouverture da concerto op. 12, e nel corso della serata il pianista Henryk Neuhaus affrontò lo Studio op. 4 n. 3 e appunto le Variazioni su un tema polacco op. 10. Lungimirante il giudizio del rinomato critico Aleksander Polinski: "Non ho avuto il minimo dubbio di trovarmi di fronte a uno straordinario compositore, forse un genio".
Non a caso l'ascolto delle Variazioni aveva colpito il critico - che peraltro di lì a poco si sarebbe allontanato dal compositore. Si tratta infatti di uno spartito che mostra, nel giovane autore, una rielaborazione assai personale di molti modelli. Se, negli anni della maturità, Szymanowski troverà nell'influenza di Debussy, Ravel, del tardo Skrjabin le basi per io sviluppo di una immaginazione esotica, dove l'evocazione di società arcaiche si sposa a complesse speculazioni filosofiche, le Variazioni sono ancora lontane da questa prospettiva, e riflettono piuttosto molti retaggi del pianismo romantico, soprattutto stilemi di Chopin e Liszt, nonché del primo Skrjabin. Tutti i lavori degli anni di formazione di Szymanowski si muovono d'altronde in questo ambito, e non a caso all'epoca delle Variazioni op. 10 il catalogo dell'autore comprendeva soprattutto brani pianistici, i Preludi op. 1, un altro ciclo di Variazioni op. 3, quattro Studi op. 4 e una Sonata op. 8.
Le Variazioni op. 10 tuttavia, anticipano per altri versi futuri orientamenti dell'autore. Esse si basano su una melodia tratta dalla raccolta di temi popolari "Sulla musica di Podhale" [O muzyce podhalanskiej] curata da Jan Kleczyriski nel 1888; Podhale, "Vallata montana", è la regione meridionale della Polonia, ricca di una tradizione folklorica romanticizzata nella immaginazione patriottica polacca. La scelta di questa melodia ha dunque anche un significato patriottico. Negli anni seguenti Szymanowski si allontanerà dall'uso della musica popolare, per tornarvi solo negli anni Venti, quando, con l'indipendenza raggiunta dalla Polonia dopo la guerra mondiale, il problema di una cultura autenticamente polacca divenne pressante negli ambienti intellettuali. Il medesimo tema riapparirà allora nel balletto Harnasie, scritto fra il 1923 e il 1931. "Cerchiamo che la nostra musica sia 'nazionale' nelle sue caratteristiche polacche", scrisse il compositore, "ma non esiti a sforzarsi di conseguire l''universalità'. Sia nazionale, ma non provinciale".
Parole, queste, che si adattano singolarmente bene anche al giovanile ciclo di variazioni. Le diverse influenze sono qui assimilate non senza qualche diseguaglianza stilistica, ma con un chiaro progetto d'insieme che porta la melodia popolare, attraverso molti passaggi conflittuali, verso una conclusiva trionfale affermazione. Una breve introduzione (Andante doloroso rubato) prepara il campo con un rapsodico preludiare al tema vero e proprio (Andantino semplice): una melodia di sofferta cantabilità, sottolineata dalla sua apparizione nuda, senza accompagnamento, all'ottava, rivestita presto di screziature cromatiche. Le variazioni si succedono sfruttando vari stilemi pianistici (tema alla mano sinistra, con cascata di sestine alla destra; tema in accordi alla destra, con marcate ottave alla sinistra; tema trasformato in ottave alla destra; e via dicendo). Colpisce soprattutto la grande abilità negli effetti della scrittura, e il calcolo mirato con cui le diverse variazioni seguono la loro logica di contrasti. Nella successione delle diverse sezioni, spicca l'ottava variazione, Marcia funebre, dove il perfetto percorso di tensione-distensione, le sonorità di campane alla mano sinistra, e più in generale l'atmosfera di mistico fatalismo recano la traccia di una forte personalità. Per contro, se la nona variazione è una rapida introduzione alla decima e ultima, questo Finale (Allegro vivo, Trionfando), per quanto impreziosito al centro da un umoristico fugato, è forse la pagina più convenzionale, legata ancora a Liszt nella sua conclusione non scevra di retorica. Non a caso, in alcune sue passate esecuzioni Krystian Zimerman tagliò da questa decima variazione quasi cinquanta battute, per limarne qualche ridondanza, e rendere così ancor più accattivante il lavoro giovanile di Szymanowski.
Arrigo Quattrocchi