Autore complesso e ricercato, Karol Szymanowski fu avviato alla musica dal padre che gli insegnò i primi rudimenti di tecnica pianistica e armonia. Nel 1901 iniziò a frequentare il Conservatorio di Stato di Varsavia e una volta diplomato alternò l'insegnamento accademico nel Conservatorio (del quale fu anche direttore tra il 1926 e il 1930) ai viaggi e agli impegni di musicista. Nella Polonia di fine Ottocento le opportunità nel campo della musica erano piuttosto limitate e il compositore viaggiò per lunghi periodi in tutta Europa, Nordafrica, Medio Oriente e Stati Uniti entrando in contatto con le diverse realtà culturali e musicali e ricavandone materiale ritmico e melodico per le sue composizioni. Appassionato di letteratura, poesia e arti visive Szymanowski era un uomo colto e brillante e come musicista assorbì a fondo la lezione di compositori come Richard Strauss, Max Reger, Aleksander Skrjabin, Claude Debussy e Maurice Ravel. Trasse anche molta ispirazione dalle opere del connazionale Fryderyk Chopin e dalla musica popolare polacca.
La Sonata n. 1 op. 8 fu composta tra il 1903 e il 1904 e, pur trattandosi di una pagina giovanile, contiene in nuce tutti gli elementi che saranno tipici della scrittura di Szymanowski: l'uso di forme tradizionali ma dilatate a dismisura, una dinamica accesa e un uso sempre "estremo" dei mezzi utilizzati (che si tratti di orchestra o di singoli strumenti fa lo stesso).
È una composizione monumentale sia per la durata (circa 30 minuti) sia per i materiali impiegati (al suo interno troviamo idee melodiche per almeno 405 Sonate!), per non parlare delle difficoltà tecniche che deve affrontare l'esecutore. Nessun registro del pianoforte (grave, medio, acuto) viene trascurato e le mani corrono senza sosta da una parte all'altra della tastiera, come se il compositore cercasse di forzarne i limiti oggettivi. Suddivisa nei canonici quattro movimenti (Allegro moderato, Adagio molto tranquillo, Tempo di Minuetto, Finale. Introduzione. Adagio. Fuga) la Sonata n. 1 op. 8 è in realtà costituita da numerose sezioni interne che modificano, di fatto, la struttura classica dell'alternanza di tempi veloci e lenti. Dal punto di vista armonico Szymanowski sembra ancorato a due punti fermi (do minore e mi bemolle maggiore) ma anche qui tante e tali sono le modulazioni, gli accordi dissonanti, le sovrapposizioni tonali che si fa fatica a capire qual è, se c'è, un punto di partenza e uno d'arrivo. È probabile che il giovane compositore abbia voluto sintetizzare in questa sua Prima Sonata tutte le conoscenze e le suggestioni accumulate in pochi anni, realizzando un'opera dalle mille sfaccettature.
Il primo movimento inizia in Allegro moderato con un tema di tre note piuttosto drammatico che, nel volgere di poche battute, si trasforma in Agitato. Le note corrono a perdifiato fino al secondo tema (mi bemolle maggiore) dal profilo totalmente diverso (Meno mosso, amoroso). Lo strumento, che nelle battute iniziali sembrava indomabile, diventa docile e mansueto; nella sezione centrale (lo Sviluppo) sale nuovamente la tensione che culmina nella ripresa del tema iniziale. Il secondo movimento (Adagio, molto tranquillo e dolce) ha tutt'altro carattere anche se il compositore sembra a "disagio" con un andamento lento e, nella Ripresa, il primo tema porta la seguente indicazione: "quasi primo tempo ma poco meno tranquillo" come a voler ricordare che non ci si può troppo lasciare andare. Particolarmente interessante la parte finale nella quale si succedono accordi molto dissonanti; l'andamento lento amplifica questa strana successione armonica e in queste battute si intravede chiaramente la fine della tonalità tradizionale. Il terzo movimento (Minuetto, comodo) è un omaggio alla terra natale, la Polonia; il semplice tema ci rimanda alle danze popolari e molto evidente è l'influenza delle Mazurche di Chopin. Il quarto movimento rimanda al primo sia nella struttura sia nel disegno del tema: dopo alcune battute Adagio inizia infatti un Allegro energico che, richiamandosi all'antica tradizione della Fuga, è basato sullo stesso intervallo melodico che caratterizzava il tema iniziale della Sonata (citato per intero a circa metà del movimento). La trama musicale si fa sempre più fitta con accordi densi e ritmi complessi e alla fine il pianoforte sembra trasformarsi in un organo sia per la quantità di "voci" che si intrecciano sia per la varietà di timbri.
Fabrizio Scipioni