Quarta Sinfonia per pianoforte e orchestra (Sinfonia concertante), op. 60


Musica: Karol Szymanowski (1882 - 1937)
  1. Moderato
  2. Andante molto sostenuto
  3. Allegro non troppo, ma agitato ed ansioso
Organico: pianoforte solista, 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi (2 anche corno inglese), 2 clarinetti, 2 fagotti (2 anche controfagotto), 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, triangolo, tamburo, tam-tam, arpa, archi
Composizione: 1932
Prima esecuzione: Poznań, Teatr Wielki , 9 ottobre 1932
Edizione: Max Eschig, Parigi, 1933
Dedica: Artur Rubinstein
Guida all'ascolto (nota 1)

Karol Szymanowski aveva già composto tutti i suoi lavori più importanti quando pose mano, nel 1931, alla Sinfonia concertante per pianoforte e orchestra, un lavoro che egli concepì in funzione di se stesso come pianista {ed infatti con l'autore al pianoforte ebbe luogo la prima esecuzione, a Poznan, il 9 ottobre 1932, ed ebbero luogo anche le successive esecuzioni, in Polonia e fuori, finché le disastrose condizioni di salute non lo costrinsero a sospendere ogni attività).

Limitandosi alle opere che richiedono l'intervento dell'orchestra, Szymanowski aveva già scotto le tre Sinfonie op. 15 (1907), op. 19 (1909) e op. 27 (1915-16), il primo Concerto per violino e orchestra (op. 35, 1917), l'opera Re Ruggero (op. 46, 1920-1924) e il balletto Harnasie (op. 51, 1926), lo Stabat Mater op. 53 (1929). Successivo alla Sinfonia concertante è soltanto il secondo Concerto per violino e orchestra (op. 61, 1932-33). E sono queste, praticamente, le due ultime composizioni di Karol Szymanowski.

Tuttavia, mentre il secondo Concerto per violino e orchestra mantiene i tradizionali rapporti tra il solista e la massa strumentale, la Sinfonia concertante ha una fisionomia tutta particolare, tanto che essa è di preferenza indicata come la «quarta» Sinfonia del musicista polacco. Szymanowski tenta in questo lavoro una sorta di sintesi tra il concerto e la sinfonia tradizionali. Così il pianoforte non è il solo strumento ad isolarsi in funzione concertante: una non minore importanza hanno, ad esempio, nel secondo movimento, il flauto e il violoncello solisti. Il materiale tematico, la posizione, la qualità stessa della parte pianistica risultano strettamente connesse a quella orchestrale, ne sono addirittura una componente. La divisione apparentemente tradizionale in tre movimenti con il tempo lento al centro finisce per avere una funzione più poematiea che strutturale. All'interno dei singoli movimenti sono individuabili episodi che si pongono come veri e propri «momenti», sì che la struttura appare essenzialmente rapsodica, fondata più sulla giustapposizione che sullo sviluppo.

Jachimecki ha osservato che lo spirito del primo movimento è «del tutto sereno, addirittura gaio». Il movimento è basato su due idee principali, la prima esposta dal pianoforte, la seconda dal flauto, entrambe riprese e sviluppate dall'orchestra. Jachimecki definisce il secondo movimento «un'ampia melodia per flauto solo — poi per violoncello solo — con accompagnamento di pianoforte». Al centro del movimento è un episodio più agitato, indi viene la ripresa della melodia principale. Un richiamo dal primo movimento costituisce transizione al terzo, che è nel ritmo di una danza polacca della stessa famiglia della mazurka, ma più veloce: l'oberek. E' una delle manifestazioni più brillanti e vitali dell'influenza che la musica popolare nazionale esercitò sull'ultimo periodo creativo di Szymanowski. Gli elementi costitutivi della danza popolare sono mantenuti intatti in tutta la loro originalità, ma immersi contemporaneamente in un'ambientazione armonica di notevole suggestione coloristica, mentre l'accento è posto sulle caratteristiche modali della lingua e sull'irregolarità della dinamica e del ritmo. Jachimecki vi trova «le caratteristiche di una danza estremamente vivace, a volte quasi orgiastica». Un intermèzzo in tempo andantino è come un richiamo di lontano all'atmosfera del secondo movimento. Una coda chiude il lavoro con la brillante, lucente vivacità di uno scatenato impulso ritmico che un critico americano ha definito una «salutare liberazione di energia».

Carlo Marinelli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 25 febbraio 1970


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 15 maggio 2019