La Terza sinfonia consta di tre tempi, collegati l'uno all'altro. Essa è ispirata ai Canti della notte del poeta persiano Merlana Djelaleddin Rumi.
La prima parte vuole essere una invocazione alla notte nella quale - canta il poeta - agli spiriti anelanti e tormentati che vegliano si discopre la verità profonda delle cose e si rivela la dolcezza arcana dell'infinito.
Un tema fondamentale è presentato dai violini in pianissimo e passando attraverso vari episodi arriva ad una affermazione di grande forza nell'unisono dei corni sullo sfondo degli archi e dei legni.
Il secondo episodio, d'un movimento vivo in 3/8, è una specie di scherzo-danza, d'una fisonomia orientale; e vuole evocare musicalmente i rumori della terra. A poco a poco ritorna la pace profonda; e si arriva così all'ultima parte della sinfonia ove una voce umana canta l'estasi della mistica contemplazione:
" Tutto è calmo, tutto è silente, tutto dorme; sono io solo sveglio col Signore. Sorge la felicità? La verità stende le sue ali luminose nella notte. Guarda su nel cielo stellato: il Leone. Orione, Andromeda s'accendono di un rosso chiarore; Saturno sembra presagire qualche disgrazia; ma Venere brilla silenziosa come avvolta in un velo dorato ... La mia bocca è chiusa, ma tuttavia io parlo col Signore".