Personalità di forte ingegno e di larga apertura culturale, Szymanowski occupa una posizione importante nella vita musicale del suo paese, per aver promosso una moderna scuola compositiva (nel 1905 fondò con altri colleghi, come Ludomir Rózycki e il direttore d'orchestra Grzegorz, l'Associazione detta della Giovane Polonia), rompendo i vincoli di una stanca tradizione nazionalistica e partecipando da principio al movimento tardo-romantico dell'Europa centrale e in un secondo tempo alle esperienze dell'impressionismo francese e dell'espressionismo viennese. Alla luce della critica più aggiornata la produzione di questo musicista si può distinguere in due periodi stilisticamente diversi, ma non contrapposti fra di loro. Nel primo il maestro studia e assimila la lezione della musica tedesca compresa tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, impadronendosi di una tecnica molto smaliziata sia sotto l'aspetto formale che linguistico. I titoli maggiori delle opere di questo periodo sono la Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore, composta nel 1909, i tre poemi Mythes per violino e pianoforte (1915), la Sinfonia n. 3 con voce di tenore e coro (Canto della notte), che è del 1916, e i due drammi musicali Hagith (1913-'22) e Re Ruggero (1926), tre atti ambientati nella Sicilia del XII secolo, al tempo di Ruggero II, un re combattuto tra crisi religiose e passioni mondane in mezzo al fasto bizantineggiante della corte normanna.
L'altro periodo è contraddistinto da composizioni armonicamente più complesse ed elaborate, come lo Stabat Mater per soli, coro misto e orchestra op. 53 (1929), la Symphonie concertante per pianoforte e orchestra (1932), il Secondo Concerto per violino e orchestra (1933), oltre a varie Mazurke per pianoforte. Qui Szymanowski si rivela musicista pensieroso e chiuso nel suo soggettivismo espressivo anelante alle vistose costruzioni sonore d'impianto politonale, da cui emerge a volte una linea melodica di fervore romantico. La punta più avanzata di modernismo il compositore la raggiunse nella terza e ultima Sonata per pianoforte, carica di tensione drammatica e di cromatismo alla Skriabin; dopo di che la sua arte subì un processo di semplificazione in virtù della riscoperta dei canti popolari e montanari della zona di Zakopane, tra i monti del Tatra, dove l'artista soggiornò più volte per curarsi la tubercolosi ossea.
La Sinfonia n. 2 (ha una durata di 35 minuti) fu scritta da Szymanowski tra il 1909 e il 1910 e riflette il clima musicale e stilistico di quel periodo, improntato ad un gusto per le sonorità dense e corpose e ad una notevole varietà di strumentazione, di chiara derivazione straussiana, o comunque mitteleuropea. L'Allegro moderato del primo tempo si apre con un tema dolce dei violini, che si estende man mano a tutte le sezioni orchestrali, in un gioco di vivace mobilità ritmica e melodica. La tensione aumenta in un crescendo appassionato, prima che il movimento si concluda in modo tranquillo. Di tono contemplativo e cantabile è il Lento successivo, mentre particolarmente brillante si presenta il discorso strumentale, specie tra fiati e archi, nello Scherzando, dominato da rallentati e crescendi di gradevole effetto. Non mancano una graziosa gavotta e un espressivo andantino in tempo di minuetto prima che esploda il finale tra ritmi brillanti e allegri, sfocianti in una fuga vigorosa e marcata in un clima di festosa gioiosità.