Uwertura koncertowa (Ouverture da concerto) in mi maggiore, op. 12


Musica: Karol Szymanowski (1882 - 1937) Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 3 oboi (3 anche corno inglese), clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 6 corni, 3 trombe, 3 tromboni, bassotuba, timpani, triangolo, piatti, grancassa, arpa, archi
Composizione: 1904 - 1905 (revisione 1910 - 1913)
Prima esecuzione: Varsavia, Teatro Grande, 6 febbraio 1906
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1937
Guida all'ascolto (nota 1)

Personalità di forte ingegno e di larga apertura culturale, Szymanowski occupa una posizione importante nella vita musicale del suo paese, per aver promosso una moderna scuola compositiva (nel 1905 fondò con altri colleghi, come Ludomir Rózycki e il direttore d'orchestra Grzegorz, l'Associazione detta della Giovane Polonia), rompendo i vincoli di una stanca tradizione nazionalistica e partecipando da principio al movimento tardo-romantico dell'Europa centrale e in un secondo tempo alle esperienze dell'impressionismo francese e dell'espressionismo viennese. Alla luce della critica più aggiornata la produzione di questo musicista si può distinguere in due periodi stilisticamente diversi, ma non contrapposti fra di loro. Nel primo il maestro studia e assimila la lezione della musica tedesca compresa tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, impadronendosi di una tecnica molto smaliziata sia sotto l'aspetto formale che linguistico. I titoli maggiori delle opere di questo periodo sono la Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore, composta nel 1909, i tre poemi Mythes per violino e pianoforte (1915), la Sinfonia n. 3 con voce di tenore e coro (Canto della notte), che è del 1916, e i due drammi musicali Hagith (1913-'22) e Re Ruggero (1926), tre atti ambientati nella Sicilia del XII secolo al tempo di Ruggero II, un re combattuto tra crisi religiose e passioni mondane in mezzo al fasto bizantineggiante della corte normanna.

L'altro periodo è contraddistinto da composizioni armonicamente più complesse ed elaborate, come lo Stabat Mater per soli, coro misto e orchestra, op. 53 (1929), la Symphonie concertante per pianoforte e orchestra (1932), il Secondo Concerto per violino e orchestra (1933), oltre a varie Mazurke per pianoforte. Qui Szymanowski si rivela musicista pensieroso e chiuso nel suo soggettivismo espressivo anelante alle vistose costruzioni sonore d'impianto politonale, da cui emerge a volte una linea melodica di fervore romantico. La punta più avanzata di modernismo il compositore la raggiunse nella terza e ultima Sonata per pianoforte, carica di tensione drammatica e di cromatismo alla Skrjabin; dopo di che la sua arte subì un processo di semplificazione in virtù della riscoperta dei canti popolari e montanari della zona di Zakopane, tra i monti del Tatra, dove l'artista soggiornò più volte per curarsi la tubercolosi ossea.

Konzert-Ouverture, composta nel 1905 e la cui durata è di 16 minuti, è scritta per il seguente organico strumentale: tre flauti, tre oboi (il terzo anche corno inglese), due clarinetti in la, clarinetto in mi bemolle, clarinetto basso in la, due fagotti, controfagotto, sei corni in mi, tre trombe in do, tre tromboni, tuba, timpani, batteria, arpa e quintetto d'archi. Il pezzo ha una struttura tripartita (esposizione-sviluppo-ripresa più coda) in cui la parte centrale è molto ampia e articolata. L'inizio è affidato ai sei corni, che sulla strappata di tutta l'orchestra sopra un luminoso accordo di mi maggiore, intonano all'unisono un inciso ben marcato e ritmicamente energico, di tono straussiano sia per l'accentuato cromatismo che per la ricchezza dell'orchestrazione. Il tema iniziale si scioglie nel fraseggio dei primi violini, con l'intervento dei flauti e dei clarinetti e poi di tutta l'orchestra. La frase assume una linea di progressioni melodiche di evidente carattere cromatico. Di sicuro effetto è la ripresa, da parte dei violoncelli e dei contrabbassi raddoppiati dai quattro corni, del tema d'attacco esposto dall'intero gruppo dei corni. Dopo un breve rallentando si profila un nuovo tema (Poco meno), la cui sortita melodica punta sui clarinetti, sui flauti e i corni; nell'orchestra affiorano continuamente gli incisi tematici già ascoltati, immersi in una magma sonoro dal quale emerge il tema iniziale dei corni, sorretto dall'intervento querulo delle trombe. Nello sviluppo si assiste ad una elaborata trasformazione melodica e orchestrale dei temi precedenti. Molto fitto il fraseggio melodico e ad un certo punto la tensione si allenta sopra l'accordo di settima dominante intonato dai violini e dalle viole divisi. Sull'ultimo accordo in pianissimo gli archi annunciano il nuovo tema (Andante, dolce amoroso) esposto dal primo clarinetto e ripreso dai primi violini. I corni ripropongono il tema iniziale, accompagnati dagli strumentini, sostenuti dall'intera massa orchestrale. Le sonorità si irrobustiscono, ma poi su un accordo di settima diminuita il discorso sfocia in un Adagio mesto, caratterizzato da una lunga frase espressiva del corno inglese, poggiata sulle armonie dei corni e ripresa dal clarinetto basso e dal primo clarinetto in la. Sulla spinta dei violini si giunge ad un crescendo incalzante (ancora il tema d'inizio dei corni con il raddoppio dei tromboni e della tuba) che si risolve nel Vivace, dove l'orchestra assume un piglio virtuosistico, esaltato dalle brillanti sonorità della percussione. Su un pedale di dominante si ritorna al tema dei corni; nella ripresa, prima della esplosione finale, va evidenziato l'intervento dolcemente penetrante della viola sola, su accompagnamento dell'arpa, che riprende il tema già utilizzato dal clarinetto nella sezione centrale dello sviluppo della Ouverture da concerto.

Ennio Melchiorre


(1)  Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 febbraio 1988


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Ultimo aggiornamento 26 marzo 2019