Concerto n. 1 per violino e orchestra, op. 35


Musica: Karol Szymanowski (1882 - 1937) Organico: violino solista, ottavino, 3 flauti, 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto piccolo, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, piatti, grancassa, tamburo rullante, tamburo basco, glockenspiel, celesta, pianoforte, 2 arpe, archi
Composizione: 1916
Prima esecuzione: Varsavia, Sala della Filarmonica, 1 novembre 1922
Edizione: Universal, Vienna, 1923
Dedica: Pawel Kochański
Guida all'ascolto (nota 1)

karol Szymanowski compose il suo primo Concerto per violino e orchestra op. 35, nel 1916 e '17, quando aveva trentacinque anni. In quello stesso periodo creò alcune delle sue opere durature, il secondo ciclo dei Canti di Hafiz per voce e orchestra op. 26, la suggestiva Terza Sinfonia (Il canto della notte) per voce, coro (su versi del grande poeta sufi Jebal ai-Din Rumi) e orchestra op. 27, i tre Miti (Aretusa, Narciso, Driadi e Pan) per violino e pianoforte op. 30, nel 1918 gli splendidi Canti del muezin appassionato per voce e orchestra. Vedremo fra poco che la mutata disposizione esistenziale e poetica dell'artista fu una delle ragioni della ricchezza creativa nel giro di quei pochi anni. Vennero in seguito, tra i suoi lavori eccellenti, l'opera in tre alti Re Ruggero op. 46, tra il 1918 e il '24; nel 1929, dopo che il suo stile si era orientato verso un linguaggio meno emotivo, lo Stabat Mater op. 53; nel 1932-34 la Quarta Sinfonia (Sinfonia concertante) con pianoforte op. 60. Se si dovessero additare le musiche nelle quali si esprimono con originalità e decisione la poetica ideale e il linguaggio personale di Szymanowski, dunque le pagine che ancora oggi è bene - e direi meglio, che è un piacere - conoscere (specialmente in Italia, paese di tutti il più amato dall'artista senza che l'Italia l'abbia mai ricambialo, ne Ieri né oggi), nell'elenco non mancherebbero il Concerto op 35, che ascoltiamo oggi, la Terza e la Quarta Sinfonia, i Canti del muezzin e i tre Miti (questi anche per il motivo che sono le musiche di Szymanowski più frequentemente eseguite). Ma non dovrebbero mancare neanche i due Quartetti per archi op. 37 e op. 56, due lavori di autentica ispirazione (addirittura non inferiori per qualità a Janàcek) che rappresentano con forza due disposizioni diverse del linguaggio di Szymanowski, quella sensuale e impressionista della prima maturità (1917, l'anno appunto del Concerto per violino), e quella asciutta, disillusa e tragica degli ultimi anni. Perciò, chi non ha ancora familiare l'arte di Szymanowski, sentirà, con ammirata sorpresa, nelle sue musiche migliori una voce non indecisa né generica, bensì fervida e talora dolorosamente impetuosa dell'estetismo europeo. Certo, almeno nella giovinezza egli seguì le vicende della modernità musicale da una posizione non centrale, ma con l'intelligenza, la cultura e con la profonda sensibilità, unite tutte a una non comune attitudine all'ammirazione e all'entusiasmo, egli dalla 'periferia' si avvicinò molto presto al centro della nuova arte europea.

Karol Szymanowski era nato nel 1882 (lo stesso anno di Stravinskij, che aveva qualche mese di più) a Timosovka (Ucraina) in un'agiata famiglia polacca che aveva lì una vasta proprietà terriera. Egli ebbe fin dalla prima infanzia una buona educazione musicale insieme ai quattro fratelli (in famiglia erano tutti musicisti dilettanti, il padre, gli zii, i cugini). Dal 1901 Szymanowski si stabilì a Varsavia, concluse gli studi al Conservatorio, strinse amicizia con giovani artisti coetanei (tra gli altri Arthur Rubinstein e il violinista Pawel Kochanski, che restò suo collaboratore musicale fino alla fine della vita). Sebbene sin dalla fanciullezza egli fosse di carattere schivo e malinconico, in quei primi anni a Varsavia si impegnò operosamente nella vita culturale, tentando con gli amici di sollecitarne il rinnovamento. Egli aveva già avuto la prima passione wagneriana, allora fu il momento dell'ammirazione per Richard Strauss, Skrjabin, Max Reger. Colto e poliglotta come era, già poco oltre i venti anni cominciò a viaggiare, prima nei paesi di lingua tedesca e poi, dal 1908, in Italia. Quando la sua musica da camera (molte composizioni per pianoforte e una bella Sonata in re minore op. 9) cominciò a circolare nei concerti e anche in privato, e dopo che nel 1911 la Seconda Sinfonia op. 19 (fino a quel momento la composizione di responsabilità maggiore) fu applaudita a Berlino, egli si trasferì a Vienna con un contratto della Universal Edition. Era ormai quasi un artista 'arrivato'.

E in quel periodo della vita musicale europea mirabilmente ricco e agitato egli trovò il suo ideale di poesia in musica, il suo mondo fantastico e lo stile adeguato. Le tendenze spiritualistiche e simboliste dell'epoca e, certo, anche la musica dell'impiessionisino francese (e l'incontro a Vienna nel 1913 con i balletti di Diaghilcv) lo guidarono verso una drastica riduzione dei mezzi sinfonici. In Italia, dove egli discese ogni anno, specialmente in Sicilia e nell'Africa tunisina, il malinconico nordico si creò la sua immagine di libertà vitale, evocando in se il fantasma dell'erotismo mediterraneo e pagano. Ma nella sua musica di quel periodo non c'è nulla di superficiale e fatuo, c'è forse qualche esaltazione eccessiva, accesa da troppo intense emozioni e dall'abbandono alla poetica del sogno e al misticismo della notte. Il suo linguaggio si fece ardente, visionario, rapsodico, liberandosi quasi del tutto dalle costrizioni formali e tecniche. Per la Terza (1914-16) e la Quarta Sinfonia, per il Concerto per violino (1917) le denominazioni 'Sinfonia' e 'Concerto' sono generiche, essendo i tre grandi lavori tre veri poemi sinfonici e 'letterari', liberamente svolti e affrancati dalle divisioni architettoniche della musica assoluta.

Il Primo Concerto per violino op. 35 è, quindi, steso in un unico movimento continuo, in cui si possono distinguere all'ascolto quattro sezioni interne, o meglio due disposizioni creative che si ripetono, o forse è meglio pensare a due immagini dell'animo che si alternano in efficace contrapposizione sonora. In una, quella con cui il Concerto s'inizia, ci appare una magica visione di luci, scintille, riverberi, come fosse il trascorrere di astri e comete in una notte serena. Su un tremolio soffice e oscuro degli archi e su flessuosi accordi di arpa lo spazio sonoro a mano a mano si riempie di fulminei guizzi, faville, aliti stridenti che passano in tutti i legni nel registro acuto e nei violini primi. Possiamo pensare che questa sorprendente invenzione espressiva, ma rapida come un sogno, sia l'Allegro di un 'Primo movimento'. Al quale segue la comparsa del violino solista con una frase lirica e passionale, anche questa cantata nel settore acutissimo, come se l'anima del poeta rispondesse in estasi a tanto splendore cosmico. Altri temi (uno tra gli altri semplice e patetico, un disegno discendente come un sospiro di rassegnazione felice) si alterneranno secondo questa dinamica di contemplazione del mondo e ripiegamento del pensiero, tutto a una temperatura espressiva di ardente patetismo. Inatteso è il Finale. Dopo che il violino solista ha cantato per l'ultima volta la frase della 'rassegnazione felice', a mano a mano sospiri, luci, echi si disperdono. Nel violino solista resta un trillo e una spettrale scaletta ascendente. Nello spazio restano il silenzio e il vuoto - il vuoto che resta in noi quando si dilegua un'illusione felice. Il Concerto è dedicato al fedele amico, il violinista Pawel Kochanski, che vi ha aggiunto di suo pugno la cadenza virtuosistica.

La rivoluzione russa privò gli Szymanowski di ogni agiatezza e la bella proprietà di Timosovka andò perduta. Il musicista, sebbene fosse ormai molto noto e stimato, con la sua musica non guadagnava abbastanza e dovette impegnarsi in giri di concerti nel mondo (anche negli Stati Uniti). Il che lo affaticò molto, ma ancora di più lo esaurì il progetto di riforma degli Istituti di Musica polacchi al quale si dedicò con generoso entusiasmo e dal cui fallimento egli fu affranto. Negli ultimi dieci anni della sua vita creò molta musica e alcuni capolavori, che ho già ricordalo: il Re Ruggiero (eseguito nel 1926, in Italia questo splendido campione di estetismo operistico l'ha conosciuto solo Palermo), il Secondo Quartetto (1927), lo Stabat Mater (eseguito nel 1929), i Canti del muezzin appassionato (1934).

La mancanza di mezzi non permise a Szymanowski di curare in tempo e in un luogo benefico una grave forma di tubercolosi. Quando, alla fine del 1936, potè trasferirsi sulla riviera francese, era tardi. Trasferito in fretta in un sanatorio specializzalo di Losanna, vi morì il 29 marzo 1937. Il primo a portare i fiori sulla bara fu Ignacy Paderewski. Oggi l'artista è sepolto nella cripta "degli Eroi" nella chiesa di San Paolo a Cracovia.

Franco Serpa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 18 marzo 2006


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Ultimo aggiornamento 17 maggio 2019