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Aus Italien (Dall'Italia)
fantasia sinfonica in sol maggiore, op. 16

Musica: Richard Strauss
  1. Nella campagna romana - Andante (sol maggiore)
  2. Tra le rovine di Roma: quadri fantastici, di uno splendore scomparso; sentimenti tristi e dolorosi nel paesaggio assolato - Allegro molto e con brio (do maggiore)
  3. Sulla spiaggia di Sorrento - Andantino (la maggiore)
  4. Vita popolare a Napoli - Allegro molto (sol maggiore)
Organico: ottavino, 3 flauti, 3 oboi, corno inglese (anche quarto oboe), clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 8 corni, 5 trombe, 3 tromboni, tuba tenore, tuba bassa, timpani, grancassa, piatti, tamburo piccolo, cassa rullante, tamtam, triangolo, 2 arpe, archi
Composizione: Berlino-Charlottenburg 1 Dicembre 1898
Prima esecuzione: Francoforte, Saalbau, 3 Marzo 1899
Edizione: F. Leuckart, Lipsia, 1899
Dedica: Willem Mengelberg ed i Concertgebouw-Orchester di Amsterdam

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Con la fantasia sinfonica Dall'Italia lo Strauss ventiduenne esordisce sul terreno della musica a programma e si collega alla tradizione berlioziana-lisztiana, dopo aver scritto una copiosa serie di composizioni da camera che pur rispettose delle forme tradizionali consentono al giovane d'indirizzare le proprie energie verso un più libero orizzonte sinfonico.

Aus Italien è preceduta da una Sinfonia in fa minore costruita brillantemente ma ancora impersonale, e dalla più nota Burlesca per pianoforte e orchestra, dove fra marcati attegggiamenti brahmsiani vengono in luce il gusto parodistico e il crudo umore straussiani. Osserveremo ora che nella sinfonia programmatica, frutto del suo primo viaggio in Italia, il musicista porta nella musica qualche vibrazione della Sehnsucht, della nostalgia romantica tedesca, ma concede anche largo spazio a una vena meno interessante di natura illustrativa. Tuttavia con quest'opera coloritissima, cosparsa di preziosi particolari, Strauss si apre la via verso il poema sinfonico, di cui il Don Giovanni costituirà qualche anno più tardi la prima testimonianza pregnante.

L'intenzione poetica da cui il primo movimento prende il titolo «La campagna romana» induce il compositore ad aprire la sinfonia con il tempo lento. L'esordio con il prolungarsi di armonie vuote, l'ambiguo ripetersi di un accordo ora al maggiore, ora al minore, possono suggerire l'impressione di un paesaggio desolato, su cui grava la memoria dei secoli. A sua volta la colorazione luminosa con cui prima della chiusa si affaccia un nuovo motivo, può, premessa una certa dose di buona volontà da parte dell'uditore, essere associata alla visione della cupola di S. Pietro raggiante nel sole meridiano, come assicura qualche commentatore del passato. Più difficile invece, anche per chi è dotato di facoltà associative, riuscirebbe trovare un addentellato col programma nei vasti sviluppi tematici, i quali non solo hanno un valore autosufficiente, ma mettono in vista uno Strauss interessato unicamente al fatto musicale. Considerato sul terreno della pura realtà musicale, il brano risulta costruito con numerosi temi e frammenti tematici in gran parte fra loro legati e nei momenti di ascesa polifonicamente sovrapposti. Tale procedimento si manifesta ancora più evidente nel secondo movimento, «Tra le rovine di Roma», il tempo più esteso, nel quale ogni presupposto illustrativo viene a cadere. Il terzo movimento «Sulla riviera di Sorrento» è il brano più poetico nella sua intonazione prevalentemente atmosferica. Dal motivo ispiratore del mare si genera ora una musica fluida, dai contorni quasi inafferabili, melodicamente e ritmicamente ondulata, respirante in una coloritissima atmosfera strumentale. Per un verso Strauss anticipa qui il lieve discorso arabescato proprio di certi momenti di Salomé, e per un altro verso egli sembra orientato verso una sorta d'impressionismo. Senonché più avanti la invenzione prende un lineamento deciso, e si concreta con un'accesa melodia. Seguono altre pagine felici, fra cui un episodio di Stimmung: una melodia dell'oboe sorge da un ritmo di siciliana fra avvolgenti figurazioni, come una barca in mezzo alle onde. La parte conclusiva riporta elementi dell'esordio, oltre ad altri motivi già svolti. Nel finale «Vita popolare napoletana» l'elemento programmatico è facilmente intelligibile per la presenza di un ritmo di tarantella e per l'introduzione della canzonetta « Funicolì funicolà» intorno alla quale Strauss fa turbinare altri motivi dal ritmo scattante, intesi ad accrescere la brillantezza di un finale di sinfonia. Vi ritroviamo anche un motivo piano appartenuto al primo tempo. Programma anche questa inserzione, o non piuttosto un ritorno richiesto da esigenze musicali, una sosta melodiosa fra un così insistente impazzare del ritmo?

Vito Levi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Questa "fantasia sinfonica" (significativo il richiamo alla Sinfonia fantastica di Berlioz) composta nel 1886, segna il passaggio del giovane Strauss dalle forme classiche alle ambizioni descrittive della musica "a programma". Se qui non si ha ancora l'abbandono delle strutture tradizionali, si avverte però il dichiarato intento di riferirne lo svolgimento a precisi temi extramusicali, legati alle impressioni di un recente soggiorno italiano o comunque a quell'immagine pittoresca di un'Italia mediterranea (ma anche suggestiva per rovine e paesaggi agresti) già cara al romanticismo e illustrata in musica da Berlioz e Mendelssohn. Al di là delle pitture sonore chiaramente, espresse dai titoli, Aus Italien si afferma come pagina notevolissima, oltre che di gande importanza nella storia del sinfonismo di Strauss, per la qualità del tessuto orchestrale, già ricco di colori e capace di autentico virtuosismo, nonché per il personalissimo linguaggio che viene ad animare, armonicamente e ritmicamente, una maniera ormai solo in parte riconducibile allo stile di Brahms o agli altri influssi della giovinezza del compositore."Pur rimanendo in molte cose ancora estraneo alla sicurezza e alla originalità formale e di linguaggio che di qui a poco espoderanno nel Don Juan e negli altri grandi poemi sinfonici, Aus Italien segna una prima importante affermazione della personalità di Strauss. È quasi l'atto di nascita della sua vicenda più autentica, benché qui la fantasia trovi ancora sbocchi un po' ingenui, cedendo a qualche tentazione folcloristica, come l'impiego nell'ultimo tempo, dell'allora recente ma già celeberrimo Funiculì-Funiculà simbolo immediato di latina gaiezza.

La fantasia Aus Italien fu eseguita per la prima volta a Monaco il 2 marzo 1887 sotto la direzione dell'autore.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

"Un'opera di cui personalmente sono molto fiero. È un lavoro piuttosto nuovo e rivoluzionario, e l'ultimo tempo, Neapolitanisches Volksleben, ha suscitato nelle vecchie (e anche nelle giovani) parrucche una forte opposizione, o quanto meno scrollate di testa": così scrive Strauss, nel marzo 1887, a proposito della Fantasia sinfonica "Aus Italien", primo grande lavoro orchestrale dopo le due sinfonie della gioventù (scritte la prima a 16, l'altra a 20 anni). Ispirata dal "canonico" Grand Tour in Italia - in ispecie nel centro-sud, Roma, Napoli, Sorrento e Capri - è il frutto di un giovane musicista dotato di un "eccesso di facilità nell'assorbire sensazioni" (Principe), un lavoro forse immaturo nell'affastellarsi di immagini, esperienze, paesaggi sonori, ma assolutamente avanzato per quanto riguarda il dominio dell'orchestra e della "grande forma". Già, poiché presente è lo schema della sinfonia in quattro movimenti, benché il primo, l'Andante, sia piuttosto una libera introduzione, in cui le influenze di Berlioz e Liszt sono molto avvertibili: ma avvertibili sono i rapporti tonali fra i quattro tempi (SOL, DO, LA, SOL), con la lieve eccezione del terzo, il mov¬mento che, nel Romanticismo musicale, è assegnato al tempo lento, meditativo. Insomma, in Aus Italien convivono le impalcature della forma classica e la nuova struttura del poema sinfonico: lo stesso autore fornirà nel 1889 un programma descrittivo, l'unico mai vergato da Strauss, per la "Allgemeine Musikzeitung" (onorario: 500 marchi).

Dedicata al suo mentore Hans von Biilow e terminata a Monaco il 12 settembre 1886, la partitura viene eseguita la prima volta, diretta da Strauss stesso, il 2 marzo 1887 alla Odeonsaal del capoluogo bavarese, con un'accoglienza incerta: i primi tre movimenti sono accolti - se non da applausi - da un silenzio lusinghiero, mentre il quarto (con la "famigerata" citazione di Funiculì Funiculà) scatena bordate di fischi, frammiste a qualche applauso. La partitura pone fine - a detta dell'autore stesso - ai suoi "anni di apprendistato".

Il primo movimento, Nella campagna, descrive (seguendo il programma di Strauss) "lo stato d'animo provato dal compositore nel vedere l'ampia distesa della campagna romana immersa in un bagno di luce solare; il punto d'osservazione è Villa d'Este a Tivoli": in sol maggiore, ha un carattere rapsodico, in cui sui lunghi pedali degli archi si stagliano, all'inizio, brevi incisi dei fiati. Il tema principale, esposto da violini e violoncelli, ha un carattere di corale, cui risponde una frase più elegiaca: colpisce, senza dubbio, l'estrema sinuosità del discorso, del quale non si intravede la fine, in un continuo tendersi e contrarsi del periodo (Principe chiama questa tecnica "la rallentata distensione"). Le fanfare degli ottoni, le frasi degli archi, e l'alternarsi delle tonalità di sol maggiore e re minore chiudono un movimento che anticipa, nella struttura tematica e nella resa complessiva del folklore italiano, l'Elgar di In the South (Alassio). Meno felice il risultato conseguito, invece, nel secondo movimento, Fra le rovine di Roma, che si propone di dipingere "immagini di gloria dissolta nel nulla", palese negli intervalli arcaizzanti del tema esposto anzitutto dalle trombe: è un tema fortemente ritmico, in 6/ 4, che - con qualche eco dal tempo precedente - non subisce però eccessive mutazioni, limitandosi a ritornare nei vari strumenti, variato in mille modi. Virtuosismo orchestrale sommo, quindi, ma personalità ancora leggermente acerba. La coda, che suggerisce una prosecuzione del viaggio a Sud, ci porta al terzo movimento, Sulla spiaggia di Sorrento, notevole - e apprezzato per questo da Debussy - per il tentativo di dipingere i colori e le atmosfere meridionali accostando, idealmente, colori e tonalità (il la maggiore di impianto ricorderebbe il colore blu), in una quintessenza del "Sud ideale". Un Sud dell'anima, insomma, che palpita fra accordi dell'arpa, discese cromatiche di fiati e archi divisi che imitano i riflessi del sole sul mare, "la dolce musica della natura che l'orecchio intcriore ascolta nel mormorio del vento fra le foglie, e tutti i bei suoni della natura" (ancora Strauss).

Molto meno raffinato invece - benché di eccitante impatto sonoro - il quadro offerto, dalla Vita popolare napoletana, quarto movimento, che fa ampio uso del tema di Funiculì Funiculà di Luigi Denza, canzone scritta nel 1880, da Struss creduta invece un motivo popolare (Denza cita quindi per danni il musicista tedesco, vince la causa e ottiene una royalty per ogni esecuzione pubblica della partitura). Per tornare ancora una volta al programma di Struss, "dopo alcune battute impetuose [appare] il tema principale. L'audace baccano orchestrale prova a rendere il trambusto e la confusione di Napoli con una colorata mescolanza di temi; la tarantella, dapprima udita solo da lontano, si fa vieppiù presente verso la fine del movimento [...]. Echi del primo tempo cercano di esprimere il desiderio della pace e della calma della campagna", finché una coda (furioso) chiude la pagina con clamore. Nonostante le reazioni scandalizzate, l'uso di un tema popolare non è certo cosa nuova nella musica colta: basti pensare - un esempio per tutti - al saltarello della Quarta di Mendelssohn. Piuttosto, in Aus Italien, spiace un certo dislivello fra i movimenti lenti, ricchi di qualità, e quelli veloci, più convenzionali. L'accoglienza, come detto, è contrastata e addirittura l'orchestra scoppia a ridere, in prova, al comparire della melodia napoletana: ma dopo l'esecuzione Struss avrà a dire "non esiste uomo, poi riconosciuto grande artista, che non sia ritenuto pazzo da migliaia di persone".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 24 Gennaio 1971, direttore Ernest Bour

(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Sinfonica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dalla Guida alla Musica Sinfonica a cura di Ettore Napoli, Zecchini Editore, Varese, Ottobre 2010

Ultimo aggiornamento 19 Agosto 2011


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it