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Guntram
opera in tre atti, op. 25 (TRV
168)
Musica: Richard Strauss Libretto: Richard Strauss Personaggi:
Sulla scena: 4 corni, 4 corni tenori, 4 trombe, 3 tromboni, 4 tamburi militari Composizione: Marquartstein, 5-9-1893 Prima rappesentazione: Prima versione:
Weimar, Teatro granducale di corte, 10
Maggio 1894
Edizione:
J. Aibl, Monaco, 1894Seconda versione: Weimar, Teatro granducale di corte, 29 Ottobre 1940 Dedica: ai miei cari genitori Introduzione (nota
1)
Guntram segna l’esordio teatrale di un
musicista ancor
giovane ma già artisticamente maturo, come dimostra la serie
dei poemi sinfonici composti negli anni precedenti. Era stato
l’amico e mentore Alexander von Ritter a indirizzare Strauss
verso gli approdi teatrali, a insistere perché vincesse il
pavor reverenziale ispiratogli da Wagner: sempre Ritter lo persuase a
redigere personalmente il testo poetico, per garantire una
più raffinata corrispondenza di musica e parola. Eccezion
fatta per Intermezzo,
a metà della sua parabola operistica, e per Capriccio, con cui
si congedò dal teatro, Strauss avrebbe poi sempre preferito
rinunciare alla dimensione utopica del librettista di se stesso, non
sentendosi all’altezza: ancora negli ultimi anni di vita
riconosceva con imparziale lucidità le mende letterarie di Guntram, ritenendo
comunque che non pregiudicassero la godibilità
dell’insieme. La vicenda, con il suo sfondo medioevale,
trasuda wagnerismo per vari aspetti. Strauss era stato molto scrupoloso
nel delineare l’ambientazione e aveva letto diversi saggi sul
Medioevo, per poterne cogliere il carattere senza scadere in contorni
generici e fiabeschi. La presenza dei cantori, l’attrazione
irresistibile di Guntram e Freihild, il tema della rinuncia
all’amore riconducono però inevitabilmente a
Wagner, allineando Guntram a una nutrita serie di lavori teatrali
contemporanei, tedeschi e francesi, che filtrano il passato medioevale
attraverso il ritratto che ne avevano offerto Tannhäuser,
Lohengrin
e Tristan. Sinossi
Luogo dell’azione: Germania verso la metà del tredicesimo secolo Atto primo. Una radura, nello sfondo un lago. Tre poveri fuggiaschi parlano a Guntram dell’efferata crudeltà del duca Robert. Dopo che costoro si sono allontanati, sopraggiunge una donna, Freihild, l’infelice sposa di Robert, che il cantore riesce a trattenere in extremis dal suicidio. Il vecchio duca, cui Guntram riferisce che Freihild si era smarrita, invita il giovane al castello in segno di riconoscenza. Atto secondo. Nel castello. Di fronte all’intera corte ducale, Guntram intona un Lied amoroso, che via via si infiamma fino a incitare i sudditi alla ribellione contro il tiranno: Robert sfodera la spada, ma Guntram lo uccide e viene arrestato. Rimasta sola, Freihild confessa il suo amore per lui e giura di salvarlo. Atto terzo. In una prigione del castello ducale. Freihild scende nelle segrete per liberare Guntram, che però rifiuta di seguirla. In cuor suo egli sa infatti di aver ucciso Robert non per dare la libertà al popolo, ma per avere Freihild: ora lo attende l’espiazione, dettatagli non dall’imperio esteriore di una religione, ma dall’autonoma volontà della propria coscienza. Commento
La versione originaria venne parzialmente modificata da
Strauss alla
fine degli anni Trenta; nella nuova veste l’opera fu
rappresentata nel 1940, sempre nel teatro di corte di Weimar che
l’aveva tenuto a battesimo. I ritocchi interessano
soprattutto la partitura: dal Rosenkavalier
in poi il compositore aveva
sempre cercato di bilanciare il rapporto musica/parola, in modo che
quest’ultima non venisse sopraffatta da un sovraccarico
orchestrale; l’organico di Guntram dovette sembrare
spropositato allo Strauss degli ultimi anni, che tentò di
alleggerirlo per non compromettere
l’intelligibilità del testo. Altre modifiche
furono volte invece a eliminare dalla trama alcuni risvolti troppo
noir:
sparì il terzetto dei cortigiani cospiratori nel
secondo
atto, venne tagliata l’apparizione del fantasma di Robert nel
terzo. Con Guntram
il wagnerismo di Strauss tocca il vertice, ma viene,
per così dire, esorcizzato in una sorta di mimesi
liberatoria: come se il musicista riassumesse nel modo più
completo e artigianalmente perfetto tutto quanto assimilato negli anni
di formazione, inquadrandolo sì nell’orbita di
Wagner, ma già preparandosi a conseguire traguardi ben
più personali. Nelle Betrachtungen
zu Joseph Gregors
Weltgeschichte des Theaters, scritte molti anni dopo,
Strauss parla di
quest’opera come del «lavoro di apprendistato di un
wagneriano in erba». Geniale apprendistato, in ogni caso, che
fa tesoro del magistero sinfonico acquisito con i poemi e che proprio
per questo sbilancia il rapporto musica/parola a favore di uno
schiacciante predominio orchestrale. Se la canzone intonata da Guntram
nel secondo atto suona come uno smaccato prestito dai Meistersinger o,
ancor più indietro, dal Tannhäuser,
il
preludio al primo atto, pur ricordando Lohengrin per il
lucore
palpitante dei tremoli ai violini, è una pagina compatta e
originale, il cui tema di esordio verrà citato in Ein
Heldenleben. Un’eco di Tod und Verklärung
fa
capolino invece nel primo atto, durante l’aria "Ein
glücklicher Loos?" di Guntram, alla parola
‘Kindheit’. Nel secondo atto, la scena conclusiva
con Freihild sola anticipa una costante della drammaturgia straussiana,
quella cioè di affidare i finali d’atto alla
protagonista, sola in scena con i suoi rimpianti e i suoi desideri; fra
l’altro la parte di Freihild è alquanto impervia,
e Strauss la modellò appositamente sulle
possibilità vocali di Pauline de Ahna, sua futura consorte,
con cui si fidanzò proprio durante le prove di
quest’opera. (1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze |
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