Ombre, voi che celate dell'Etra i rai (Pianto d'amore), G. 1.1-76

Cantata in la maggiore per soprano e basso continuo

Musica: Alessandro Stradella (1643 - 1682)
Testo: autore ignoto

Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Guida all'ascolto (nota 1)

La cantata stradelliana, sorta di Erwartung caravaggesca tutta aneliti e deliri sensuali che accentrano l'attenzione sulla straordinaria modellatura della linea vocale, vero codice di semantica in quella specie di banco di prova drammatico costituito dallo specifico genere da camera.

Giovanni Carli Ballola

Testo

Ombre voi che celate
per soprano e basso continuo

Ombre voi che celate
dell'etra i rai,
deh, per pietade almeno
rendetemi il mio sole,
rendetemi il mio bene,
o pur non mi vietate
ch'in un candido seno
più bel del sol ancor,
del ciel più adorno
miri di notte homai
splendere il giorno.

Fosche larve, nel sen del mio bene
hor che dorme destate pietà!
Palesate l'atroci catene
con che Amore cingendo mi va!

Così, fido a vicenda:
se fra riposo intanto
ella chiude i suoi lumi
io l'apro al pianto.

Sorgi dunque, apri, mio
bene luci, a me si care e belle,
e con due placide stelle
fuga pur fato si rio.

Ovver, seguendo l'orme
del sonno lusinghier: ombra di morte
mi preparò a morir mentre ella dorme.

Si tolga la salma
dal cor tormentato,
se l'aere stellato
mi priva dell'alma.
Così, mio tesoro,
siam pari alla sorte,
tu al sonno, io alla morte,
tu dormi, io mi moro.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 18 febbraio 1977


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Ultimo aggiornamento 30 aprile 2024