Šárka

Poema sinfonico dal ciclo Ma vlast (La mia patria)

Musica: Bedřich Smetana (1824 - 1884)
Organico: ottavino, 2 flauti, 2oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, triangolo, archi
Composizione: 20 febbraio 1875
Prima esecuzione: Praga, Sala Žofín, 17 marzo 1877
Edizione: Urbánek, Praga, 1890
Guida all'ascolto (nota 1)

In quanto sede della corona di Boemia, che cingeva il capo dell'imperatore d'Austria, Praga era, al pari di Budapest, una delle capitali dei domini degli Asburgo e orbitava intorno a Vienna, dal punto di vista politico e anche musicale. Questo non generò alcun tipo di rivalità, almeno finché il cosmopolitismo del Settecento non cedette il passo al nazionalismo dell'Ottocento, quando la sempre più ricca, numerosa e potente borghesia ceca cominciò a mal sopportare il governo straniero. Il desiderio d'indipendenza politica ebbe come corollario la ricerca di una differenziazione dal dominatore anche in campo culturale e, più specificamente, musicale: nacque così la scuola nazionale ceca, una delle più vivaci fra quelle sbocciate verso la metà del Diciannovesimo secolo in quei paesi europei, dalla Spagna alla Norvegia e alla Russia, che erano stati fino ad allora colonizzati dalle nazioni musicalmente dominanti, cioè Italia, Francia e Germania. Ma la rivolta antitedesca dei musicisti cechi era in un certo senso paradossale, perché essi stessi erano profondamente intrisi di cultura austro-tedesca.

Anche Bedrich Smetana fu educato nella lingua tedesca e non scrisse una sola parola in ceco fino ai trentadue anni d'età. Quanto alla musica, da giovanissimo ammirava incondizionatamente Mozart e Liszt ("Con l'aiuto di Dio, sarò un Liszt della tecnica e un Mozart della composizione": che bizzarro abbinamento!) e poi conobbe personalmente Liszt, Schumann e Berlioz, subendone l'influenza, cui si può aggiungere quella di Weber. Ma una formazione di questo tipo era perfettamente conciliabile con un appassionato patriottismo, dunque si deve dare credito ai suoi connazionali, che hanno proclamato Smetana "il padre della musica ceca". Il suo nazionalismo consistette nello scrivere opere e poemi sinfonici ispirati alla storia, alla natura e alle leggende della patria e ad usare la lingua ceca nella musica vocale, ma, per quanto riguarda gli aspetti strettamente musicali, solo la sporadica citazione di melodie e danze popolari rivelava la mano d'un musicista ceco. Tuttavia anche questo - per quanto possa apparire poco - non va sottovalutato, se si pensa che ancora nel 1905 la semplice richiesta di poter usare la lingua ceca accanto al tedesco all'università di Praga fu respinta brutalmente dal governo austriaco.

Insieme e più delle opere teatrali, le composizioni emblematiche del nazionalismo musicale di Smetana sono i Poemi Sinfonici, soprattutto i sei composti dal 1874 al 1879 e riuniti col significativo titolo Ma Vlast (La mia patria).

Scritto tra l'inizio di gennaio e il 25 febbraio 1875, Sarka è violento, rapido e conciso, in netto contrasto con la distesa serenità di Dai prati e dai boschi di Boemia. L'argomento - ispirato alla leggenda di una fanciulla che si vendica di un guerriero straniero che l'ha oltraggiata, evidente simbolo del desiderio di rivolta ceca contro gli austriaci - è spiegato da Smetana stesso: "Questo lavoro non rappresenta il paesaggio [a differenza di Dai prati e dai boschi di Boemia e La Moldava] ma l'azione, ovvero la leggenda della fanciulla Sarka. La composizione si apre con un ritratto della fanciulla furente, che giura di vendicarsi dell'intero sesso maschile per l'infedeltà del suo amato. Si sente da lontano l'arrivo di Ctirad e dei suoi soldati, che vengono a umiliare e punire le ragazze. Da lontano odono il lamento di una fanciulla legata ad un albero. Vedendola, Ctirad è colpito dalla sua bellezza, se ne innamora appassionatamente e la libera. Con una pozione ella rende prima euforici Ctirad e i compagni d'arme, poi li fa cadere addormentati. Un segnale di corno richiama le donne dal luogo dove si erano nascoste: esse accorrono per commettere la loro vendetta sanguinaria. L'orrore di una strage di massa e la volontà di vendetta infine soddisfatta di Sarka, questa è la conclusione dell'opera". Sebbene duri appena una decina di minuti, questo Poema Sinfonico è diviso in cinque distinte sezioni - la prima è un Allegro con fuoco ma non agitato, l'ultima è un Molto vivo, mentre le tre centrali sono in tempo molto più moderato - che descrivono rispettivamente la violenta e appassionata Sarka, l'arrivo di Ctirad e dei suoi, l'innamoramento di Ctirad (violoncello) per la misteriosa fanciulla, che altri non è che Sarka (clarinetto), il banchetto (ritmo di danza fortemente accentato), il sonno e il sanguinoso finale.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 25 febbraio 2007

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Ultimo aggiornamento 8 febbraio 2019