Quartetto per archi n. 2 in re minore


Musica: Bedřich Smetana (1824 - 1884)
  1. Allegro
  2. Allegro moderato
  3. Allegro non più moderato, ma agitato e con fuoco
  4. Presto
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: 1882 - 1883
Prima esecuzione: Praga, Konvikt Hall, 3 gennaio 1884
Edizione: Bursfk & Kohout, Praga, 1889
Guida all'ascolto (nota 1)

Smetana portò a termine il suo Secondo Quartetto in re minore nei primi mesi del 1884, quando i disturbi mentali e la devastazione del fisico che di lì a poco, in maggio, dovevano portarlo alla morte, erano già in fase avanzata. Avviato alla sordità, disperato da questo incubo del silenzio assoluto che da anni lo tormentava, la composizione del brano cameristico non fu certo per Smetana un parentesi di sollievo, bensì piuttosto la dolorosa confessione della sua angoscia, da affidare alla musica. Come il Primo Quartetto, ben più celebre e intitolato Dalla mìa vita, anche il Secondo è infatti autobiografico, e porta in testa la scritta «il risultato della mia vita infelice». Non, dunque, un vero e proprio programma, ma un'indicazione pur sempre precisa del senso ricercato, e dunque più in generale la riconferma di come i musicisti romantici e dal romanticismo usciti, intendessero la musica quale concreta comunicazione di idee, di stati d'animo, di sentimenti, di atteggiamenti interiori, di speranze e delusioni.

Ma, di più, nel pezzo che indubbiamente comunica con efficacia lo stato d'animo del musicista, c'è altresì ben evidente la traccia di ciò che più lo ossessionava, la sensazione che la malattia lo defraudasse della lucidità compositiva, della chiarezza nell'ideazione musicale. E in effetti, rispetto al Primo il Secondo Quartetto denota certe dispersioni di coerenza discorsiva probabilmente attribuibili a una mente non più pienamente padrona di sé; salvo però notare subito in contrario che proprio la febbrile ansietà che ha sovrainteso alla scrittura del lavoro, non gli ha certo impedito di sopravanzare ogni altra composizione strumentale di Smetana, per la complessità della trama armonica su cui si conduce, e per una sensibilità nella individuazione del suono, già alle soglie dell'impressionismo.

Opera dunque di elevato interesse, condivide comunque, né potrebbe essere altrimenti, il piacere rapsodico proprio di Smetana, quel suo struggente richiamarsi al canto popolare della sua terra, per farne il protagonista di una musica sempre di ostentata impronta nazionale. Per così dire è evidente nell'espressività angosciosa che nessuna introspezione egoistica guida la fantasia del compositore, bensì piuttosto, si direbbe, il dolore per quello che sente di perdere, la propria possibilità di continuare a essere la voce musicale del suo popolo. Costruito d'altra parte tenendo d'occhio la lezione di Beethoven, ma dimostrando di avere assimilato anche quelle di Schumann e magari di Schubert, il Secondo Quartetto riguarda dunque l'incisiva personalità di un musicista che se altrove, e per restare nel campo strumentale merita sempre ricordare il grandioso poema sinfonico La mia patria, giunse a risultati ben più alti, anche qui dà un'appassionante dimostrazione della sua sapiente capacità di coniugare una dotta partecipazione agli sviluppi della musica europea, con una sua prepotente originalità creativa.

Luigi Pestalozza


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 20 dicembre 1974

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Ultimo aggiornamento 13 febbraio 2019