Leone Slnigaglia ha avuto a suo primo maestro, in Torino, Giovanni Bolzoni, direttore di quel Liceo musicale. Nel 1894 si recò a Vienna, ove studiò alta composizione con Mandyczewski, e conobbe Goldmark e Dvorak che si interessarono molto di lui. Il secondo anzi lo volle con sé per qualche tempo a Praga. Nel 1899 riprese dimora stabile a Torino, e data da quest'epoca il periodo più fattivo della sua attività di compositore. Fra le sue opere, che hanno tutte un'impronta schiettamente nazionale, sono da notarsi particolarmente: Studio di concerto per quartetto, Scherzo per archi (premiato al concorso sinfonico del Teatro alla Scala), Romanza e Umoresca per violoncello e orchestra; Concerto in la maggiore, Romanza e Rapsodia piemontese, per violino e orchestra; Quartetto in re maggiore, Variazioni su un tema di Brahms; Due pezzi caratteristici per quartetto d'archi; Trio-serenata per violino, viola e violoncello; Danze piemontesi; l'ouverture Le baruffe chiozzotte, la suite Piemonte e il Lamento, per orchestra; Sonata in do maggiore per pianoforte e violoncello; Rondò per violino e orchestra; Duetti, Romanze, Tre canti, e finalmente i sei volumi delle Vecchie canzotii popolari del Piemonte, per canto e pianoforte.
Lo Studio da concerto per quartetto, si svolge in un solo tempo, sulla base appunto di una veloce figura di studio di quattro semicrome che passa dall'uno all'altro istrumento. Nella parte centrale ha luogo un episodio di movimento più quadrato ed energico.
È opera giovanile, e porta la dedica al Quartetto boemo, di Praga (Karl Hoffmann, Joseph Suk, Oscar Nedbal, Hans Wihan) che per primo lo eseguì nei Concerti della Sala dell'Accademia di Santa Cecilia il 17 marzo 1896.