Piemonte, op. 36

Suite per orchestra su temi popolari

Musica: Leone Sinigaglia (1868 - 1944)
  1. Per boschi e per campi - Allegretto (la maggiore)
  2. Un balletto rustico - Allegro (re maggiore)
  3. In montibus sanctis - Adagio non troppo (do maggiore)
  4. Carnevale piemontese - Allegro con brio (la maggiore)
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, tamburo piccolo, triangolo, glockenspiel, piatti, arpa, archi
Composizione: 1909
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1912
Dedica: Arturo Toscanini
Guida all'ascolto (nota 1)

Sinigaglia Leone è nato a Torino nel 1868, e fu allievo di Bolzoni. Egli si è acquistata molta riputazione come compositore di musica strumentale, e la sua produzione assume carattere personale e simpatico anche per l'ispirazione che il Sinigaglia ha attinto dalle melodie popolari piemontesi, in base alle quali egli ha prodotto delle tipiche espressioni d'arte.

Fra le sue opere sono da ricordarsi, oltre alla presente Suite, una Ouverture Le baruffe chiozzotte, una Rapsodia e le Danze piemontesi, un Quartetto, dodici variazioni su un tema di Schubert per oboe e pianoforte, ecc.

La partitura di Piemonte reca le seguenti didascalie:

1. «Sono voci che si odono dall'alba al tramonto sui declivi delle fiorite colline, al ridestarsi della primavera. Un fascio di semplici e tenere canzoni, che hanno tutto il profumo dei campi e dei boschi dove son nate».

2. «Allegri, ragazzi ! Avanti, musici ! Flauto, violino, tromba, chitarra, raccolti sotto il rustico pergolato, attaccano un gaio ritornello. Il balletto incomincia, ora leggiadramente ritenuto, ora in vivace movimento. È dolce, nella tepida sera d'estate, intrecciare vecchie e nuove contraddanze, al lume della luna nascente».

3. «Una lunga schiera di fedeli sale pellegrinando al Santuario; gli uomini intonano un'antichissima canzone, le donne mormorano sommesse litanie. Ma a poco a poco dalla turba dei credenti s'innalza un più alto canto, un'invocazione piena di dolore e di fede. I Pellegrini entrano nella vasta chiesa al suono delle campane, e mentre sulle loro labbra ritorna la vecchia canzone, essi guardano, sperando, alla Madonna, che sembra sorridere dalla sua nicchia d'oro e promette ai poveri il regno dei Cieli».

4. «Siamo dì colpo trasportati nella gaia baraonda di un carnevale piemontese del buon tempo antico. Mascherate variopinte si seguono, cantando le più caratterische canzoni da strada che s'incrociano briose, mordenti, talora anche volgari (di Carnevale ogni scherzo vale!). Invano qualcuno bruscamente ricorda, con un fugato chiesastico, le imminenti «Ceneri», presto sopraffatto dalla crescente esaltazione della folla sempre più chiassosa e sbrigliata. Il Carnevale termina, con vivacissima stretta, in una confusione pittoresca e festosa».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Augusteo, 28 novembre 1920

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Ultimo aggiornamento 28 ottobre 2021