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Sinfonia n. 13 "Babi Yar"
in si bemolle minore per basso, coro maschile e orchestra, op. 113

Musica: Dmitri Shostakovich
Testo: Yevgeni Yevtushenko
  1. Babi Yar (Adagio)
  2. Humour (Allegretto)
  3. Al grande magazzino (Adagio)
  4. Paure (Largo)
  5. Una carriera (Allegretto)
Organico: basso, coro misto, ottavino, 2 flauti, 3 oboi (3 anche corno inglese), 3 clarinetti (2 anche clarinetto piccolo, 3 anche clarinetto basso), 3 fagotti (3 anche controfagotto), 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, nacchere, woodblock, tamburello, tamburo militare, frusta, grancassa, piatti, campane, tam-tam, glockenspiel, xilofono, 2 o 4 arpe, celesta, pianoforte, archi
Composizione: Mosca, 20 Luglio 1962
Prima esecuzione: Mosca, Sala grande del Conservatorio, 18 Dicembre 1962

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Sostakovic non ebbe rapporti comprensivi e tolleranti con il potere politico in URSS e in più di una occasione i responsabili delle questioni ideologiche e culturali del suo paese intervennero per scomunicare e censurare alcune composizioni dell'illustre musicista, costretto a volte ad umilianti ritrattazioni e ipocrite dichiarazioni, in cui era evidente la sofferta preoccupazione dell'artista di difendere le proprie scelte linguistiche e tecniche. Si può affermare che quattro furono i casi nei quali Sostakovic rimase impigliato abbastanza pesantemente tra le maglie della censura ufficiale sovietica. Una prima volta dopo la rappresentazione dell'opera Il naso, avvenuta a Leningrado il 12 gennaio 1930 e accolta con diffidenza e irritazione dal regime staliniano per quella carica di coraggioso anticonformismo e di vivace avanguardismo che caratterizza questa partitura, ricca di umori satirici e di sberleffi timbrici e ritmici, molto vicini alla musica gestuale creata dalla coppia Brecht-Weill, anche se con minore forza dissacratoria. La seconda scomunica avvenne nel 1936 a causa dell'opera Lady Macbeth del distretto di Mtsensk, rifatta e aggiornata poi con il nuovo titolo di Katerina Izmajlova, e aspramente criticata dalle autorità culturali per il suo formalismo (era l'accusa più pesante e riguardava il linguaggio dissonante e l'arditezza del testo), lontano dalla tradizione dell'arte sovietica. Poi nel 1945 il carattere parodistico e beffardo delineato nella Nona Sinfonia non mancò di suscitare reazioni e osservazioni non troppo benevole verso l'autore, sempre più colpito nella sua libertà di espressione. Inoltre e in maniera fredda e scostante nel resoconto della stampa fu rimproverato nel 1962 al musicista di aver utilizzato nella Tredicesima Sinfonia poesie di Evgenij Evtusenko, in cui, tra l'altro, veniva sollevata la questione ebraica. Infatti nella Tredicesima Sinfonia rivive, nella prima delle cinque poesie messe in musica, il massacro da parte dell'esercito nazista di trentaquattromila ebrei ucraini (alcune fonti parlano addirittura di settantamila e forse centomila vittime) nella gola montana di Babij Yar, presso Kiev, eccidio che il potere sovietico non si era mai preocupato di commemorare. I cadaveri degli ebrei uccisi vennero bruciati e gli stessi prigionieri costretti a questo compito feroce subirono poco dopo la stessa sorte, così da non lasciare testimoni.

Del resto ognuno dei cinque testi poetici di Evtusenko musicati da Sostakovic nei cinque corrispondenti movimenti ripropongono temi e situazioni psicologiche e storiche messe al bando dallo stalinismo e affiorate e denunciate dopo il cosiddetto disgelo: l'antisemitismo (Babij Yar); il senso dell'umorismo che sopravvive a dispetto delle censure e delle persecuzioni (Allegretto del secondo tempo); l'elogio delle donne russe pazientemente in coda davanti ai negozi scarsamente forniti di generi alimentari (All'emporio); la paura delle denunce durante il terrore staliniano (Paure); la libertà di coscienza e la sincerità intellettuale che sono offese e compromesse in un regime totalitario (Carriera). Per rendere il testo comprensibile al massimo, Sostakovic si affida ad una voce solista e ad un coro (entrambi bassi) che lo declamano con inflessioni spesso di tipo musorgskiano, così come musorgskiani sono certi impasti timbrici e figurazioni armoniche dal colore scuro; non va dimenticato che nello stesso periodo in cui il musicista era alla prese con la Sinfonia n. 13 aveva orchestrato i Canti e danze della morte e la sostanziosa e possente partitura della Chovanscina.

La "prima" della Sinfonia n. 13 (dura poco più di un'ora) ebbe luogo nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca il 18 dicembre 1962 sotto la direzione di Kiril Kondrasin e con la partecipazione del basso Vitaly Gromadskij e dei bassi del Coro di Stato Repubblicano, del Coro dell'Istituto Gnessin e dell'Orchestra Filarmonica di Mosca. Le autorità disertarono l'esecuzione, mentre il pubblico rimase colpito e impressionato dal messaggio della composizione e applaudì a lungo il musicista e il poeta Evtusenko, commossi fino alle lacrime. L'organico orchestrale è piuttosto massiccio e comprende tre flauti, tre oboi, tre clarinetti, tre fagotti, quattro corni, tre trombe, tre tromboni, tuba, timpani, percussione, celesta, due o quattro arpe, pianoforte e archi.

La Sinfonia si apre con un Adagio d'intonazione dolorosa con il coro di voci maschili e la voce del basso ubbidienti ad uno stile solenne e vigoroso. Non mancano momenti di assorta e pensosa tristezza e ritmi cadenzati su sonorità aspre e taglienti a piena orchestra, in cui sembrano riaffiorare in tutta la loro tragicità episodi storici dell'antisemitismo: l'antico Egitto, il caso Dreyfus, gli ebrei polacchi di Bialystock, Anna Franck e infine l'eccidio di Babij Yar. Accorato e puntuale è il commento sinfonico.

L'Allegretto del secondo tempo si presenta con un tema marcato, ripetitivo e ironico. L'intelaiatura orchestrale è brillante e ricca di effetti nella sua multiforme varietà ritmica e dissonante. Il tema musicale dell'umorismo, di trasparente linea melodica, deriva dalla lirica "L'Addio di Macpherson" che fa parte delle Sei romanze op. 62, su versi di poeti inglesi, scritte dal musicista nel 1943.

Il clima espressivo cambia nel terzo tempo (Adagio). Suoni cupi dei contrabbassi su cui si innesta mestamente la voce del basso, con il contrappunto dei bassi del coro. L'orchestra ha un tono elegiaco di toccante semplicità: è evidente l'impianto descrittivo di una folla alle prese con problemi di sopravvivenza quotidiana. Alla fine, dopo una tesa perorazione strumentale, tutto si scioglie in un'atmosfera di cupa malinconia. Efficace, tra l'altro, l'impasto tra pianoforte, arpe e celesta.

Luci sinistre e clima opprimente contraddistinguono il Largo del quarto tempo. Suoni lugubri e rintocchi di campane dischiudono una visione terrificante e gelida della vita sotto il potere staliniano. Non manca una marcia cadenzata che lascia spazio nell'immaginare soltanto una resistenza morale e silenziosa alla spieiata dittatura.

Le armonie dei flauti aprono l'Allegretto finale, caratterizzato da una pungente e fresca politonalità che si richiama alla verve satirica dell'opera Il naso. Il discorso fugato confluisce in una visione rasserenante, quasi a sottolineare la consapevolezza dell'intellettuale a non rinnegare le proprie idee. Di straordinario coinvolgimento emotivo è la conclusione della sinfonia: una lineare melodia degli archi si eleva purissima sui rintocchi dolcissimi della celesta. Un finale semplice e di sincera partecipazione umana, lontana da qualsiasi retorica di maniera, più o meno perseguita dai carrieristi e adulatori di ogni regime, ieri come oggi.

Ennio Melchiorre

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Sinfonia n. 13 op. 113 "Baby Yar", scrittafra il settembre del 1961 e il 20 luglio del 1962, segna l'incontro della musica di Sostakovic con la poesia di Evgenij Evtusenko; ciascuno dei cinque movimenti è infatti basato su un testo del poeta russo: il primo Baby Yar, che ricorda l'eccidio di duecentomila ebrei commesso dai nazisti presso Kiev, durante la seconda guerra mondiale, è anche quello che da il titolo all'opera. Per questa composizione Sostakovic fece ritorno, a più di trent'anni di distanza dalla Terza Sinfonia, alla voce umana, impigando un basso solista e un coro maschile.

Il primo tempo, Baby Yar (Adagio) è una pagina di sconsolata tristezza, ricca di drammatiche perorazioni orchestrali. Il secondo movimento, Humour (Allegretto) ("Volevano uccidere l'umorismo, ma l'umorismo si è preso gioco di loro"), colla pungente ironia, è invece una programmatica e palese esaltazione del valore di certe tematiche predilette dal compositore. Nel terzo tempo, Al grande magazzino (Adagio), sono tessute musicalmente le lodi della donna sovietica e della sua pazienza nell'affrontare quotidianamente lunghe code davanti ai negozi. Il quarto e il quinto movimento si susseguono senza  interruzione. Paure (Largo) si apre in modo sinistro ed opprimente, per giungere infine a una conclusione liberatoria; Una carriera (Allegretto)  è invece un'ode  a quanti  (e  qui l'allusione del compositore a se stesso è piuttosto evidente) hanno mantenuto fede alle proprie opinioni. La prima esecuzione della Sinfonia n. 13 avvenne nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca il 18 dicembre 1962 ad opera del basso Vitaly Gromadskij, dei bassi del Coro di Stato Repubblicano, del Coro dell'Istituto Gnessin e dell'Orchestra Filarmonica di Mosca, sotto la direzione di Kiril Kondrasin.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Il 18 marzo del 1962 Sostakovic viene ufficialmente eletto deputato del Soviet supremo: così si chiude apparentemente il lungo, burrascoso, deprimente conflitto tra il musicista e il governo del proprio Paese che, tra alti e bassi, durava dagli anni '30. Ma l'ultima occasione di dissidio con le autorità politiche dell'URSS doveva però ancora avvenire, cosa del tutto naturale se pensiamo da un lato al tormentato carattere del compositore, dall'altro alla mole di situazioni imbarazzanti che il governo era ancora costretto a evitare e che potevano ad esempio derivare da pesanti rivelazioni sul passato regime, o da voci attuali di dissidenza.

Ecco allora che Sostakovic sceglie per la sua nuova tredicesima sinfonia di musicare alcuni testi recenti del non ancora trentenne poeta Evgenij Evtusenko andando a riaccendere una polemica storica relativa alla posizione ufficiale del governo sovietico nei confronti degli ebrei. Se pensiamo alla retorica dei testi utilizzati da Sostakovic nella Seconda e nella Terza Sinfonia, possiamo capire con quale enorme cambiamento di prospettive il musicista possa avere messo mano alla nuova composizione. La prima lirica di Evtusenko utilizzata da Sostakovic e dalla quale la Sinfonia (inizialmente pensata come Cantata limitata a questo unico testo) prende il sottotitolo è dedicata a Babij Jar, il luogo (una grande fossa) presso Kiev dove i nazisti tra il 29 e il 30 settembre del 1941 avevano trucidato 34.000 ebrei ucraini. Un luogo d'orrore ma anche un posto dove "Non c'è un segno di ricordo" come esordisce la poesia, a ricordare l'ignominioso silenzio del regime nei confronti dell'efferato delitto nazista, silenzio che perdurava ancora in un'epoca in cui le minoranze ebraiche venivano accusate di atteggiamenti ostili nei confronti del governo e alle quali veniva spesso negato il permesso di espatrio.

La poesia di Evtusenko viene pubblicata il 19 settembre del 1961 e suscita subito un aspro dibattito in seguito al quale lo scrittore è sostanzialmente accusato di fomentare polemiche inutili perché i martiri di Babij Jar non appartenevano esclusivamente alla popolazione di origine ebraica. Gli altri imbarazzanti argomenti toccati da Evtusenko nelle altre quattro liriche musicate da Sostakovic si riferiscono alla persecuzione della satira da parte di un potere desideroso solamente di parate celebrative ("Humor"), alla lode della tipica massaia russa allineata in code eterne davanti ai negozi di alimentari ("Nel negozio"), ai timori delle denunce durante il regime staliniano ("Paure"), all'esempio di un improbabile Galileo la cui abiura viene vista come un estremo ripiego nei confronti del Potere ("Una carriera"). In quest'ultimo episodio è evidente come vengano suggeriti a chi legge (e a chi ascolta) i veri motivi della rinuncia dello scienziato, che acconsente a negare le proprie scoperte solamente allo scopo di poter proseguire le proprie ricerche. Ed è altrettanto evidente come Sostakovic si identifichi con il grande italiano, proprio lui che per tutta la vita era stato costretto a continui accomodamenti coni il regime pur di poter portare avanti la propria missione di musicista.

La versione pianistica della partitura è completata da Sostakovic il 27 marzo del 1962, la versione orchestrale il 21 aprile. Ufficialmente il testo verrà reso disponibile nelle librerie soltanto all'inizio degli anni '70. Le reazioni dell'establishment non si fanno attendere e condizionano sia la cerimonia ufficiale, della prima esecuzione del lavoro che, indirettamente, la presenza degli interpreti scelti in un primo tempo da Sostakovic. Il più importante tra questi è sicuramente il direttore Evgenij Mravinskij, protagonista storico di importanti "prime" di lavori di Sostakovic fin dai tempi della Quinta Sinfonia. Pare che Mravinskij non abbia avuto il coraggio né di associare il proprio nome a quello di Evtusenko né di confessare apertamente il proprio rifiuto a Sostakovic e che la sua versione ufficiale del diniego venisse comunicata al musicista dalla moglie di Mravinskij stesso, ex funzionaria di partito, prendendo come pretesto il fatto che il marito non amava dirigere musica che prevedeva l'intervento delle voci. La questione del direttore è risolta con l'accettazione dell'incarico da parte del talentuoso Kirill Kondrasin.

La prima esecuzione avviene dunque a Mosca, nella Sala grande del Conservatorio, il 18 dicembre 1962, con il vuoto nei posti assegnati alle autorità, la mancanza di una prevista ripresa televisiva, la appena accennata notizia dell'avvenimento riportata sulla Pravda del giorno seguente. Ma la reazione del pubblico è estremamente positiva e sia il compositore che il poeta vengono chiamati alla ribalta, commossi. Secondo Aram Khachaturian "qui non vi è ombra di esagerazione, si tratta di una grande composizione creata da un grande artista". Ma il maggiore complimento a Sostakovic è indirizzato proprio da Evtusenko: secondo il poeta tutto si è svolto come se lui stesso - completamente ignorante di musica - abbia scritto il commento sonoro alle proprie liriche, delle quali Sostakovic ha compreso ogni significato più recondito. L'Occidente, che poco prima aveva condannato gli eccessi propagandistici della dodicesima Sinfonia, presentata al Festival di Edimburgo nel 1962, deve ricredersi nuovamente e loda la coraggiosa presa di posizione del musicista nei confronti del potere.

La tinta generale della Sinfonia è piuttosto scura, ovvia considerazione visto il timbro del solista vocale e del coro, che oltretutto si muove entro le linee monodiche di una musicalità tutta russa, dagli austeri contorni. Anche la tonalità d'impianto di si bemolle minore suggerisce un carattere particolarmente lugubre dell'insieme. Il primo movimento (Adagio) dal quale la partitura prende il nome è il più vasto e accompagna con episodi alterni il testo di Evtusenko, che tra le altre cose evoca il famoso "caso Dreyfus", l'antico Egitto, la morte di Anna Frank. Segue una sorta di Scherzo intitolato Humor (Allegretto) la cui idea principale, melodicamente ascendente, è tratta da una delle "6 Canzoni su liriche di poeti inglesi" dello stesso Sostakovic. Il movimento lento (Adagio) è un commovente omaggio alle virtù della tipica donna russa, anch'essa schiacciata dal potere, mentre il successivo Largo evoca il lugubre regime persecutorio staliniano (questa è l'unica lirica delle cinque scritta espressamente da Evtusenko su richiesta del compositore). "Una carriera" (Allegretto) sottintende attraverso una scrittura timbricamente preziosa (le sezioni per quartetto d'archi, le voci dell'arpa e della celesta, una coppia di flauti) la profondità dei significati e il carattere estremamente autobiografico della pagina.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 Gennaio 1991, Vladimir Fedoseev direttore
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo  Testo tratto dalla Guida alla Musica Sinfonica a cura di Ettore Napoli, Zecchini Editore, Varese, Ottobre 2010

Ultimo aggiornamento 20 Luglio 2011


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it