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Sinfonia
n. 13 "Babi Yar"
in si bemolle minore per basso,
coro maschile e orchestra, op. 113
Testi
delle parti vocali
BABJI YAK
Coro Non monumenti a Babij Yar: solo un burrone è la sua rozza tomba. Sgomento! Oggi ho tant'anni quanti ne ha il popolo ebreo. Solo Adesso sembra a me d'esser ebreo. Eccomi qua: quest'è l'antico Egitto, ed ecco che messo in croce muoio, ed ho sulla mia man le stimmate!... Ed anche sembra a me d'esser Dreyfus. Filistei! Miei traditori e giudici! Sono infangato, accerchiato, braccato, deriso, bollato! Damine in falpalà ecco gracchiando corron qua e pure accecandomi con gli ombrellin. E pure son ragazzo a Bialystok. Coro Ah! Cola il sangue imbrattando me e strepitan nell'osteria gli ubriaconi e puzzano.di vodka e di cipolla. Solo A calci respinto cado ai loro piedi, invano li prego quei del pògrom. Coro Strillando: "Via, Giudei! Via dalla Russia" un bottegaio picchia mia madre. Solo O caro popol mio, o Russia, tu da sempre sei internazionalista. Ma quante volte chi ha le mani sporche il tuo puro nome ha brandito? Io la so la bontà della mia terra e come, senza mai rabbrividire gli antisemiti proclamassero: "Noi siamo la Nazione Russa!" Coro "Noi siamo la Nazione Russa"! Solo E sembra a me d'essere Anna Franck, diafana come in aprile un ramoscel. Ed amo ed altro dir non so che voglio che ci guardiamo in viso. Possiam poco vedere, odorare, le foglie e il cielo sono a noi negati. Ma molto possiam far: teneramente nell'ombra unirci cuore a cuor. Coro Chi c'è? Chi vien? Solo Nessuno: della primavera è solo il suon. È già la voce sua! Amore, vien da me, presto, baciami! Coro Che crolla giù? Solo No, quest'è il disgel... Coro A Babij Yar fruscio d'erbe amare e gli alberi guardano tetri come giudici. Questo silenzio qua è tutto un grido. Io sento già sbiancarsi i miei capelli. Solo Io stesso sono come un grido muto su quest'immenso mucchio di sepolti. Io stesso sono ogni vecchio fucilato. Io stesso ogni bimbo che venne massacrato qui. Io questo mai potrò dimenticare. Coro Ma l'Internazionale risuonerà il dì che infine sarà sotterrato l'ultimo antisemita che morrà. Solo Nelle mie vene non c'è sangue ebreo, ma sono odiato con accanimento da tutti gli antisemiti come fossi ebreo: ed è perciò che sono un vero russo! Coro Ed è perciò che sono un vero russo! UMORISMO
Solo Gli zar e i re e gli imperator, potenti d'ogni nazion, superbe parate a guidar, ma non però la satira: questa no, proprio no! Nei grandi palazzi ognora i ricchi si davano al tracannar, ma Esopo là apparì ed essi allor sembrar dei miseri. Coro Ed apparì Esopo un dì ed essi allor sembrarono dei cani! Solo E in case d'ipocriti lambite dai lor piedi esili, di tutta la volgarità Nasreddin ridendo sbaraglio fa. Coro La volgarità, ridendo. Ah! Ah! Solo Volevan comprar l'umorismo. Coro Ma questo no, non si compra. Solo Volevan uccider l'umorismo. Coro Ma egli si beffa di loro! Solo Lottare con lui no, non si può... Giustizia ne fu fatta già. Coro E la sua testa issata su una picca fu. Solo Ma appena le trombe e i pifferi risuonar, in un'altra parte riapparve e gridò: "Eccomi qua!" Solo e Coro "Eccomi qua!" e subito prese a danzar. Solo Nel misero suo cappottino, marciando ingobbito e tetro, come un criminale politico egli al supplizio andò, e tutto l'aspetto contrito e pronto a volar nell'aldilà. Quando d'un tratto scivola, vien su dal cappottino e vola via... e cucù! Coro E cucù! Solo Lui sempre chiuso in cella fu e sempre bravo a fuggir. Solo e Coro Passando attraverso le inferriate e i mur della prigione, Tossendo, infreddato, lui, soldatin marciava col fucil cantando stornelli, cantando per la rivoluzione. Solo Se cupo qualcun lo guarderà a lui danno alcuno verrà: ridendo ei guarda se stesso. Solo e Coro È forte. È baldo. È lesto. Di tutti infischiarsi lui può. Sia gloria al grand'umorismo. Un uomo coraggioso egli è. ALL'EMPORIO
Solo Chi in scialle e chi in pannetto come a compiere un'impresa una ad una nel negozio, tutte in fila mute van. Coro Oh, il suon dei loro secchi e bottiglie, e l'odor di cipolle e cetrioli e di salsa "Kabul". Solo Gelo e aspetto per pagar e d'un tratto, mentre avanzo, dal respiro delle donne il tepore sale in me. Solo e Coro Esse attendon, son tranquille, buone dèe del focolar; chiuso in man si tengono il denaro faticato col sudor. Coro Son le donne della Russia, nostro onore e tribunal, il cemento hanno impastato, hanno arato, han falciato. Tutto han sempre sopportato, tutto, ah, tutto loro sopporteran. Solo Niente al mondo potrà lor forze piegar, tanta energia è data lor. Solo e Coro Ingannarle è vergogna, frodarle è disuman. Solo Mentre intasco il mio pacchetto, io riguardo con amor, fredde e stanche dalle borse, quelle mani bianche là. PAURE
Coro Ora non più, in Russia, terror: il terrore che folle fu. Ora i dèmoni, come vecchie sul sagrato, chiedono pane... Solo Ricordo le paure potenti, serve della menzogna trionfante. Le paure dovunque, com'ombre, s'infilavano in tutti i porton. Il cuor dell'uom, le mente soffocavan, ed il marchio su tutto c'era ognor. Ov'era da tacer aizzavano a gridare e a tacer, se gridare era ben. Ora tutto ciò a noi sembra lontano, così strano or questo ricordar... Il terror di denunce sopportare e il batter agli usci... Il timor di parlar di parlar con lo straniero, e non solo con lui: con sua moglie! E il timor di restare soli in due, muti a guardar nel vuoto... Coro Non tememmo noi di costruire e in battaglia di andare a morir; solo a volte pesava opprimente il timor di parlare tra noi. Ma non sono però piegate né abbattute le forze, no, no, questa Russia che ha vinto paure ai nemici paura fa. Solo Ma paure nuove balenano: al tuo popol celar verità, umiliar con menzogne e raggiri le idee che son la Verità. Le fanfare suonare fino a rimbambir, il ripeter parole altrui, umiliar i tuoi compagni e presumer troppo di te. Coro Ora non più, in Russia, terror. Solo Quand'io scrivo queste righe ho gran timor di dir troppo in fretta i pensier. Io scrivo col timore solo di non sapermi esprimere di più. CARRIERA
Solo e Coro Pei preti scandaloso e folle era Galileo. Ma, come il tempo dimostra, chi è più folle più intelligente è... E gli scienziati, allora, non eran da men di Galileo. La terra gira sapean, sì, però famiglia avean, ohimè! E con la moglie in carrozza, tradita la lor vocazion, di far carriera lor credean e invece tronca l'avean già. E per conoscere il pianeta solo Galileo la vita rischiò, divenne grande, lui, Sì, proprio un grande carrierista fu! Coro Così, evviva la carriera, se la carriera è quale fu quella di Shakespeare, di Pasteur, di Newton, di Tolstoj! Solo Leon! Coro Leon! Perché venivano coperti di fango? Perché? Il genio non puoi bollar. Solo Dimenticati quei che malediron. Coro Ma ricordato sempre è chi maledetto fu da lor. Solo e Coro Chi si lanciò su nella stratosfera, e chi morì pel nostro ben: ecco, solo lor hanno fatto carriera e da loro l'esempio prenderò. Solo Ho fede nella loro immensa fede. Lor fede da coraggio a me. Io voglio farmi una carriera,sì, proprio col non farla... (Adattamento ritmico di Massimo Binazzi, da Evgenij Evtusenko). |
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aggiornamento 20 Luglio 2011
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