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Igroki
(I giocatori)
Opera tratta da una storia di
Nikolai Gogol
Libretto (nota
1)
Fatti di tempi assai remoti PRELUDIO Una stanza in una locanda di città. Icharëv entra accompagnato dal cameriere della locanda Aleksej e dal suo servo Gavrjuška. ALEKSEJ Prego, prego! Ecco la cameretta! È la più tranquilla e non c'è nessun rumore. ICHARËV Nessun rumore, può darsi, ma di cavalleria ce ne sarà in abbondanza, di saltatori, intendo? ALEKSEJ Vi riferite forse alle pulci? State tranquillo, state tranquillo. Se una pulce o una cimice dovesse mordere, sarebbe nostra responsabilità: siamo qui per questo. ICHARËV (a Gavrjuška) Corri a scaricare la carrozza. (Gavrjuška esce). (ad Aleksej) Tu, come ti chiami? ALEKSEJ Aleksej. ICHARËV Bene, ascolta (con fare significativo), racconta un po', chi alloggia qui da voi? ALEKSEJ Adesso ci alloggiano in parecchi: quasi tutte le camere sono occupate. ICHARËV E chi precisamente? ALEKSEJ Svochnev Pëtr Petrovič, il colonnello Krugel', Stepan Ivanovič Utešitel'nyj. ICHARËV Giocano? ALEKSEJ Sì, sono ormai sei notti di fila che giocano. ICHARËV Eccoti un paio di monete da un rublo! (Gliele ficca in mano). ALEKSEJ (inchinandosi) Ringrazio umilmente! ICHARËV Giocano tra loro? ALEKSEJ No, recentemente hanno ripulito il tenente Artunovskij, al principe Šen'kin hanno vinto trentaseimila rubli. ICHARËV Eccoti un altro bel biglietto rosso da dieci rubli. E se mi servirai onestamente, ne riceverai ancora. Confessa, le hai comperate tu le carte? ALEKSEJ No, se le sono procurate da soli. ICHARËV E da chi? ALEKSEJ Da Vachramejkin, un mercante di queste parti. ICHARËV Menti, menti, menti! ALEKSEJ Lo giuro! ICHARËV E va bene. Noi due finiremo di parlare più tardi! (Gavrjuška entra con una cassetta da viaggio). Mettila qui. Adesso andate a prepararmi da lavarmi e da radermi! (I servi escono). Icharëv, da solo, apre la cassetta, tutta piena di mazzi di carte. ICHARËV Che spettacolo! Ogni mazzo vale oro. È stato ottenuto col sudore, la fatica. Si fa presto a dire, ma ho ancora male agli occhi per il lavoro con quella maledetta moschettatura. Però in compenso, è davvero un gran bel capitale, che si può lasciare ai figli in eredità, eccolo qua, il caro mazzo truccato, un'autentica perla! Per questo gli è stato anche dato un nome: Adelaida Ivanovna. Adelaida! Servimi, anima mia, come mi ha servito la tua sorellina, fammi vincere ottantamila rubli, così, quando saremo arrivati in campagna, ti farò un monumento di marmo, lo ordinerò a Mosca. (Icharëv, udito un rumore, chiude la cassetta). Aleksej e Gavrjuška portano una bacinella, un lavamano e un asciugamano. ICHARËV Allora, dove sono questi signori adesso, in casa? ALEKSEJ Sissignore, adesso sono nella sala comune. ICHARËV Vado a dar loro un'occhiata, a vedere che tipi sono. (Icharëv esce). Aleksej e Gavrjuška. ALEKSEJ Allora, venite da lontano? GAVRJUŠKA Da Rjazan'. ALEKSEJ E siete di quello stesso governatorato? GAVRJUŠKA No, siamo di Smolensk. ALEKSEJ Ah, già. Così il podere è nel governatorato di Smolensk? GAVRJUŠKA No, non in quello di Smolensk. In quello di Smolensk ci sono cento anime, mentre in quello di Kaluga ottanta. ALEKSEJ Capisco, quindi in due governatorati. GAVRJUŠKA Si, in due governatorati. E, solo di domestici, abbiamo: il dispensiere Ignatij, Pavluška, che prima viaggiava con il signore, il lacchè Gerasim, Ivan, anche lui lacchè, Ivan, il bracchiere, un altro Ivan, musicista, poi il cuoco Grigorij, il cuoco Semen, Varuk il giardiniere, Dementij il cocchiere. Ecco come stanno le cose da noi! (Gli stessi, Krugel', Švochnev che entrano guardinghi). KRUGEL' Ho davvero paura che ci sorprenda qui. ŠVOCHNEV Non preoccuparti, Stepan Ivanovic lo tratterrà. (ad Aleksej) Fila via, amico, ti stanno chiamando! (Aleksej esce. Švochnev si avvicina in tutta fretta a Gavrjuška). Da dove viene il tuo padrone? GAVRJUŠKA Proprio ora da Rjazan'. ŠVOCHNEV È un possidente? GAVRJUŠKA Un possidente. ŠVOCHNEV Gioca? GAVRJUŠKA Gioca. ŠVOCHNEV Eccoti un bel biglietto rosso. (Gli porge una banconota). Racconta tutto! GAVRJUŠKA Ma voi non lo andrete a raccontare al padrone, vero? ŠVOCHNEV e KRUGEL' No, no, non aver paura! ŠVOCHNEV Allora, adesso è reduce da una vincita? Eh? GAVRJUŠKA Ma voi non conoscete il colonnello Čebotarëv? ŠVOCHNEV No, e allora? GAVRJUŠKA Circa tre settimane fa gli abbiamo vinto ottantamila rubli, e la carrozza di Varsavia, e la cassetta da viaggio, e un tappeto, e le spalline d'oro, che a fonderle ci hanno fruttato, da sole, seicento rubli. ŠVOCHNEV e KRUGEL' Come? Ottantamila, mila! Ottantamila, mila! (Krugel' scuote la testa). ŠVOCHNEV (a Krugel') Pensi ci sia qualcosa di poco pulito? Adesso lo scopriremo, (a Gavrjuska) Ascolta, che cosa fa il padrone quando se ne resta da solo a casa? GAVRJUŠKA Come sarebbe che cosa fa? Si sa quello che fa. È un signore che si comporta come si deve: non fa niente. ŠVOCHNEV Menti, è probabile che non metta giù le carte un solo istante. GAVRJUŠKA Non posso saperlo, viaggio con il padrone solo da due settimane. Prima con lui viaggiava sempre Pavluška. Da noi c'è anche il lacchè Gerasim, e poi un altro Ivan, anche lui lacchè, Ivan il bracchiere, Ivan il musicista. Dementij il cocchiere, e alcuni giorni fa ne abbiamo preso un altro dal villaggio. ŠVOCHNEV (a Krugel') Pensi sia un baro? KRUGEL' È molto probabile. ŠVOCHNEV Ma provare, comunque, proveremo. (Si allontanano entrambi di corsa). (Gavrjuška, da solo, canta accompagnandosi con una balalaika). GAVRJUŠKA Che signori svelti! E tante grazie per il bel bigliettino. Mi servirà per comprare una cuffietta per Matrëna e anche per i birichini ci sarà un panpepato. Eh, mi piace questa vita vagabonda! C'è sempre modo di guadagnarsi qualcosa: il padrone ti manda a fare acquisti, da ogni rublo ti metti in tasca almeno dieci copechi. Se ci pensi, che bella vita fanno i padroni al mondo! Te ne vai in giro dove vuoi! Ti sei stufato di Smolensk? Vai a Rjazan', non ti va più Rjazan', vai a Kazan'. Non hai più voglia di stare a Kazan'? Vai pure a Jaroslavl. L'unica cosa è che ancora non ho capito quale città sia più particolare, se Rjazan' o Kazan'. Kazan' deve essere più particolare, perché a Kazan'... (Icharëv, Gavrjuška, poi Aleksej). ICHARËV Mi sembra che non ci sia nulla di speciale in loro, ma d'altra parte... Eh, che voglia avrei di ripulirli! Signore Dio santo, che voglia avrei! Come ci penso, il cuore mi batte forte, davvero. (Prende il pennello, il sapone, si siede davanti allo specchio e comincia a radersi). Mi trema la mano, non posso in alcun modo radermi. (Entra Aleksej). ALEKSEJ Non volete ordinare qualcosa da mangiare? ICHARËV Ma certo, ma certo. Porta dell'antipasto per quattro persone. Del caviale, del salmone, quattro bottiglie di vino. E a lui da' subito da mangiare. (indicando Gavrjuška) ALEKSEJ (a Gavrjuška) Favorite in cucina, hanno preparato per voi. (Gavrjuška esce). ICHARËV (continuando a radersi) Ascolta, ti hanno dato molto? ALEKSEJ Chi, signore? ICHARËV Suvvia, non cercare di sfuggire alle mie domande, parla! ALEKSEJ Si, signore, mi hanno ripagato per il servizio. ICHARËV Quanto, cinquanta rubli? ALEKSEJ Si, signore, mi hanno dato cinquanta rubli. ICHARËV E da me non ne avrai cinquanta, ma ecco qua, guarda, sul tavolo c'è una banconota da cento rubli, pigliala. Di che hai paura? Non morde. Da te non si pretende altro che tu sia onesto, capisci? Che le carte vengano pure da Vachramejkin o da qualche altro mercante, non sono affari miei, ma eccoti in aggiunta un altro mazzo di carte, da parte mia. (Gli consegna un mazzo di carte sigillate). Hai capito? ALEKSEJ E come potrei non capire? Fate pure affidamento su di me, questo è affar nostro. ICHARËV Ma nascondi per bene le carte, affinchè non ti perquisiscano o le vedano. (Ripone il pennello e il sapone e si asciuga con una salvietta). (Aleksej esce). Sarebbe bello, sarebbe molto bello. Ma, lo confesso, quanto mi piacerebbe... (Švochnev, Krugel' e Stepan Ivanovič Utešitel'nyj entrano inchinandosi). ICHARËV (va loro incontro facendo un inchino) Vi prego di scusarmi. La stanza, come vedete, non è certo arredata lussuosamente: ci sono quattro sedie in tutto. UTEŠITEL'NYJ L'accoglienza cordiale del padrone di casa è più preziosa di qualsiasi comodità. ŠVOCHNEV Non è il luogo che conta, ma la compagnia delle brave persone. UTEŠITEL'NYJ Proprio così, lo non potrei mai stare senza compagnia, (a Krugel') Rammenti, mio eccellente amico, quando sono arrivato quaggiù: solo soletto. Figuratevi che non conoscevo nessuno. La padrona di casa, una vecchia. Sulle scale, una serva che era un mostro al di là di ogni immaginazione; vedo che le ronza attorno un militare, che evidentemente non mangia da un pezzo... In breve, una noia mortale. E all'improvviso il destino ha mandato proprio lui, e poi il caso ha voluto che lo incontrassi... Oh, come sono stato contento! Non posso, non posso trascorrere nemmeno un'ora senza la compagnia di un amico. Sono pronto a raccontare a chiunque tutto quel che ho nel cuore. KRUGEL' Questo, amico mio, è un vizio, e non una virtù. L'eccesso è sempre dannoso. Di certo sarai stato ingannato più di una volta. UTEŠITEL'NYJ Si, sono stato ingannato, sono stato ingannato, e lo sarò ancora. E tuttavia non posso fare a meno di essere schietto. KRUGEL' Confesso che la cosa per me è incomprensibile: essere schietti con tutti. Con gli amici è una cosa diversa! UTEŠITEL'NYJ D'accordo, ma l'uomo appartiene alla società. KRUGEL' Le appartiene, ma non del tutto. UTESITEL'NYJ No, del tutto. KRUGEL' No, non del tutto. UTEŠITEL'NYJ No, del tutto. KRUGEL' No, non del tutto. UTEŠITEL'NYJ No, del tutto! No, del tutto! No, del tutto, no, del tutto! ŠVOCHNEV (a Utesitel'nyj) Non discutere, amico mio, hai torto. UTEŠITEL'NYJ (infervorandosi) No, ve lo dimostrerò. È un obbligo... È un, è un, è un... è un dovere! È un, è un, è un... ŠVOCHNEV Bene, si è ingarbugliato! È un tipo che si scalda davvero: le prime due parole che dice le si riesce ancora a capire, ma poi non ci si capisce più nulla. UTEŠITEL'NYJ Non posso, non posso! Se si vanno a toccare gli obblighi o i doveri, non capisce più niente. Di solito avverto in anticipo: «Signori, se si parlerà di qualcosa del genere, scusatemi tanto, ma mi infervorerò». È una specie di ebbrezza, e mi sento ribollire il sangue. ICHARËV (tra sé) Eh, no, caro mio! Li conosciamo quelli che si infervorano e si riscaldano alla parola "obbligo". Può anche darsi che ti senta ribollire dentro, ma non in questo caso, (ad alta voce) Allora, signori, mentre si discute di sacri doveri, che ne dite di fare una partitina? (Nel corso della loro conversazione sulla tavola è stata servita la colazione). UTEŠITEL'NYJ Volentieri, se non si tratta di una posta troppo alta, perché no? KRUGEL' Non mi sottraggo mai ai piaceri innocenti. ICHARËV E forse in questa locanda ci saranno delle carte, no? ŠVOCHNEV Oh, basta solo ordinarle. ICHARËV Le carte! (Aleksej si da da fare attorno al tavolo da gioco). E intanto, signori, vogliate favorire! (indicando con la mano gli antipasti ed avvicinandosi al tavolo) Il pesce secco non deve essere granché, ma il caviale non sembra male. ŠVOCHNEV (mettendosene in bocca un pezzetto) No, anche il pesce secco può andare. KRUGEL' (facendo lo stesso) E il formaggio è buono. Anche il caviale non è male. ŠVOCHNEV (a Krugel') Ricordi che formaggio eccellente abbiamo mangiato un paio di settimane fa? KRUGEL' No, in tutta la mia vita non dimenticherò mai il formaggio che ho mangiato da Pëtr Aleksandrovic Aleksandrov. UTEŠITEL'NYJ E quando, mio eccellente amico, è buono il formaggio? È buono quando, finito un pranzo, ce ne ammassi subito sopra un altro, ecco dov'è il suo autentico significato. È come un bravo quartiermastro che dice: «Siate i benvenuti, signori, c'è ancora posto». ICHARËV Siate i benvenuti, signori, le carte sono in tavola. UTEŠITEL'NYJ (accostandosi al tavolo da gioco) Ah, come ai bei tempi andati! Hai sentito, Svochnev, le carte, eh? Quanti anni... ICHARËV (a parte) E finiscila con queste smorfie!... UTEŠITEL'NYJ Volete tenere voi il banco? ICHARËV Un banco piuttosto basso, se permettete, di cinquecento rubli. Volete tagliare? (Mescola le carte). (Il gioco ha inizio). ŠVOCHNEV Un quattro, un asso, e dieci su tutti e due. UTEŠITEL'NYJ Da' qua, amico mio, il tuo mazzo: mi sceglierò una carta alla fortuna della moglie del governatore della nostra provincia. KRUGEL' Permettetemi di aggiungere un nove. UTEŠITEL'NYJ Švochnev, dammi il gesso. ŠVOCHNEV Al diavolo! Annoto e cancello. UTEŠITEL'NYJ Alzo la puntata di cinque rubli! KRUGEL' Parole! Attendenz! Permettetemi di guardare, a quanto pare dovrebbero esserci altri due tre nel mazzo. UTEŠITEL'NYJ (salta in piedi, parlando fra sé) Al diavolo, c'è qualcosa che non va. Le carte sono diverse, questo è chiaro. (Il gioco continua). ICHARËV (a Krugel') Permettete, mantenete entrambe le puntate? KRUGEL' Entrambe. ICHARËV Non alzate la posta? KRUGEL' No. ICHARËV (a Švochnev) E voi che fate? Non puntate? ŠVOCHNEV Se permettete, salto questa mano. (Si alza dalla sedia, si accosta in tutta fretta a Utešitel'nyj e dice parlando rapidamente) Che il diavolo lo porti, amico mio! Questo bara, e fa quello che vuole. È un baro di prima categoria! UTEŠITEL'NYJ (tutto agitato) Ma dobbiamo dunque dire davvero addio agli ottantamila rubli? ŠVOCHNEV Certo che bisogna dire addio quando non si possono pigliare. UTEŠITEL'NYJ Beh, questo è ancora da vedersi, intanto è meglio spiegarsi con lui! ŠVOCHNEV Come? UTEŠITEL'NYJ Rivelandogli tutto. ŠVOCHNEV Perché mai? UTEŠITEL'NYJ Dopo te lo dirò. Andiamo. (Si avvicinano entrambi a Icharëv e gli battono un colpo sulle spalle dai due lati). UTEŠITEL'NYJ e ŠVOCHNEV Su, basta sprecare a vuoto le vostre cartucce. ICHARËV (con un sussulto) Come? UTEŠITEL'NYJ e ŠVOCHNEV Che c'è da stare a raccontare, non avete forse riconosciuto chi è come voi? ICHARËV (con fare cortese) Permettetemi di sapere in che senso devo intendere la cosa... UTEŠITEL'NYJ, ŠVOCHNEV e KRUGEL' Allora, senza ulteriori parole e cerimonie. Abbiamo visto la vostra arte e, dovete crederci, siamo nella condizione di rendere onore al merito. E per questo, anche a nome dei nostri compagni, vi propongo un'alleanza amichevole. Unendo le nostre conoscenze e i nostri capitali possiamo agire in modo incomparabilmente più efficace che separatamente. ICHARËV Fino a che punto devo credere alla veridicità delle vostre parole?... UTEŠITEL'NYJ, ŠVOCHNEV e KRUGEL' Ecco fino a che punto: la sincerità noi la ripaghiamo con la sincerità. Confessiamo apertamente di esserci accordati per sbancarvi, perché vi avevamo preso per un uomo qualunque. Ma ora vediamo che a voi sono noti i segreti più elevati. Volete quindi accettare la nostra amicizia? ICHARËV Come potrei rifiutare una proposta così cordiale? UTEŠITEL'NYJ, ŠVOCHNEV e KRUGEL' E allora stringiamoci la mano tutti quanti! (Tutti, a turno, stringono la mano a Icharëv). UTEŠITEL'NYJ, ŠVOCHNEV, KRUGEL' e ICHARËV E così da ora in poi sarà tutto in comune, senza ulteriori finzioni e cerimonie! UTEŠITEL'NYJ Permettetemi di sapere quando avete cominciato a studiare le profondità di questa scienza? ICHARËV Confesso che fin dalla più tenera età è stata sempre la mia aspirazione. Già a scuola, mentre i professori facevano lezione, io tenevo il banco di nascosto con i miei compagni. UTEŠITEL'NYJ Lo supponevo. Un'arte simile non la si acquisisce senza che sia praticata fin dagli inizi della giovinezza. Rammenti, Švochnev, quel fanciullo prodigio? ICHARËV Quale fanciullo? UTEŠITEL'NYJ Su, racconta! ŠVOCHNEV Non dimenticherò mai quell'episodio. Suo genero (indica Utešitel'nyj), Andrej Ivanovic Pjatkin, mi dice: «Švochnev, vuoi vedere un prodigio? Un fanciullo di undici anni, figlio di Ivan Michalovič Kubyšev, sa barare con un'abilità superiore a quella di qualsiasi giocatore! Vai nel governatorato di Tetjušev e vedrai!», lo, confesso, mi recai immediatamente nel governatorato di Tetjušev. Chiedo dove si trova il villaggio di Ivan Michalovič Kubyšev e vado dritto da lui. Ordino di annunciarmi. Viene fuori un uomo di età rispettabile. Mi presento e dico: «Scusate, ho sentito che Iddio vi ha ricompensato con un figlio eccezionale». «Sì, lo ammetto, - dice (e mi piacque che lo abbia fatto così, senza alcuna protesta o scusa) - sì, - dice - è così: sebbene per un padre non sia bene elogiare il proprio figliolo, ma è in effetti una sorta di portento. Misa, - dice, - mostra all'ospite la tua arte!» Dunque, il fanciullo, poco più di un bambino, non mi arrivava nemmeno alla spalla, e ai miei occhi non era nulla di speciale. Cominciò a dare le carte, ed io rimasi sbalordito. Era una cosa che va al di là di qualsiasi descrizione. ICHARËV Possibile che davvero non si notasse nulla? ŠVOCHNEV No, assolutamente no. Nemmeno una traccia! E io guardavo con tanto d'occhi. UTEŠITEL'NYJ Un fenomeno, un fenomeno! ICHARËV Quando penso che per fare una cosa simile son necessarie conoscenze basate sull'acume della vista, sullo studio approfondito della moschettatura... UTEŠITEL'NYJ Anche se oggi tutto ciò è molto semplificato. Oggi i segni e i segnetti sulla moschettatura sono ormai fuori dall'uso: si tende a studiare la combinazione. ICHARËV Intendete la combinazione del disegno? UTEŠITEL'NYJ Esatto, la combinazione del disegno sul dorso delle carte. In una città - in quale esattamente non voglio dirlo - c'è un uomo rispettabile che ormai non si occupa d'altro che di questo. Ogni anno riceve da Mosca alcune centinaia di mazzi, da chi precisamente non si sa, è coperto dal segreto. Tutto il suo compito consiste nel venire a capo della moschettatura di ciascuna carta e nell'inviarne la combinazione. Guarda un po' com'è disposto il disegno del due! E su quell'altra carta, invece, è così! Solo per questo riceve cinquemila rubli in contanti all'anno. ICHARËV Si tratta pur sempre di una faccenda importante. UTEŠITEL'NYJ E d'altra parte è cosi come dev'essere. È quello che in economia politica si chiama divisione del lavoro. È come dal carrozzaio: non è certo lui che fa tutto l'equipaggio da solo; da del lavoro da fare al fabbro e al tappezziere. Altrimenti non gli basterebbe una vita intera. ICHARËV Consentitemi di rivolgervi una domanda: come vi siete comportati fino ad oggi con la circolazione dei mazzi? Non è sempre possibile corrompere un servo. UTEŠITEL'NYJ Che Dio ce ne scampi! E poi è pericoloso. Significa che spesso si rischia di compromettersi. Noi facciamo diversamente. Dunque, un nostro agente arriva per la fiera, prende alloggio nella locanda della città facendosi passare per un mercante. Non ha ancora avuto il tempo di affittare una bottega, i bauli e tutto il carico per il momento li tiene in camera. Vive alla locanda, spende tutto quello che ha, mangia, beve e all'improvviso sparisce non si sa dove, senza aver pagato il conto. Il padrone rovista la stanza. Vede che è rimasto un fagotto; lo apre, e ci trova cento mazzi di carte. Naturalmente le carte vengono vendute sull'istante in un'asta pubblica. Le hanno vendute a meno di un rublo, i mercanti le hanno acquistate in men che non si dica. E in quattro giorni tutta la città è finita sbancata! ICHARËV Molto astuto. ŠVOCHNEV E quella storia del possidente?... ICHARËV Che è successo al possidente? UTEŠITEL'NYJ Anche quella faccenda non è stata condotta male. Non so se lo conoscete, c'è il possidente Arkadij Andreevič Dergunov, un uomo ricchissimo. Gioca perfettamente, è di un'onesta senza pari, non c'è modo, capite, di avere la meglio su di lui: si occupa lui di tutto, la sua servitù è istruita, dei veri camerieri, la casa è un palazzo, un villaggio, dei giardini, e tutto all'inglese. In breve, un signore russo nel pieno senso della parola. Abitavamo da lui già da tre giorni. Come procedere con l'affare? Non c'era semplicemente modo. Ma alla fine ci venne un'idea. Una mattina sfreccia accanto al palazzo una trojka. Nella carrozza siedono dei giovanotti. Ubriachi fradici, di più non era possibile, cantano a squarcia gola e vanno a spron battuto. A un simile spettacolo, tutta la servitù corre fuori, come era prevedibile. Si divertono, ridono e si accorgono che dalla carrozza è caduto qualcosa, accorrono, vedono che è una valigia, gridano: «Fermatevi!». Macché! Sulla strada non è rimasta altro che la polvere. Aprono la valigia e vedono: della biancheria, un vestito, duecento rubli in contanti e una quarantina di mazzi di carte. E, com'era naturale, al denaro non vollero rinunciare, e le carte finirono sui tavoli del padrone, e il giorno dopo, di sera, padrone e ospiti se ne [rimasero senza neppure una copeca in tasca, e il gioco finì]. (riprende il canto di Gavrjuška, che si accompagna con la baìalajka) (traduzione di
Serena Prina)
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia; Roma, Auditorium Parco della Musica, 18 Novembre 2006, direttore Valery Gergiev |
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