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Sinfonia n. 4 in re minore
per orchestra, op. 120 (in due versioni)

Musica: Robert Schumann
  1. Ziemlich langsam. Lebhaft (re minore - re maggiore)
  2. Romance - Ziemlich langsam (re minore - re maggiore - re minore)
  3. Scherzo. Lebhaft (re minore). Trio (si bemolle maggiore - re minore). Etwas zuruckhaltend (si bemolle maggiore)
  4. Langsam (re minore). Lebhaft. Schneller. Presto (re maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: prima versione Lipsia 9 settembre 1841; seconda versione Düsseldorf: 19 dicembre 1851
Prima esecuzione: prima versione Lipsia, Gewandhaus Saal, 6 dicembre 1841; seconda versione Düsseldorf, Neues Theater, 30 dicembre 1852
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1853

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Sinfonia in re minore di Schumann fu composta durante l'estate del 1841, in quattro giorni del mese di settembre sull'abbrivo dell'impetuoso slancio creativo che aveva indotto il trentunenne musicista a scrivere di getto in gennaio, in soli tre giorni, la Prima Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38, in febbraio la Sinfonietta in mi maggiore (che, riveduta nel 1845, avrebbe assunto il nome di Ouverture, Scherzo e Finale), e in seguito un abbozzo di una sinfonia in do minore, il cui materiale tematico fu trasferito poi ai Bunte Blätter op. 99 per pianoforte, nonché la Fantasia in la minore per piano e orchestra (che sarebbe poi confluita nel Piano-Concerto op. 54). A differenza della Prima Sinfonia, applauditissima il 31 marzo 1841 a Lipsia, nell'esecuzione diretta da Mendelssohn, l'accoglienza tributata alla Sinfonia in re minore il 6 dicembre dello stesso anno, pure al GEWandhaus di Lipsia, sotto la bacchetta di Ferdinand David, fu assai poco calorosa, inducendo l'autore alla «consapevolezza che le opere scritte con tanta precipitazione abbisognavano di rielaborazioni, specie nell'orchestrazione», secondo una lettera alla moglie Clara. Fu così che tale lavoro venne dato alle stampe soltanto nel 1853 a Düsseldorf come Quarta Sinfonia e col numero d'opus 120, mentre nel frattempo erano state composte nel 1845 una Sinfonia in do maggiore (denominata Seconda, col numero d'opus 61) e nel 1851 un Sinfonia in mi bemolle maggiore (cioè la Terza, «Renana» op. 97), entrambe pubblicate senza ulteriori ripensamenti. In realtà la revisione cui Schumann sottopose la Sinfonia in re minore si limitò ad una limatura di certe parti strumentali, specie di fiati, non interferendo affato nella struttura originaria della composizione, la cui singolarità non risiede tanto nell'apparente, rapsodico andamento esteriore - a proposito del quale l'autore era stato a lungo incerto se chiamare il lavoro «Sinfonia» o «Symphonische Phantasie» (Fantasia sinfonica) o «Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale in un solo tempo» - quanto nell'esemplare organicità dello schema, un esito senza precedenti per Schumann, che pure è stato il teorico della soggettiva liberazione di emozioni e sentimenti in nome della romanticissima esaltazione dell'espressione artistica. Il materiale tematico della Sinfonia in re minore, nei quattro movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, deriva da tre motivi presenti nella lenta introdutione, costituito il primo dalla melodia iniziale, rappresentato il secondo dal successivo disegno in semicrome dei violini, raffigurato il terzo dagli accordi ritmati dei legni. Dal punto di vista lessicale, Schumann elabora, nei vari episodi della Quarta, tale materiale motivico in modo da sintonizzarlo con l'espressione dei più svariati e contrapposti stati emozionali, trascorrendo dall'inquietudine, intrisa di atmosfere demoniache, dell'Allegro alla struggente e nostalgica effusione della Romanza, all'incalzante vitalità dello Scherzo, al clima idilliaco del Trio ed alla trascinante baldanza del Finale: il tutto comunque secondo coordinate di intensificazione espressiva proprie della Romantik.

L'autentica novità della Sinfonia in re minore è però di carattere strutturale, inerendo ai nessi instaurati all'interno dei movimenti stessi, per l'intervento dell'autore sul linguaggio in funzione di un'unitarietà fondamentale, prospettata secondo concezioni del tutto originali. Lo schema unitario della Quarta cioè non si estrinseca soltanto in una semplice sutura tra i vari tempi, come in parte già era stato realizzato da Beethoven, da Mendelssohn o da Berlioz, ma risulta predeterminato dall'impiego «di un materiale tematico derivante da un'unica cellula e con l'adozione di una tonalità cioè il re, maggiore o minore, sostanzialmente immutata, salvo l'inizio della Romanza e del Trio», come ha osservato il Young, il quale poi precisa che «nelle prime battute dell'Introduzione, Schumann ha collocato il nucleo generatore della Sinfonia, facendo derivare dal disegno degli archi sulla quarta corda il tema principale del primo movimento, il soggetto secondario del secondo tempo e, nello Scherzo, il tema del Trio; dal suo rovescio, discende il primo soggetto del secondo movimento, oltre al tema dello Scherzo; da una nota puntata viene dedotto un disegno - presente pure nell'Introduzione - di note puntate, da cui dipendono il soggetto secondario del primo movimento e il tema principale del Finale». Anche altri motivi e frammenti melodici, che si affacciano successivamente nel corso della Sinfonia in re minore, appaiono sempre interrelati reciprocamente, entro il rigido schema concettuale preordinato dall'autore, che spesso appare intenzionato ad allontanarsi dalla forma della sinfonia tradizionale, per esempio con l'omettere, nel primo movimento, la ripresa, contemplata invece nell'ultimo tempo, quando però non ricompare il tema principale. Tale proposito sembra però contraddetto dal fatto che Schumann ha mantenuto, seppur formalmente, la suddivisione in quattro parti della sinfonia - con i due movimenti estremi elaborati secondo la forma sonata e al centro un tempo lento ed un tempo veloce - quasi volesse rispettare un retaggio, seppure esteriore, della sinfonia convenzionale, nel momento stesso in cui ne innovava la struttura dall'interno, secondo il principio dell'unità tematica. Al riguardo sembra però opportuno anche ricordare che il Werner ha invece osservato «con quale precarietà, rispetto alle sue asserzioni, l'autore ha legato tra loro i movimenti della Quarta, perché il secondo tempo si riallaccia al primo, di per sé già concluso, soltanto in ossequio a un dato schema teorico programmato, mentre il terzo è legato al secondo grazie all'artificio della sospensione alla dominante, il quarto infine al terzo soltanto in virtù di una Coda, dall'evidente forzatura». Altra questione assai interessante è quella dell'orchestrazione perché alcuni critici ebbero ad obiettare un'eccessiva presenza di «raddoppi», lamentando quindi una certa «povertà» di strumentazione: e della Quarta furono realizzate, specie sul finire del secolo scorso e all'inizio del Novecento, varie versioni rivedute. L'opinione corrente al giorno d'oggi è invece di segno contrario: normalmente viene eseguita la stesura dell'autore, nella fondata convinzione che l'orchestrazione di Schumann rappresenti precisamente il suono cui egli pensava.

Gli studi più recenti infine ribadiscono la tesi che il sinfonismo schumanniano è una delle chiavi di volta della creatività orchestrale del XIX secolo, per le influenze suscitate sulle generazioni successive di compositori, da Franck a Bruckner a Mahler ecc., tutti stimolati dall'anelito di Robert Schumann a rappresentare il mondo dei sentimenti in una forma fantastica e dall'inesausta sua lotta per il rinnovamento della musica.

Lugi Bellingardi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Sinfonia n. 4 è la seconda (cronologicamente) composta da Schumann. Essa venne iniziata il 30 maggio del 1841 (appena dieci giorni prima egli aveva terminato la Fantasia per pianoforte e orchestra) e portata a compimento il 9 ottobre dello stesso anno. Il compositore revisionerà la partitura dieci anni dopo. La prima esecuzione della versione del 1841 ebbe luogo a Lipsia il 6 dicembre dello stesso anno. Ottenne però un parziale insuccesso che spinse il compositore a ritirarla dalla circolazione, per riproporla, rivista, a Düsseldorf il 3 marzo del 1853. Schumann considerava la revisione, ovviamente, come un grande miglioramento, ma numerosi, al contrario, sono i pareri negativi (tra cui quello, illustre, di Brahms). Sinteticamente si può dire che la revisione migliora la logica, la concezione strutturale della sinfonia ma ne peggiora, appesantendola, l'orchestrazione. Ancor più che nella Prima Sinfonia appare in questa, come centro del pensiero compositivo schumanniano, il lavoro di interrelazione tra i temi. I confini della forma classica non sono congeniali a Schumann, e ciò è dimostrato anche dal fatto che nella revisione egli richiede l'esecuzione dell'intera sinfonia senza interruzioni tra i diversi movimenti. Garantita l'unità mediante i rimandi tematici, l'opera si svolge secondo le linee di una fantasia di ampie proporzioni,  seguendo un criterio formale che anticipa piuttosto le forme cicliche usate dai tardo-romantici.

L'intera Sinfonia n. 2 si basa sullo sviluppo di due brevi frammenti tematici presentati nell'Introduzione (il primo da fiati, archi e timpani, il secondo dai violini primi). Il primo frammento tematico riapparirà leggermente variato nella Romanze e nel Trio dello Scherzo; il secondo costituisce, di fatto, sia ilprimo che il secondo soggetto del Lebhaft che segue l'Introduzione (prima in re minore, poi nel relativo maggiore, fa), e proprio dal suo sviluppo viene derivato il ritmo di marcia del finale (nella revisione del 1851 l'interrelazione  tematica di questo passaggio sarà spinta ancor più a fondo).Tranne che per l'inizio della Romanze e per il Trio dello Scherzo, il centro tonale è sempre basato sul re (alternando maggiore e minore). Si può notare in questa, che senza dubbio è l'opera più importante di Schumann in campo sinfonico, un'influenza del Beethoven della Quinta Sinfonia (si osservi in particolare la transizione, Langsam, fra lo Scherzo e il finale).

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Come si è già accennato, la Sinfonia in re minore op. 120 non è la quarta bensì la seconda scritta da Schumann.

La prima versione eseguita a Lipsia il 6 dicembre del 1841 è in realtà una "Fantasia sinfonica" e contiene già i caratteri più innovativi del lavoro, pensato secondo evidenti criteri di ciclicità. Ma questa versione iniziale, presentata accanto all'Ouverture, Scherzo e Finale op. 52 non piacque al pubblico del Gewandhaus. Nell'autunno del 1851, mentre è a Düsseldorf, Schumann riceve la visita di amici e familiari del musicista Norbert Burgmüller, recentemente scomparso lasciando incompiuti i due movimenti finali di una Sinfonia. Schumann non se la sente di lavorare ex-novo sugli appunti dell'ultimo movimento, ma accetta con slancio l'incarico di orchestrare lo Scherzo, lavoro che ha termine il 2 dicembre. Pochi giorni dopo Schumann è di nuovo all'opera, ma questa volta per riprendere in mano la propria Sinfonia in re minore che verrà infine pubblicata in quella che è oggi la versione comunemente eseguita in concerto. Le modifiche effettuate sulla versione originale consistono principalmente nella revisione della strumentazione, allo scopo di rendere più chiaro il tessuto orchestrale, ma vengono apportate anche significative trasformazioni nell'introduzione al primo movimento ed è eliminato un lungo passaggio Iniziale nel terzo, una sorta di Corale degli ottoni. La modifica più notevole ha però luogo nella transizione al Finale, dove Schumann richiama un inquietante disegno che contraddistingue il primo movimento. Il prodotto conclusivo dà veramente l'impressione di un grande lavoro unitario, dove i tempi, per espresso volere di Schumann, si susseguono senza soluzione di continuità e dove la forma viene piegata appunto alle esigenze espressive di una fantasia in forma ciclica, così come Liszt farà di li a breve con la propria Sonata per pianoforte in si minore, non a caso dedicata a Schumann.

È da notare però che vi furono anche degli irriducibili estimatori della prima versione della Sinfonia in re minore, e tra questi il più illustre è Brahms, che ne caldeggia la riproposta in sede di concerto negli anni '80 e riesce a farla pubblicare nel 1891 nonostante l'opposizione di Clara Schumann che aveva curato la revisione della seconda versione della Sinfonia in re minore per Breitkopf in vista della pubblicazione ufficiale come op. 120. La prima versione, al contrario della seconda, riporta ancora le indicazioni di tempo in lingua italiana. Nel suo lavoro di chiosatura delle quattro Sinfonie di Schumann, Mahler opererà particolari modifiche proprio nel caso della Quarta, da lui diretta assieme alla Seconda. La Sinfonia in re minore viene eseguita per la prima volta a Düsseldorf il 3 Marzo del 1853.

Ancora una introduzione lenta caratterizza l'incipit, con l'esposizione di due temi che avranno una importanza decisiva nel corso dell'intero lavoro. Il primo tema ricorda, per il suo andamento quasi di solenne processione e il suo estremo legato, l'analoga introduzione della Sinfonia n. 2. Il secondo, così tipicamente schumanniano nella sua tortuosità, viene completamente trasformato in modo assertivo nel successivo Allegro che espone altri due temi di straordinaria importanza, uno quasi in forma di marcia e un altro estremamente melodioso e di ampia arcata. Contrariamente alle regole classiche non vi è qui ripresa e la seconda e terza idea vengono a lungo sviluppate fino a portare a una conclusione raggiante nella tonalità di re maggiore. La breve Romanza sembra un tenero omaggio all'amico Mendelssohn da poco tempo scomparso e dal punto di vista strumentale si contraddistingue per una affascinante miscela del suono dell'oboe e dei celli. A una prima idea originale segue la trasformazione del tema primo che avevamo ascoltato nell'Introduzione. L'energico Scherzo successivo, ha quasi la forma di un canone, con un Trio che richiama la seconda idea della Romanza (e quindi la prima dell'Introduzione). Una pagina di transizione davvero straordinaria prepara la comparsa dell'ultimo movimento della sinfonia: si tratta di un Lento di grande tensione espressiva ("L'oscurità prima dell'alba" secondo l'efficace descrizione di Donald F. Tovey). Il Finale si può considerare come una specie di riassunto dei movimenti precedenti (notevole la trasformazione del tema di marcia che avevamo ascoltato nel primo tempo) che procede con una sorta di accumulo di tensioni fino a sfociare in una travolgente coda caratterizzata da una nuova idea piena di ottimismo.

Guida all'ascolto 4 (nota 4)

Sebbene sia stala scrina nello Slesso anno della Prima, la Quarta Sinfonia ebbe, rispetto a quella, una genesi più lunga e tormentala, tanto che, dopo il suo completamento tra il maggio e il settembre 1841 e una prima esecuzione il 6 dicembre dello stesso anno, salutata da scarso successo, Schumann decise di chiuderla momentaneamente in un cassetto. Solo dieci anni più lardi, nel 1851, egli vorrà ritoccarne la struttura e soprattutto l'orchestrazione, dando a essa la sua veste definitiva; cosicché, questa, che cronologicamente è la seconda sinfonia di Schumann, è stata catalogata come Quarta Sinfonia. Opera impostata sull'uso trasversale del materiale tematico che ritorna ciclicamente nei diversi movimenti, la Quarta vede tra i suoi rifacimenti postumi del 1851 il tentativo dell'autore di collegare con continuità i quattro tempi in un unico flusso continuo. Lo stesso titolo di «fantasia sinfonica», pensato inizialmente da Schumann, sembra suggerirci il tentativo di sperimentare una nuova costruzione formale, tentativo che tuttavia non porta a un superamento della struttura sinfonica tradizionale a cui, nonostante diverse anomalie, l'opera resta ancora soslanzialmente legata.

Nell'introduzione del primo movimento un lento profilo melodico si snoda sopra un cupo pedale staccato dall'orchestra, evocando un senso di guardinga attesa; il tempo quindi si stringe e in poche battute si giunge al serrato profilo iniziale dell'Allegro, una sorta di leitmotiv, di motore ritmico dell'intero primo movimento (lo ritroveremo anche nel quarto) che, seppure con alcune differenze, partecipa anche alla formazione del secondo tema. Anche nello Sviluppo il primo tema continua a essere il filo conduttore, anche se qui, luttavia, Schumann arricchisce l'iniziale povertà di materiale tematico aggiungendo due nuovi elementi: il primo di tipo ritmico-accordale, il secondo di carattere più melodico. Buona parie dello Sviluppo fin qui ascollalo viene quindi ripetuto con uno spostamento di tonalità. Questa ricapitolazione del materiale tematico viene ritenuta sufficiente da Schumann, che rinuncia a una Ripresa tradizionale, puntando direttamente al finale con ulteriori citazioni del materiale dell'Esposizione, con la rielaborazione del tema melodico nato nello Sviluppo e la stretta conclusiva.

La Romanza si apre con un accordo iniziale dei fiati che introduce il mesto incedere di oboe e violoncelli, sopra uno scarno accompagnamento orchestrale; a sorpresa torna quindi il tema introduttivo del primo movimento, riproposto integralmente in una diversa tonalità. Successivamente, la cupa aura iniziale si dissolve in un ampio e disteso episodio in modo maggiore, nel quale il violino solista traccia un lungo profilo terzinato che ricorda sonorità proprie del concerto. Come un triste memento torna quindi il tema iniziale per la coda conclusiva.

Vigoroso e passionale è invece il tema dello Scherzo, che evolve stemperando gradualmente il proprio impeto, per poi tornare al piglio iniziale grazie ai ritornelli. Nettamente contrastante è invece l'episodio centrale (Trio): un elegiaco tessuto armonico dell'orchestra di sapore quasi impressionistico (ante litteram), attraversato da una linea continua dei violini che riprende il profilo terzinato ascoltalt nella Romanza. Le due sezioni, Scherzo e Trio, vengono quindi riproposte senza ritornello, mentre uno statico episodio di collegamento porta al quarto movimento.

L'introduzione del finale inizia con un vibrante tappeto armonico da cui emergono lontani ricordi del primo movimento, per poi giungere a un accordo sospensivo di dominante. Ecco dunque il primo tema, formato da ritmati stacchi accordali dell'orchestra, al quale si contrappone l'aggraziata e accattivante melodia del secondo tema. Dopo una breve successione di accordi tesi e vibranti, lo Sviluppo si dispiega nella sommessa reiterazione di un frammento ritmico del primo tema, che culmina in uno stentoreo intervento dei corni. Il motivo della transizione, interrotto a singhiozzo da stacchi accordali, preannuncia quindi l'arrivo della Ripresa, che propone il solo secondo tema trasportato nella tonalità principale, mentre gli stacchi accordali di inizio Sviluppo preparano l'ascoltatore all'episodio conclusivo, completato dalla rapidissima stretta finale.

Carlo Franceschi De Marchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 13 febbraio 1977

(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dalla Guida alla Musica Sinfonica a cura di Ettore Napoli, Zecchini Editore, Varese, Ottobre 2010
(4) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato allo speciale n. 69-70 della rivista Amadeus

Ultimo aggiornamento 10 febbraio 2012


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it