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Quartetto per archi
n. 1
in la minore, op. 41 n. 1
Musica: Robert Schumann
Composizione: Lipsia, 2 giugno - 8 giugno 1842 Prima esecuzione privata: Lipsia, residenza di Schumann, 13 settembre 1842 Prima esecuzione pubblica: Lipsia, Gewandhaus Saal, 8 gennaio 1843 Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1843 Dedica: Felix Mendelssohn Guida
all'ascolto (nota
1)
I tre Quartetti dell'op. 41, i soli che Schumann abbia scritto per questo complesso strumentale, furono composti nel 1842, l'anno definito dai musicologi della "musica da camera" e in cui l'artista avrebbe creato anche il Quintetto op. 44 e il Quartetto per archi e pianoforte. Infatti, secondo una classificazione largamente accettata, Schumann compose tra il 1830 e il 1839 esclusivamente musica pianistica, dai Papillons al Carnaval, dai Pezzi fantastici alle Scene infantili; nel 1840 rimase impegnato nella composizione di oltre cento Lieder per canto e pianoforte, mentre nel 1841 rivolse la sua attenzione alle grandi forme musicali e compose, fra l'altro, le Sinfonie in si bemolle e in re minore, in cui riversò la pienezza di sentimento del suo animo, che «è ricco di musica sino a scoppiare», come aveva scritto egli stesso in una delle ardenti lettere indirizzate a Clara Wieck, che era riuscita a sposare proprio nel 1840 dopo una lunga, tormentata e tenace opposizione dell'austero padre della ragazza, Friedrich Wieck, suo maestro di pianoforte a Lipsia. Si sa che l'8 aprile 1842 Schumann aveva chiesto all'editore Breitkopf di mandargli tutte le partiture dei Quartetti di Mozart e di Beethoven e nel suo quaderno di appunti aveva scritto le seguenti annotazioni: «28 aprile: ho studiato i Quartetti di Beethoven; 6 maggio: ho studiato i Quartetti di Mozart; 2 giugno: schizzi per un mio Quartetto; 4 giugno: ho iniziato un Quartetto in la minore». Nel mese di luglio concluse non soltanto il primo Quartetto, ma anche il secondo in fa maggiore e il terzo in la maggiore, e li dedicò a Felix Mendelssohn, il quale si dimostrò amico sincero e ammiratore senza riserve verso il musicista di Zwickau. Sin dall'Introduzione grave e solenne del Quartetto op. 41 n. 1 si avverte un'influenza del modo di comporre beeethoveniano, secondo cui il tema melodico scorre e acquista densità di espressione da uno strumento all'altro, nel rispetto della forma-sonata. Il tema principale rimane sempre dominante, ma diventa più articolato e vivo nell'Andante e nell'Allegro successivi, dove non manca quell'affettuosa cantabilità intimistica, che è tipica della sensibilità romantica schumanniana. La frase ritmicamente tagliente e ansiosa dello Scherzo sembra che sia stata ricavata da un trio di Heinrich Marschner e utilizzata da Schumann anche in uno dei suoi mirabili Lieder per canto e pianoforte. Di linea liederistica, così pura e intensa nello svolgimento della poesia melodica, è l'Adagio che fa pensare a quei movimenti ascensionali e spiritualmente disincantati presenti nelle sinfonie dello stesso autore. Di travolgente musicalità è il finale, in cui affiorano accenti anche popolareschi con richiami ai suoni dolci della cornamusa. (1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia; Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 7 marzo 1986 |
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Ultimo
aggiornamento 12 gennaio 2012
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