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Kinderszenen
(Scene infantili)
tredici pezzi per pianoforte, op. 15

Musica: Robert Schumann
  1. Von fremden Ländern und Meuschen (Da genti e paesi lontani) - (sol maggiore)
  2. Curiose Keschichte (Storia curiosa) - (re maggiore)
  3. Hasche-Mann (A rincorrersi) - (si minore)
  4. Bittendes Kind (Fanciullo che prega) - (re maggiore)
  5. Glückes genug (Abbastanza felice) - (re maggiore)
  6. Wichtige Begebenheit (Avvenimento importante) - (la maggiore)
  7. Traumerei (Visione) - (fa maggiore)
  8. Am Camin (Al camino) - (fa maggiore)
  9. Ritter vom Steckenpferd (Sul cavallo di legno) - (do maggiore)
  10. Fast zu ernst (Quasi troppo serio) - (sol diesis minore)
  11. Fürchtenmachen (Bau-bau) - (sol maggiore)
  12. Kind im Einschlummern (Il bimbo si addormenta) - (mi minore)
  13. Der Dichter spricht (Parla il poeta) - (sol maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: 1838
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1839

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Intorno al 1838 Schumann compose una serie di trenta pezzi «caratteristici», piccole schegge del suo immenso mondo poetico: tredici di questi brani divennero le Kinderszenen op. 15, piccole scene di vita familiare, ricordi indimenticabili di un bambino sensibile filtrati dalla mano delicatissima di un poeta. È opportuno anzitutto chiarire che queste pagine non furono concepite da Schumann per pianisti dalle piccole mani; se è vero che la scrittura pianistica non presenta grandi difficoltà esecutive (cosa che induceva Schumann all'autoironia: «Mi piacciono molto le Kinderszenen, quando le suono faccio molta impressione, soprattutto a me stesso»), è anche vero che la destinazione della raccolta non è didattica, come avverrà invece per l'Album für die Jugend concepito nel 1848.

Lo stesso Schumann ne chiarisce la portata e la destinazione in una lettera a Clara dell'11 febbraio 1838: «Se è lecito rinvenire un'eco di quanto una volta mi dicesti circa il fatto che talora assomiglierei a un fanciullo, ebbene essa va trovata in una trentina di piccoli pezzi bizzarri, dodici dei quali [i brani divennero poi tredici] ho chiamato Kinderszenen. Ti divertiranno ma dovrai ovviamente dimenticare di essere una "virtuosa". Essi si spiegano tutti, da sé e nel modo più elementare possibile».

Va infatti ricordato che Clara fu pianista dalle straordinarie doti tecniche, prima eseciitrice di molte opere del marito, suo personale «banco di prova» dal momento che Robert, a causa di esercizi tecnici sbagliati alla tastiera, si era totalmente compromesso la capacità di suonare il pianoforte già dal 1829.

La semplicità è dunque la chiave di lettura per questo capolavoro: semplici e immediate le melodie, elementari ma mai scontate le successioni armoniche, sempre evidenti e ben marcati gli snodi strutturali dei tredici brani. Questa semplicità non deve però far dimenticare la profonda unità d'ispirazione delle Kinderszenen, i cui temi derivano tutti, secondo una famosa analisi di Rudolf Reti, da tre sole cellule fondamentali la cui combinazione dà vita ad atteggiamenti espressivi profondamente diversificati.

La raccolta si apre con una tema dolcissimo, il «c'era una volta...» delle fiabe: Da genti e paesi lontani cui fa seguito il piccolo rondò di Storia curiosa, nel quale si alternano due principi melodici di carattere opposto: il primo energico e affermativo, il secondo più delicato e reclinante.

A rincorrersi è il brano più impegnativo dal punto di vista esecutivo: il gioco festante delle scalette di sedicesimi della mano destra deve essere reso con precisione e uguaglianza. Dopo il gioco e la corsa sfrenata viene la riflessione e la preghiera: Fanciullo che prega è una parentesi di patetico raccoglimento che mette in luce il raffinato gusto armonico di Schumann; la pagina si apre infatti con una delicata nona di dominante e si conclude con un'interrogativa settima di dominante: due accordi instabili, pieni di incertezza e di aspettativa. Anche Abbastanza felice presenta preziose sottigliezze armoniche, come l'incerto ed esitante sol diesis d'apertura o l'ambigua modulazione a fa maggiore conclusiva.

Avvenimento importante, con le sue sgargianti sonorità, rappresenta il giorno di festa e conelude non senza enfasi la prima parte della raccolta, dominata dalle tonalità coi diesis. Con Visione, che è in fa maggiore e rappresenta il momento più intenso delle Kinderszenen, compaiono le morbidezze delle tonalità coi bemolli. Gioia, malinconia, dolore, poesia, sogno: ognuno trovi quello che sente, in questa celebre e ispirata reverie.

Al camino, ancora nella tonalità del sogno, fa maggiore, ci restituisce la tenerezza del focolare domestico; Sul cavallo cavallo di legno il bambino gioca e scherza prima di ripiegare improvvisamente su se stesso in Quasi troppo serio, caratterizzato musicalmente dal continuo spostamento degli accenti. Con Bau-bau si apre il momento dei primi timori, dei fantasmi impossibili; nel tema principale si osservi il controcanto della mano sinistra costituito da un sofferto movimento cromatico discendente. Il primo brivido arriva con la tonalità minore e la linea melodica serpeggiante e ritmicamente decisa della mano sinistra; gli accenti spostati e gli sbalzi tonali del terzo episodio rappresentano forse l'anima agitata del fanciullo.

Poi tutto tace e Il bimbo si addormenta sul ritmo di una dolce ninna-nanna: ecco infine la voce di Schumann (Parla il poeta), che con un linguaggio armonico semplice e immediato arriva diretto al cuore: le sue parole ci giungono come da un ricordo lontano, sbiadito e proprio per questo ancor più delicato e commovente.

Alessandro De Bei

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Assieme all'Album per la gioventù op. 68 e ai Pezzi per pianoforte a quattro mani op. 85 "per bambini grandi e piccoli", le Scene infantili op. 15 sono il testo capitale di quella esplorazione del mondo dell'infanzia, nelle sue connotazioni psicologiche più profonde, intrapreso da Schumann con la coscienza di penetrare in una regione della sensibilità umana ancora sconosciuta alla musica; Schumann non poteva avventurarvisi senza condividere quel mondo, senza sentirlo dentro di sé come categoria eterna del sentimento, svincolata da ogni condizionamento anagrafico; non molti potranno seguirlo su questa strada, non sapendo più scoprire un paese di meraviglia che però è semplice e serio come un tesoro di memorie; ma quelli che lo seguiranno ne riconosceranno intatta l'autorità di maestro, maestro nella materia meno pedante che si possa immaginare: Musorgskij e Cajkovskij e più vicino a noi Ravel e Britten.

Il gusto rappresentativo, la propensione al quadro o al quadretto, è una delle correnti più diffuse nella musica strumentale dell'età romantica; e non solo della musica strumentale, come insegna la fortuna tedesca del Liederspiel, con scenari domestici per piccole storie, e non solo della musica in genere: basta pensare alla genesi dei Pickwick Papers di un Dickens, nati di volta in volta come scene collegate a disegni e vignette. "Scena" è termine famigliare allo Schumann pianistico, dal Carnaval op. 9 ("piccole scene su quattro note") alle Scene del bosco op. 82; anche dove il titolo non compare esplicito, la più gran parte della sua produzione pianistica, e la più tìpica, tende a una forte attitudine rappresentativa; attento alle immagini dei frontespizi, sensibile ai titoli delle composizioni (talvolta pronunciati a bassa voce prima di ogni brano, secondo la testimonianza del pittore Adam Ludwig Richter), Schumann attribuiva alla "scena" un potere evocatore e suggestivo, limitandone tuttavia la portata al momento esecutivo, pubblico, senza interferenze eccessive con la sfera privata della prima intuizione ed elaborazione compositiva.

Le Scene infantili, composte nel 1838 alla vigilia del suo matrimonio con Clara, si snodano come un'amabile suite in tredici istantanee, scritte "per i piccoli fanciulli da un fanciullo grande"; contemporanee alla folgorante estrosità di Kreisleriana, se ne allontanano per la semplicità tecnica, come un'oasi famigliare tutta pace dell'anima. Il musicista si fa osservatore e narratore: il mistero dell'infanzia, la meraviglia per paesi e uomini lontani, è fissata con pochi tratti nel brano d'apertura, seguito dalla "storia curiosa", dal gioco capriccioso, dalla richiesta ingenua di qualcosa di piccolo e di immenso allo stesso tempo, dal quadro della felicità perfetta e della seria e marziale solennità del "grande avvenimento"; al cuore della serie i l'immortale Träumerei, il sogno ineffabile di un'età dell'oro stemperata in canto, e Am Camin, simbolo di una "Haus-Musik" celebrata vicino al focolare. Il "grande fanciullo" condivide ancora la giornata del suo piccolo amico seguendolo sui sussulti del cavallo a dondolo, assecondandolo nelle sue sospensioni "troppo serie", in racconti che fanno spavento, e finendo con l'accompagnarlo fino alla soglia del sonno di un cherubino; alla fine, Il poeta parla: il musicista esce ironicamente dal quadro e parla solo di sé, o meglio sogna, in una tenerezza meditativa che dà forma all'interiorità pura, al sentimento che qualunque parola precisa limiterebbe nella sua libera espansione.

Giorgio Pestelli


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 111 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 6 maggio 1994

Ultimo aggiornamento 28 marzo 2012


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