Logo orchestra
Sinfonia n. 4 in do minore
"Die Tragische"
D. 417

Musica: Franz Schubert
  1. Adagio molto (do minore). Allegro vivace (do minore)
  2. Andante (la bemolle maggiore)
  3. Menuetto: Allegro vivace (mi bemolle maggiore). Trio (mi bemolle maggiore)
  4. Allegro (do minore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: terminata il 27 Aprile 1816
Prima esecuzione: 19 Novembre 1849
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1884

Guida all'ascolto n. 1 (nota 1)

Delle otto Sinfonie di Franz Schubert che sono giunte ai posteri in forma completa — laddove il concetto di "completezza" si riferisce non al numero dei movimenti compiuti ma all'integrità e all'eseguibilità della loro stesura; dunque fra le complete ha posto anche la celebre "Incompiuta" - solamente le ultime due (appunto l'"Incompiuta" e la "Grande") sono opere dell'autore maturo, giunto al pieno possesso dei propri mezzi espressivi. Le prime sei Sinfonie, scritte fra il 1813 e il 1818 (fra i sedici e i ventun anni) sono da considerarsi piuttosto alla stregua di esperienze formative, lavori di fattura anche pregevolissima e di interesse sommo, ma esercitazioni nella difficile tecnica di scrittura orchestrale più che libere manifestazioni della creatività del musicista - creatività che aveva invece già trovato una personalissima definizione nell'ambito della produzione cameristica e liederistica.

Non a caso le Sinfonie giovanili non furono destinate dall'autore alla esecuzione pubblica, ma furono concepite come saggi scolastici, o come materiale per un'orchestra di dilettanti, in una dimensione di musica "domestica" che sembra incompatibile con una grande ambizione "sinfonica". Lo stesso Schubert, in una lettera del 1823, mostrava di essere cosciente di non aver ancora raggiunto dei risultati pienamente originali in campo sinfonico, allorché scriveva: «Veramente non ho nulla per grande orchestra che potrei presentare al mondo con la coscienza tranquilla... Devo pregarti di perdonare la mia incapacità di soddisfare la tua richiesta, ma sarebbe dannoso per me presentarmi con qualcosa di mediocre».

Mediocri certamente non sono le prime Sinfonie, anzi; nella loro ricerca di un linguaggio autonomo, di un personale approccio alla forma sinfonica, esse sono senz'altro gli unici lavori del loro tempo che possano essere considerati degni di un qualche rilievo se accostati con i capolavori beethoveniani. Nel cammino del compositore verso una propria consapevolezza stilistica, la Quarta Sinfonia, terminata il 27 aprile del 1816 ma eseguita probabilmente solo dopo la morte dell'autore, è quella che più di ogni altra sente l'influenza, non sempre positiva, del modello beethoveniano, manifestando una tensione verso esiti drammatici che differenzia quest'opera dai risultati, ancora haydnianamente olimpici, delle opere precedenti (non a caso è l'unica delle prime sinfonie ad essere stata scritta nel modo minore). Lo stesso nomignolo di "Tragica", apposto dall'autore medesimo sul frontespizio della partitura, anche se in un secondo tempo rispetto al momento della creazione dell'opera, vuole certo riallacciarsi alle tenebrose atmosfere dell'ouverture "Coriolano" e della Quinta Sinfonia di Beethoven, che aveva visto la luce nel 1808 e costituiva un inarrivato modello per ogni contemporaneo.

Alla "Quinta" beethoveniana rimanda già la tonalità di do minore, mentre la presenza di quattro corni piega verso una maggiore corposità il consueto organico orchestrale (archi e coppie di flauti, oboi, clarinetti, fagotti, trombe e timpani). Ma la tecnica di scrittura di Schubert si mostra non tanto inadeguata quanto sostanzialmente estranea ai contrasti di contenuto propri de¬l'illustre modello, come emerge prepotentemente già dal primo movimento. Dopo la suggestiva introduzione (Molto adagio), ampia e meditativa, l'Allegro vivace si apre con un tema che ricalca quello del Quartetto op. 18 n. 4 di Beethoven, ma ha implicita nella sua tornitura l'inadattabilità alla tecnica di sviluppo. Delle elaborazioni tematiche, dei complessi sviluppi del sinfonismo di Beethoven, Schubert non trattiene se non una pallida eco, preferendo stemperare tali contrapposizioni nella languida iterazione delle liriche idee melodiche, iterazione che trova un riscontro nella grande libertà dell'impianto tonale (ad esempio la ripresa avviene in una tonalità diversa da quella iniziale).

Ad un intenso lirismo è improntato anche l'Andante (in cui tacciono significativamente trombe, timpani e due dei quattro corni), con la sua sovrabbondanza di materiale tematico e un affettuoso sentimentalismo che guardano ancora verso Mozart (in particolare verso l'analogo movimento della Sinfonia K. 543). Energico e vitale, il Minuetto si basa sul preannunciato impulso ritmico delle sincopi, e trova i suoi momenti più spontanei nella sezione del Trio.

Ma l'intera Sinfonia converge verso il Finale, dove vorrebbe essere più marcata l'influenza beethoveniana; l'idea basilare del movimento consiste infatti nel far seguire alla drammatica concitazione iniziale (un esordio che sembra ancora segnato dalla poetica dello "Sturm und Drang") una progressiva apertura verso il modo maggiore, apertura tramite la quale dovrebbe esprimersi una "catarsi tragica" (secondo la definizione di Alfred Einstein) similare a quella della Quinta di Beethoven. Anche qui, tuttavia, il talento lirico dell'autore ha il predominio, e i giochi di "domanda e risposta" del secondo tema e la lieta fanfara che conclude la composizione ci rimandano a contenuti meno ambiziosi e più cordiali; circostanza questa che in realtà rende più interessante questo discusso movimento. Proprio nel non attingere la dimensione "tragica" cui ambiva fin dal titolo, Schubert ritrova la sua vena più autentica - quella intimistica ed elegiaca - e con essa schiude nuove prospettive alla propria consapevolezza di compositore sinfonico.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto n. 2 (nota 2)

Anche nel 1816 (anno non meno eccezionalmente fecondo del precedente) Schubert compose due sinfonie, la Quarta e la Quinta, dai caratteri molto diversi. La Quarta fu ultimata il 27 aprile 1816. Il soprannome di "Tragica" fu attribuito, a posteriori, dallo stesso Schubert. Questa è la sua unica sinfonia giovanile in tonalità minore, dove la scelta stessa del do minore fa pensare alla volontà di confrontarsi con tensioni beethoveniane. L'esito di questo approfondito impegno espressivo conferma peraltro l'autonomia di Schubert, sia pure con alcuni squilibri. L'introduzione lenta è la migliore composta da lui fino a questa; l'Allegro vivace (il cui primo tema richiama il Coriolano e il Quartetto op. 18 n. 4 di Beethoven) è improntato a un'inquieta, incalzante tensione. Ma la gemma della sinfonia è l'Andante dall'intenso respiro lirico; la prima idea preannuncia l'Improptu op. 142 n. 2 e si alterna con un episodio più oscuro e teso (secondo lo schema A-B-A'-B'-A"). Caratteri oscuri presenta il Minuetto nel cromatismo e nell'inquietudine armonica (in contrasto col Trio). Il finale ha ambizioni sinfoniche simili a quelle del primo tempo e dimensioni più ampie: anche nel suo procedere incalzante appaiono evidenti richiami a Beethoven. Questa fu la seconda sinfonia di Schubert eseguita in un concerto pubblico (Lipsia, 19 novembre 1849).

Guida all'ascolto n. 3 (nota 3 )

Unica fra le Sinfonie di Schubert, insieme all'Incompiuta, ad essere in tonalità minore, la Quarta sinfonia risale al 1816 ed è dotata di un soprannome, "Tragica" attribuitole a posteriori dall'autore stesso. La scelta della tonalità di do minore, le tensioni che investono i movimenti esterni (ma anche l'Andante), la severità della scrittura, l'eccezione dei quattro corni nell'organico (invece dei consueti due): tutto fa pensare al modello di Beethoven, della Quinta sinfonia in modo particolare. La prima esecuzione dovrà attendere molti anni: si svolgerà, infatti, a Lipsia, il 19 novembre 1849, sotto la direzione di August Ferdinand Riccius. Il primo movimento, cui non sono estranee influenze dell'oratorio La Creazione di Haydn (la parte che rappresenta il Caos primigenio), è aperto, al solito, da un'introduzione lenta, solenne, con un tema ascendente che, introdotto dai primi violini, passa agli archi gravi e quindi ai fiati che giocano un ruolo molto significativo, non immemore della Musica funebre massonica di Mozart; l'Allegro vivace che segue, inquieto e intenso, è basato su una costruzione di intervalli di terza, punteggiati da bruschi accordi; crescendo di intensità, prepara all'avvento del secondo tema, in la bemolle maggiore, più melodico ma sempre spinto da un incalzante vortice ritmico, presente fino alla fine dell'esposizione, che porta alla tonalità di do maggiore. Lo sviluppo è dominato dal primo tema, che si ripresenta in si bemolle minore, fino ad una ripresa conclusa ancora dalla melodia di apertura, ancora in do maggiore, quasi una temporanea vittoria delia luce sulle tenebre.

Stupendo è l'Andante che segue, di ampie dimensioni, la cui melodia principale deriva da quella dell'Improvviso n. 2 op. 142 per pianoforte, e che è assolutamente rappresentativo dello stile schubertiano: un lirismo cantabile, ma sottilmente inquieto, orchestrato con leggerezza e economia. La forma è, all'incirca, quella di un rondò (A-B-A'-B'-A"), in cui, all'esposizione del tema, segue un tema in fa minore, ansante e dal ritmo rotto: ascoltiamo poi una melodia più ovattata, affidata ai legni sul tappeto delle note ribattute degli archi, finché si ripresenta il primo tema, mutato di tonalità (la bemolle maggiore) e poi il passaggio in minore, stavolta si bemolle minore. La chiusura si ricollega, anche tonalmente, all'apertura, per poi presentare una breve coda affidata ai legni.

Anche il Minuetto, rispetto a quello delle sinfonie precedenti, è meno lineare e univoco: i cromatismi trasmettono una vena di inquietudine, il carattere di danza è praticamente assente, ed è solo il Trio che costituisce davvero una parentesi serena, grazie anche al momentaneo passaggio da do minore a mi bemolle maggiore. Ma è solo un momento: con il finale, un do minore in 2/2, ripiombiamo nel clima febbrile del primo movimento. Il primo tema, costruito su uno scambio di una tortuosa formula melodica fra violini e fiati, contrasta in maniera efficace con il secondo, addirittura semplicissimo nel suo essere fatto di due note su un intervallo discendente, che archi e fiati si rimandano continuamente; lo sviluppo fa crescere la temperatura emotiva, fino ad una cadenza di do maggiore, tonalità nella quale si avvia anche la ripresa, fino all'apparizione del secondo tema in fa minore (relativo minore del la bemolle maggiore di prima), tonalità severa nella quale la sinfonia si conclude. Da sempre la definizione di Sinfonia "Tragica" ha suscitato dubbi sulla sua efficacia: un musicologo americano la considera addirittura "un commento ironico", mentre Dvorak l'intende nel senso di "con profonda emozione". D'altronde, sottolinea anche Schumann, "una atmosfera tragica comprterebbe altre esigenze": si tratta insomma, come suggerisce Harry Goldschmidt, di una sinfonia "patetica" e non "tragica".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia; Roma, Auditorium di via della Conciliazione, 4 gennaio 1992
(2) Testo tratto dal Repertorio di musica sinfonica a cura di Piero Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dalla Guida alla Musica Sinfonica a cura di Ettore Napoli, Zecchini Editore, Varese, Ottobre 2010

Ultimo aggiornamento 7 gennaio 2012


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it