Nello sterminato catalogo della musica composta da Alessandro Scarlatti (del quale quest'anno celebriamo i trecentocinquant'anni dalla nascita, avvenuta a Palermo nel 1660) comprendente Opere, Oratori, Cantate e brani strumentali, la musica sacra sembra essere quantitativamente inferiore se paragonata al repertorio profano. Scarlatti, tuttavia, scrisse composizioni da chiesa lungo l'intero arco della vita, anche se non fu costantemente al servizio d'istituzioni ecclesiastiche. In sintesi, il compositore palermitano esordì come maestro di cappella a Roma: prima a San Giacomo degli Incurabili (1678-82) e poi a San Girolamo della Carità (1682-83); più tardi fu vicemaestro in Santa Maria in Vallicella (1703-05), e poi maestro nella basilica di Santa Maria Maggiore (1703-1709). I suoi lunghi soggiorni napoletani - dal 1683 al 1702 e dal 1709 al 1725, anno della sua morte - lo videro impegnato come capo della Real cappella, sia nella produzione sacra sia in quella profana. Questo repertorio contiene dei veri e propri capolavori, tra i quali il Miserere a nove voci, che è eseguito oggi per la prima volta a Roma dopo oltre trecento anni.
Il salmo Miserere mei, Deus è il quarto dei sette salmi di penitenza; il suo uso è stato molto diffuso nell'ufficio dei morti, nelle preghiere pubbliche e private come atto di pentimento e nella Settimana Santa: a partire dal Cinquecento fu intonato polifonicamente. Il cantore pontificio e compositore Gregorio Allegri (1582 -1662) deve la sua grande notorietà al suo Miserere a nove voci, composto probabilmente intorno al 1638 e rimasto nel repertorio della Cappella Sistina per oltre duecento anni. Del brano fu severamente vietata la diffusione, pena la scomunica: durante il suo soggiorno romano il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart lo ascoltò con il padre l'11 aprile 1770 e ne realizzò immediatamente una partitura a memoria. Il brano di Allegri, nonostante l'organico a nove voci, ha una struttura molto semplice sia dal punto di vista formale sia da quello armonico: i due cori si alternano, in un procedimento strofico, utilizzando un principio analogo al "falso bordone": le melodie delle voci superiori sono sostenute da disegni di tipo accordale alle altre voci.
Scarlatti compose il Miserere a nove voci a Roma su richiesta dei Cantori pontifici. Il manoscritto è conservato nel fondo Cappella Sistina della Biblioteca Apostolica Vaticana. Secondo il primo biografo di Palestrina, il cantore pontificio Giuseppe Baini, il brano fu composto nel 1680. In realtà è certamente improbabile che il collegio dei cantori sistini avesse commissionato un lavoro così rilevante per il proprio repertorio della liturgia della settimana santa a un compositore ventenne, all'inizio della propria carriera, con poca esperienza nel campo della musica sacra e non ancora introdotto nella corte pontificia. Apprendiamo dallo stesso Baini che il brano:
....non corrispose alla fama del compositore, e fu questo Miserere dello Scarlatti adottato nella cappella, per rispetto e ripiego, ed alternato nel giovedì santo in luogo di quel del Naldini, con il Miserere di Felice Anerio. [...] Dal 1714 fino al 1767 inclusivamente li due Miserere dell'Allegri, e del Bai si divisero nei tre mattutini delle tenebre i plausi dell'uditorio, e mai più non si sono cantati nella nostra cappella i Miserere di Felice Anerio, e dello Scarlatti.
L'esclusione del Miserere di Scarlatti dal repertorio dei cantori sistini è testimonianza interessante e curiosa, come dimostra l'apprezzamento per il Miserere di Tommaso Bai, composto nel 1714:
Quindi ad istanza del collegio Tommaso Bai, di Crevalcuore nel Bolognese, maestro della basilica vaticana, scrisse nel 1714 un nuovo Miserere con un verso a 5 l'altro a 4 e l'ultimo a 8 voci sopra gli andamenti del Miserere dell'Allegri, ed avendo variato alcun poco, ma con chiarissime, semplicissime, ed insieme sublimi melodie anche gli altri versi, ottenne il massimo applauso, e perpetuò la sua gloria con questa sola produzione.
Evidentemente il Miserere di Scarlatti era considerato troppo lontano dal modello di Allegri. La prima testimonianza della sua esecuzione risale al 5 aprile 1708, giovedì santo, ed è contenuta nei Diari Sistini, nei quali i cantori pontifici annotavano con grande puntigliosità la propria attività, segnalando le eventuali assenze e gli errori esecutivi, per i quali i cantori venivano "puntati", ossia multati.
Vale la pena collocare molto brevemente il Miserere nel contesto biografico del compositore. Scarlatti era tornato a Roma nel 1707, dopo l'insuccesso delle due opere scritte proprio per Venezia, Mitridate Eupatore e Il trionfo della libertà; nel gennaio 1707 egli aveva composto, sempre per Venezia, un vero e proprio capolavoro nel campo oratoriale, Il primo omicidio, che fu eseguito nella Quaresima di quell'anno e ripreso a Roma nel 1710. A Roma Scarlatti assunse il magistero della cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore nell'agosto 1707 e vi rimase fino alla fine del 1708. La primavera del 1708 fu particolarmente ricca dal punto di vista produttivo: a questo periodo risalgono gli Oratori Il martirio di Santa Cecilia e, nel corso della settimana santa, proprio nei giorni in cui fu eseguito il Miserere, presumibilmente per la prima volta, la ripresa della Santissima Annunziata e della Passione di Nostro Signore. Questi ultimi due furono probabilmente intesi come progetto musicale unitario per una trilogia che sfociò nella celebre esecuzione della Resurrezione di Händel a Palazzo Ruspoli la domenica di Pasqua.
In questo brano Scarlatti segue in parte il modello dell'omonimo brano di Allegri. L'organico vocale è lo stesso: due cori (il primo a quattro voci, il secondo a cinque) che si uniscono solo nella sezione finale, Tunc impotent. Il modello è presente anche nella scelta tonale e nella forma ciclica del Salmo, ma nel confronto con Allegri la partitura di Scarlatti è molto più raffinata, fermo restando che i due brani furono composti a più di cinquantanni uno dall'altro: a ciascuno dei due cori sono affidati due diversi modelli formali, le sezioni iniziali e finali sono libere. Non solo la macroforma di Scarlatti è molto più articolata di quella di Allegri, ma anche all'interno di ciascun versetto del Salmo troviamo una maggiore varietà nell'articolazione, sia dal punto di vista formale sia da quello armonico. La ricchezza e la varietà del linguaggio armonico scarlattiano sono ben lontane dal modello di Allegri. Il Miserere di Scarlatti fu rifiutato dai cantori pontifici probabilmente perché non era sufficientemente modellato su quello di Allegri, la cui semplicità formale e armonica evidentemente era garanzia di efficacia comunicativa oltre che di facilità esecutiva.
Luca Della Libera
| Miserere mei, Deus |
Pietà di me, Signore |
| Miserere mei, Deus, Secundum magnam misericordiam Tuam. |
Pietà di me, Signore, Secondo la tua grande misericordia. |
| Et secundum multitudinem Miserationum tuarum, dele iniquitatem meam. |
E nella tua Tanta commiserazione cancella la mia colpa. |
| Amplius lava me ab iniquitate mea: Et peccato meo munda me. |
Lavami diffusamente da tutte le mie colpe, Mondami dal peccato. |
| Quoniam iniquitatem meam ego cognosco: Et peccatum meum contra me est semper. |
Poiché io riconosco la mia colpa: E il mio peccato sta sempre davanti a me. |
| Tibi soli peccavi, Et malum coram te feci: Ut justificeris in sermonibus tuis, Et vincas cum judicaris. |
Contro di te, contro Te solo ho peccato E quello che è male ai tuoi occhi io l'ho Commesso: sei perciò giusto nei tuoi Discorsi, retto nel tuo giudizio. |
| Ecce enim in inquitatibus conceptus sum: Et in peccatis concepit me mater mea. |
Ecco, sono stato generato nella colpa. Nel peccato mi ha concepito mia madre. |
| Ecce enim veritatem dilexisti: Incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi. |
Ecco tu hai amato la verità, E l'occulto e ascoso della tua sapienza mi hai manifestato. |
| Asperges me, Domine, hyssopo, et mundabor: Lavabis me, et super nivem dealbabor. |
Mi aspergerai con issopo e sarò mondato: Mi laverai e sarò più bianco della neve. |
| Auditui meo dabis gaudium et laetitiam: Et exsultabunt ossa humiliata. |
Mi darai gioia e letizia: E esulteranno le ossa infrante. |
| Averte faciem tuam a peccatis meis: Et omnes iniquitates meas dele. |
Distogli lo sguardo dai miei peccati E cancella le mie colpe. |
| Cor mundum crea in me. Deus: Et spiritum rectum innova in visceribus meis. |
Crea in me, o Signore, un cuore puro, E nelle mie viscere crea di nuovo uno spirito giusto. |
| Ne projicias me a facie tua: Et spiritum sanctum tuum ne auferas a me. |
Non allontanarmi dalla tua presenza: E non portare via da me lo Spirito Santo. |
| Redde mihi laetitiam salutaris tui: Et spiritu principali confìrma me. |
Rendimi la gioia della tua salvezza E rinsaldami con lo spirito generoso. |
| Docebo iniquos vias tuas: Et impii ad te convertentur. |
Insegnerò agli inìqui le tue vìe: E gli empi si volgeranno a te. |
| Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae: et exsultabit lingua mea justitiam tuam. |
Liberami dal sangue, Dìo, Dio della mia salvezza e la mia lingua annunzierà la tua lode. |
| Domine, labia mea aperies: Et os meum annuntiabit laudem tuam. |
Signore, apri le mìe labbra: E la mia bocca proclami la tua lode. |
| Quoniam si voluisses sacrifìcium, dedissem utique: Holocaustis non delectaberis. |
Poiché se tu avessi voluto i sacrifici, li avrei certo offerti: Non ti diletterai degli olocausti. |
| Sacrifìcium Deo spiritus contribulatus: Cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies. |
Sacrificio a Dio è lo spirito tormentato: Il cuore contrito, e umiliato Dio non disprezzerai. |
| Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion: Ut aedificentur muri Jerusalem. |
Nella tua buona volontà fa grazia a Sion: affinché Siano alzate le mura di Gerusalemme. |
| Tunc acceptabis sacrifìcium justitiae, Oblationes, et holocausta: Tunc imponent super altare tuum vitulos. |
Allora gradirai i sacrifici prescritti, Offerte e olocausti, Allora porranno vitelli sopra il tuo altare. |