La caduta de' Decemviri

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Piazza grande apparata per i giochi Consuali con ringhiere intorno sopra le quali stanno

Claudia, Valeria, Virginia, Icilio, Servilia, e moltitudine grande d'huomini, e donne.
Appio, e Flacco.
Appio
(Viene con nobilissimo corteggio.)
Vado di bella in bella
Fissando il guardo mio,
Perche desio . . . ma, che sembianza è quella?
(Appio si ferma à guardare attetamente Virginia.)
Flacco
Appio t'arrise il fato,
Al solenne apparato
Fatto da te per mover le vezzose
Femine curiose
Ve ne sono concorse e mille, e mille,
Con aperte pupille
A far pago il tuo genio or sia, che vegli
Osserva ben chi più ti piace, e scegli.
Appio
Flacco.
Flacco
Signor favella;
Da me che chiedi?
Appio
Ahi, che sembianza è quella!
(Segue à guardar Virginia.)
Valeria
(Come attente in Virginia ei tien le ciglia!)
Icilio
(Moro di gelosia)
Appio
Dimmi sai tù chi sia?
Flacco
Di Lucio è figlia.
Servilia
(piano a Virginia.)
Chi sà di qual pensiere
Sia questo Cavaliere? oh Dio, stà in tono
Virginia
(piano a Servilia.)
Servilia non temer, d'Icilio io sono.
Claudia
Appio grave si rende
Al popolo, e a me la tua dimora,
Che più s'attende?
(Appio segue à guardar Virginia.)
Valeria
(E la vagheggia ancora?)

Non havrei pene al core,
Se fosse al par d'amore
Cieca la gelosia.
Appio
Claudia mi scusa, il tuo german se tarda,
Gran beltà lo rattiene.
(Appio và à sedere su la ringhiera accanto à Claudia.)
Icilio
(E pur la guarda?)

Se amar potesse un petto,
Senza provar sospetto;
Che gioja mai saria.
Valeria
Non havrei, ecc.
Claudia
Vidi già, che Virginia
E' la vaga Donzella,
Che ti rapisce.
Appio
Ahi, che sembianza è quella!
Sai, che di Lucio è prole.
Claudia
Ben conosco il guerriero (Egli è il mio Sole)
Appio
Mà, che forme leggiadre!
Claudia
(Appio adora la figlia, e Claudia il Padre.)
Appio
De Consuali giochi
S'incomincino omai l'opre festive,
Con memorie giolive
A celebrar sù l'emole palestre
Vengasi il dì del gran Nettuno Equestre.

Si fanno i giochi Consuali, accompagnati da allegrissimo suono di varii stromenti, e nel piu bello vien Lucio, e l'interromре.

Scena seconda

Lucio, e detti.
Lucio
Olà fermate, ad Appio
Per non lieve cagion parlar degg'io.
Virginia
(Il Padre!)
Claudia
(L'Idol mio?)
(Si fermano i giochi.)
Lucio
Signore i giochi oblia,
L'alto Duce m'invia,
Che su l'Algido à noi vicino monte;
E stà de Volsci, e stà degl'Equi à fronte.
Appio
Che brama?
Lucio
E ver più forti
De le truppe nemiche
Son del Tebro le schiere,
Mà l'ostili bandiere
Vengon spiegate in maggior copia al vento,
Non lontano è il cimento,
E forse andremo senza lauri al crine;
Da le spade latine
Ma i non saran vibrati i colpi invano,
Ch'ogni guerrier Romano
Di generoso nome aspira à i vanti;
Mà in dar la morte à tanti
Lasso al fine se cede, al fin se more
Colpa sarà del braccio, e non del core.
Appio
Dunque?
Lucio
Falangi armate
In soccorso ti chiede,
Tu pronto à un tratto al suo voler ti mostra,
E non temer, che la vittoria è nostra.
Appio
Si radunin le squadre,
E de timpani il suono
D'ogni intorno rimbombe
Misto di trombe à i bellicosi carmi,
E chiami Roma à la battaglia, e à l'armi.

Suonano trombe, e tamburri, Appio scende dalla ringhiera, parte la moltitudine concorsa alla festa, e partono tutti gli altri personaggi, restando Appio, e Lucio.

Scena terza

Appio, e Lucio.
Appio
Lucio, vanne, ed assisti
A raccoglier le genti,
Quante imprese più tenti
De la patria à favor più gloria acquisti.
Lucio
Forte l'alma, e lieto il volto
Movo il piede, armo la mano;
Far grand'opre, e soffrir molto
Ha per uso un cor Romano.

Forte, ecc.

Scena quarta

Appio.
Appio
Virginia, e dove sei? mà, che raggiono?
Appio forse non sono?
Và il Lazio tutto, e và la Patria in guerra,
E incauta vola, ed erra
L'anima intorno à una Donzella humile?
Virginia, e dove sei! anima vile.
Da quell'amor, che oppressa
Ti ritiene cosi, scuotiti omai;
Neghittosa, e che fai? torna in te stessa,
E à preparar le schiere or volgi il piè;

Ma il ben mio, che fà? dov'è?
Dove, oh Dio, Virginia andò?
Ah che il nudo infante arciero
A sue voglie
Or la toglie,
Or la rende al mio pensiero;
Onde in tutti i desir miei
Sol, che lei bramar non sò.

Il ben mio, ecc.

Si ferma Appio come fuor di se guardando in quella parte, dove stava Virginia.

Scena quinta

Valeria, ed Appio.
Valeria
Signor, mediti forse
Onde tu sia caro à Virginia i modi?
O rimembrar tu godi
Cheto cosi degl'occhi suoi le faci,
Il suo labro, il suo crin?
Appio
Valeria taci.
Valeria
Valeria taci! Ingrato,
Di tal noja ti son gl'accenti miei?
Appio
(Virginia, e dove sei?)
Valeria
E prendi à schivo tanto
Chi tanto amasti sempre? ahi duolo, ahi pena,
E d'un volto, che appena
S'offerse à gl'occhi tuoi sì ti compiaci?
Ahi pena, ahi duolo,
Appio
Таci.
Valeria
Senti.
Appio
Taci Valeria, e à miglior tempо
Serba i lamenti, e parlami d'amore,
D'altra cura maggiore
Seguir deggio il consiglio,
Udisti in qual periglio
Stà l'Esercito in campo, e chiede aita;
Qual Amazone ardita
Va con spirti virili.
Lodando i forti, ed animando i vili,
Cerca in giorno sì grave
D'aggiunger novi pregi à i pregi tuoi,
E non tentar d'effeminar gl'Eroi.
(parte.)
Valeria
O Valeria infelice
Quanto fedel tanto schernita ancora!
Mora l'infido mora,
E à far le mie vendette
Calliginoso, e nero
S'armi il Ciel di saette; ah non sia vero.
In un solo momento
D'amar, di non amar bramo, e mi pento
Due contrarii hò nel core
Odio è l'un, l'altro è amore,
E di questo, e di quel fatta trofeo
Danno la colpa, ed hò pietà del Reo.

Agitato il cor mi sento
Da lo sdegno, e dal'amor;
Abborrisco il tradimento,
E sospiro il traditor.

Agitato, ecc.

Scena sesta

Virginia, Icilio, e Servilia.
Virginia
Icilio non poss'io
Dar legge à gl'altrui sguardi,
Ne invisibile farmi à voler mio.
Icilio
Virginia, ed io non posso;
A l'or ch'Appio vagheggia il tuo sembiante,
Non paventar, mentre ti sono amante.
Virginia
Vano timore è sol timor da stolto.
Icilio
Vano non è, se molto
è di tormento al core.
Virginia
Il tormento è follia pari al timore.
Icilio
Eh Virginia, tal'ora
S'incontrano gli sguardi,
Et à vicenda al'ora
Soglion da le pupille
Passar gli spirti al core
A spargere faville, e questo è amore.
Virginia
Ben, Virginia t'intende,
Mà il tuo vano timor troppo m'offende.
Icilio
Non gir di sdegno, accesa,
Che se vano è il timor, vana è l'offesa.
Servilia
A torto pensi à male,
Cercar tu, puoi, mà non trovar l'eguale.
Virginia
Per far, che cessin questi
Vani sospetti in te, dì, che vorresti?
Icilio
Mio bene, oh Dio, vorrei,
Che il volto tuo, che piace,
Che piace à gl'occhi miei
Solo piacesse à me,
Con amoroso duolo
Arso da doppia face
Godrei pur d'esser solo,
Solo à languir per tè.

Mio ben, ecc.

Scena settima

Virginia, e Servilia.
Virginia
Servilia udisti?
Servilia
Intesi.
Virginia
Il ben di cui m'accesi
L'Idolo bello onde d'amor languisсо,
Che paventando và?
Servilia
Lo compatisco.
Virginia
Perche?
Servilia
D'Appio gli sguardi
Per dirla in confidenza,
Erano sguardi di concupiscenza.
Virginia
E quando ciò sia vero, e di che teme?
Forse à Virginia preme
D'Appio il desio? non sono
Tanto infedel, ne forsennata tanto.
Servilia
E s'ei tentasse alquanto
Chiederti pace al concepito amore?
Virginia
Alor tutta rigore
Risponder gli saprei,
Benche sieno sublimi
I suoi natali, e non illustri i miei.
Servilia
Nò, che potrebbe l'aspra tua repulsa
D'Icilio, del tuo onore,
E del tuo Genitore
Essere il precipizio;
Bisogna in certi casi haver giudizio.
Virginia
E dovrò nel mio seno
Dar loco ad altro ardor?
Servilia
Questo nè meno.
Virginia
Dunque?
Servilia
Figlia ricevi
I miei consigli, sentimi, tu devi
Usar disinvoltura,
E far, che sia tua cura
In speranza d'amor porlo, e non porlo,
Mantenerlo sù l'orlo,
E schermendoti ogn'ora
Oprar, che non stia mai dentro, nè fora.
Virginia
Saprò scherzar con l'armi
Senza piagarmi il sen,
Morir d'altra ferita
Per gioco io fingerò
Mà perderò la vita
Solo per il mio ben.

Saprò, ecc.

Scena ottava

Flacco, e Servilia.
Flacco
Fortunata Virginia
V'è un Cavalier de primi,
Ch'è invaghito di lei.
Servilia
Flacco, saper potrei
Come si chiama?
Flacco
Nò, ch'è una persona,
Ch'io temo palesarla.
Servilia
Pazienza (io giurarei, che d'Appio parla)
Devi alla mia ragazza
Portar qualche imbasciata?
Flacco
O sei pur pazza.
Oggi in alcuna parte
Mezzano più non v'è;
Questa in amore è un arte,
Ch'ognun lo fa da sè.
Servilia
Veramente oggidì
L'usanza và così,
Anzi l'innamorate
In portar l'imbasciate
O per forza di sangue, ò d'amicizia
Però senza malizia,
Con industre esercizio
A vicenda tra l'or si fan servizio.

Ogni donna quando è scaltra
Con l'amica ogn'or si sfoga,
Una mano lava l'altra,
Chi s'aiuta non s'affoga.
Flacco
Questa in amar filosofia moderna
Più libera s'interna,
E à trattar ne da norma
La materia d'amore in miglior forma.
Cerimonie io non pratico,
Al costume dogmatico
De la presente età cede l'antico,
Onde con libertà, sai, che ti dico?

Idolo mio
Cor del mio core,
Galanteggiare
Vorrei con tè;
Se languisc'io
Per te d'amore,
Tu non sdegnare,
Languir per me.

Idolo, ecc.
Servilia?
Servilia
Io non repugno, e non consento,
E più tosto mi sento
Piegare à prò de tuoi penosi affanni.
Flacco
O cara gioja mia
Viva. Vossignoria, viva mill'anni,
Servillia
Altro non chiedi?!
Flacco
Oh Dei,
Qualch'altra cosa ancora io chiederei.
Servillia
Chiedila, pur che questa
Sia, qualche cosa lecita, ed onesta.
Flacco
Io da te bramo.
Servilla
E che?
Flacco
Vorrei costanza.
Servilla
E tù?
Flacco
Sarò costante.
Sevilla
E se
Mi manchi poi di fè?
Flacco
Non mi guardar mai più.
Servilla
(gli fa cenno che taccia.)
Sai, che in amor.
Flacco
Lo sò
Servilla
Ci vuol silenzio.
Flacco
Sì.
Servilla
Parlar non devi.
Flacco
Nò.
Servilla
Cosi farai?
Flacco
Cosi.
Servilla e Flacco
Che amante, che parlò
Gradito mai non fù.

Io da te, ec.

Scena nona

Giardino di fiori.
Claudia da una parte, e Valeria dall'altra.
Claudia
Come và di fiore in fiore
A lambire ogn'Ape il miele,
Così ancor di core in core
Sugge il sangue Amor crudele.
Valeria
Mà qual pena l'alma mia
Fiore alcun mai non si duole,
Prive son di gelosia
E le rose, e le viole.
Claudia
Valeria?
Valeria
Ah Claudia! aita
Chi soccorso ti chiede, io son tradita.
Appio in Virginia affisse
Con luci attente avidamente i rai;
Claudia io sono tradita, e forse il sai.
Claudia
Non sempre ciò, che gl'altrui sguardi invita
L'alme rapisce, e spesse volte suole.
Lasciar la meraviglia
Libero il core, ed incantar le ciglia.
Valeria
Mà pur restan tal'ora
Offeso il cor, l'alme rapite ancora.
Claudia
Sì.
Valeria
Temer dunque io posso,
Che sieno di Virginia
Restati à lo splendore
L'alma d'Appio rapita, e offeso il core.
Claudia
Troppo basso tu stimi
Del mio germano il genio.
Valeria
Il genio è quello,
Che parer spesso fa
Non vile la viltà, bello il non bello.
Claudia
(Più difesa non trovo,
Che negar non poss'io ciò, che in me provo.)
(Claudia resta pensosa.)
Valeria
Che pensi mai? così confusa? ardire;
E vorrai, che ridire
Possan l'Istorie à la futura etade;
Che di ignobil beltade
Un del'alta tua stirpe un dì s'accese?
Deh t'opponi à l'offese,
Dà pace a le mie pene,
Ripara al'onor tuo.
Claudia
Virginia viene.

Scena decima

Virginia, e dette.
Valeria
(Virginia viene! oh Dei,
Oggetto tormentoso agl'occhi miei.)
(Valeria, vedendo Virginia si ritira da una parte in atto sdegnoso.)
Claudia
(Veder mi sembra impresso
Un lampo, che assomiglia
Nel'idea de la figlia al Padre istesso.)
(Claudia si ritira dall'altra parte in atto piacevole.)
Virginia
(Una turbata i lumi,
L'altra placido il guardo à me raggira,
Questa par tutta amor, quella tutt'ira.)
Valeria?
Valeria
(Anch'il mio nome
Osa di proferir)
Virginia
Claudia
Claudia
(Ma come
Io non abbraccio in lei l'Idolo mio?)
Virginia
Claudia, Valeria, Addio

Virginia non vedendosi dar udienza ne dall'una, ne dall'alra vuol partire, e vien chiamata placidamente da Clandia arditamente da Valeria.
Claudia
Senti
Valeria
Ascolta
Virginia
Che brami?
(à Valeria, e non risponde)
Claudia
(A Lucio di ch'io l'amo, e di, ch'ei m'ami)
Virginia
Quai sono ond'io l'adempia i voler tuoi?
(à Claudia e non risponde)
Valeria
(Toltone chi tant'amo, ama chi vuoi)
Virginia
Io vi chieggio,
Che far deggio;
Parto?
(à Claudia, e risponde Valeria.)
Valeria
(Si)
Virginia
Non parto?
(à Valeria, e risponde Claudia.)
Claudia
(Nò)
Virginia
Perche più nơn mi confonda
Una almen di voi risponda
O s'io resto, o se men vò.

Io vi, ecc.
Valerio
(D'inutile silenzio
Rompasi il freno omai) Virginia dimmi
Tu vivi amante?
Virginia
Vivo amante, ed io
Son giurata ad Icilio, e Icilio è mio.
Valeria
Serbagli intatta fe negl'amor tui,
Tienti il tuo bene, e non rapir l'altrui.
Virginia
Dì che m'accusi?
Valeria
Anch'io,
Son amante, son fida, ed Appio è mio.
Virginia
Tel serbi il Cielo.
Valeria
E tu spieghi a le sfere
A tuo danno così le tue preghiere?
Virginia
A mio danno?
Valeria
Appio t'ama,
Ed à me tu l'involi.
Virginia
Io te l'involo?
Non hò sì ardita brama,
E s'ei, piange per me lagrima solo.
Claudia
Ecco il germano mio.
Valeria
Il tuo germano?
(con smania a Virginia.)
Oh Dio!
Virginia
Che ti sgomenta?
Valeria
D'Icilio ti ramenta.
Virginia
Non temer.

Scena undicesima

Appio, e detti.
Valeria
(con affetto ad Appio.)
Appio, e puoi . . . .
Appio
Deh, non tentar d'effeminar gl'Eroi.
Valeria
Non mi sprezzar crudele,
Non mi sprezzar così;
Io son la tua, fedele,
Ed io pur sono quella,
Che agl'occhi tuoi fui bella,
E che ti piacqui un dì.

Non mi sprezzar, ecc.
(parte.)
Appio
(verso Valeria che parte.)
Importuna.
Claudia
(ferma Virginia, che vuol partire.)
T'arresta.
Appio
Claudia.
Claudia
Germano.
Appio
Ahi, che sembianza è questa.

Scena dodicesima

Lucio, e detti.
Lucio
Signore in più contrade
Già si veggon spiegar le nostre insegne,
Per le Romulee strade
Vago sol d'opre degne
Il Popolo Latin vassi adunando;
Là chi si cinge il brando,
Quà chi s'arma la fronte, il braccio, il core,
D'elmo, di scudo, e di natio valore.
Appio
Del bramato soccorso
Non mi reca stupor l'ardente cura,
Sollecitare à grand'imprese il corso
Gl'alti figli di Marte han per natura.
Virginia
Padre deh mi concedi,
Che su la man t'imprima humili baci.
Lucio
Figlia
Claudia
(guardando Lucio.)
(Che volto!)
Appio
(guardando Virginia.)
(Che beltà!)
Lucio
(guardando Claudia.)
(Che faci!)
Virginia
Mio Genitor t'abbraccio.
Claudia
(Amo, e scoprir nol deggio.)
Lucio
(Adoro, e taccio)
(abbraccia Virginia.)
Cara al par di me steffo.
Appio
(Potessi io darle un così dolce amplesso.)
Lucio
Lucio, che fai? che pensi?
Ad un guerrier conviensi
Con piu saggi consigli
L'amor pria de la patria, e poi de figli,
Virginia addio
Virginia
Si presto
Mi lasci in abbandono?
Lucio
(Pur crudo io sono.)
Claudia
(Ahi,che tormento è questo.)
Virginia
Pria di partir permetti,
Che un altra volta almeno
La man ti baci, e mi ti sringa al seno
Lucio
(à Virginia.)
Viscere mie (mia vita)
(guardando Claudia.)
M'affligge nel'istante
Di sì dura partita
Pena di Genitor (doglia d'amante)
(guardando Claudia.)
Appio
Lucio al fin ti ricorda,
Che ad un guerrier conviensi
Con più saggi consigli
L'amor pria de la Patria, e poi de figli.
Lucio
Io ti lascio amato pegno
De soavi affetti miei,
E pur sei parte di me;
Altro amor, ch'è amor più degno
Vuol, ch'io volga altrove il piè.

Io ti lascio, ecc.

Scena tredicesima

Claudia, Appio, e Virginia.
Claudia
De tuoi lumi dolenti
Donzella afflitta, rasserena il lampo
Appio
Passeran più momenti
Prima, che Lucio habbia à portarsi al campo
E chi sà forse ancora,
Che parta pria de la novella Aurora!
Virginia
Questa è lusinga.
Claudia
Nò; tempra il tuo duolo
(Cercar dovrei conforto, e altrui consolo)

Care luci voi piangete,
E splendete
Come ogn'astro splender suole;
Siete vaghe (perche siete
Due scintille del mio Sole)

Care luci, ecc.
(parte.)
Appio
Veggio ne le tue meste
Luminose pupille
Un bel misto di lagrime, e faville;
Nò, che l'alba non sparse
Stille gia mai si pietose, e rare
Nel prato ai fior, ne a le conchiglie in mare.
Virginia
Ma nel mare, o nel prato
Dal'alba ruggiadosa
Se grondassero un dì si mesti umori
Languir vedresti, e le conchiglie, e i fori
Appio
Lucio parte a le palme,
E aspergi le tue ciglia
D'amarissimo pianto?
Virginia
Appio, son figlia
Appio
Ei di nemiche squadre
Corre al trionfo, e tu sospiri?
Virginia
E Padre
Appio
Questi sospiri, e questi
Pianti versa per me, che m'uccidesti
Virginia
T'uccisi? e quando mai?
Di troppo grave error tu rea mi fai.
Appio
Il mio foco amoroso
Vai schernendo cosi?
Virginia
Tanto non oso
Appio
Dimmi se m'ami almeno
Virginia
Non t'odio già
Appio
Non m'amerai ne meno
Virginia
T'amo; mà solo quanto à me concede
Purissima onestà, limpida fede.
Appio
Prendi in segno di stima
Questo ricco diamante in cerchio d'oro,
tu per mio ristoro
Dammi quel Nastro che t'adorna il seno
Che nel mio petto appeso a tutte l'ore
L'havrò vicino al palpitar del core,
Ed il mio cor ferito
Da le tue luci vaghe
Ne formerà la fascia a le sue piaghe
Virginia
Perdonami non è
Degno di tè questo vil nastro mio
Ne de le gemme tue degna son io.
Appio
Dar tal sollievo ad Appio
Virginia non consente?
Virginia
Di gioja sì lucente
Ch'io vada adorna al esser mio non lice,
E sì povera pompa a te disdice:
Io d'amarti son vaga
Perche sol con amore amor si paga,
E perche bene io t'amo,
Signor, dar non desio, prender non bramo

Chi amar ben vuol non doni, e non accetti
Se amore amor sol chiede
Io per qual sia mercede
Non compro amori altrui, ne vendo affetti.

Chi amar, ecс.
Appio
Di Virginia traluce
Sotto il caduco velo
Alma di chiara luce,
Che in sen di nobil Stella ardea nel Cielo.
Nè sò come la Sorte
Chiudesse si grand'alma
In bella si, ma non illustre salma,
Onde à renderla degna
Per mia vaga, la prendo
cosi de la sorte il fallo emendo.

Con forza ascosa
Ne raggi sui
La mia vezzosa
Rapimmi in sè,
E da che tanto
Rapito io fui
Non sò dir quanto
Perdei di me.

Con, ecc.

Scena quattordicesima

Cortile.

Flacco, e Servilia.
Flacco
Servilia io ti vagheggio, e mi strasecolo
Perche ogni parte tua sembra un miracolo,
E se tra l'altre io la tua bocca specolo
Giusto mi par la bocca del'Oracolo;
Mai nel passato, e nel futuro secolo
Non fu, ne vi sarà più bel spettacolo,
E per te Amor con mio mortal pericolo
Mi tormenta ogni membro, ed ogni articolo.
Servilia
Flacco sopra una Giovane
Senza merto così come son'io,
Credi, che non pensava,
Che tu giungessi à poter far l'ottava.
Flacco
A la vaga tua vista
Di fantasia poetica ripiena
Gonfia de versi miei si fa la vena;
In tutto tu sei bella;
Ma poi la tua favella
Hà una grazia, che toсса,
E tu mi movi in movere la bocca.

Coralline labra care
Dolci fravole d'amore,
Se al soave vostro odore
Io mi sento ricreare,
Che sarebbe se gustare
Ne potessi anche il sapore?

Coralline, ecc.
(parte.)
Servilia
Non sò s'Appio à Virginia
Fin ora nulla hà detto,
Ne s'ella ha dato al mio consiglio effetto.
Donzella saggia è quella,
Che al'or, che le favella il proprio amante
Con natural sembiante
Finge di non capire
E innocente risponde, e lascia dire.

Chi più mostra haver vergogna
Mostra men semplicità;
In amor mai non bisogna
Tanto far la scrupulosa,
Che lo scrupolo è una cosa,
Che sospetto sempre dà

Chi più, ecc.

Scena quindicesima

Claudia da una parte, Lucio dall'altra.
Claudia
Lucio ove vai?
Lucio
Del tuo Germano in traccia;
E' già pronta ogni schiera,
E al Nemico minaccia
Con baldanza guerriera, e stragi, e morte
Fuor de le patrie porte
A trarre il piè brama d'onor l'accende,
E impaziente il cenno d'Appio attende.
Claudia
Se tu vivessi amante
Lieto così non anderesti al campo,
Non già saria d'inciampo,
Perche sei forte, a le tue glorie amore,
Ma pur dentro al tuo core
Sentiresti un tormento,
Un certo non sò, che.
Lucio
Claudia lo sento
Claudia
Ami?
Lucio
La pena mia.
Purtroppo lo palesa
Claudia
(O gelosia)
Scuopri l'amata
Lucio
(O Dei)
Scoprirla non degg'io (quella tu sei)
Claudia
Lucio perche t'opponi a la mia brama?
Lucio
Io non son Cavaliere, ed ella è Dama.
Claudia
E' Dama?
Lucio
E grande.
Claudia
Ed ella
Sà che l'ami?
Lucio
Non anco.
Claudia
(Io fossi quella)
Posso giovarti?
Lucio
Sì.
Claudia
Te'l giuro, or dimmi
Come il tuo ben si chiama.
Lucio
Io non son Cavaliere, e tu sei Dama.
(parte.)
Claudia
Intesi Lucio intesi, e pur conviemmi.
Finger che non intesi,
Con destino infelice,
Qual tu di me, tal'io di tè m'accesi,
Che il nostro intenso ardore
In te cela rispetto, in me rossore.

Spesso vibra per suo gioco
Il bendato pargoletto
Strale d'oro in humil petto,
Stral di ferro in nobil seno,
Poi languendo in mezzo al foco
Del diverso acceso strale,
Per oggetto non eguale
Questo manca, e quel vien meno.

Spesso, ecc.

Scena sedicesima

Icilio, Appio, e poi Virginia.
Appio
E' tua Virginia?
Icilio
E' mia,
Deh Signor ti compiaci
Volgere ad altre faci
Più degne de' tuoi guardi i guardi tuoi.
Appio
Farò ciò che tu vuoi,
Mentre Virginia è tua per consolarti.
Icilio
Grazie ti rendo.
Appio
Parti;
No, ferma, è tua già non m'inganni?
Icilio
E' mia
Appio
Io nol credo: ella sia,
Che lo nieghi, o l'approvi.
Icilio
Io son contento.
Appio
Ambo in questo momento
Andianne à lei.
Icilio
Non serbo tema alcuna,
Andiam.

Voglion partire Appio ed Icilio vedendo Virginia che viene, vanno ad incontrarla.
Appio
Virginia è qui.
Icilio
Giunge opportuna.
Appio
Senti.
Icilio
Ascolta, ed il ver fa, che tu sveli.
Virginia
(Che sarà mai? voi m'assistete, ò Cieli.)
Appio
Bella rispondi, e dì
Se amante sei.
Virginia
Di chi?
Appio
D'Appio, di me, non può
Celarsi il vero.
Virginia
Io di te amante? nò.
Appio
Tu mentisci, Appio è il nome
Del tuo diletto.
Virginia
Come?
Icilio
(Che fedeltà!)
Appio
Meco talor parlando
D'amor parlasti.
Virginia
Quando?
Appio
Mensogniera, e così
Tu dici il vero?
Virginia
Si.
Icilio
Questa mentir non sà, che amore, e fè
Per me nudrisce.
Virginia
Che?
Icilio
Lo nieghi?
Virginia
Il niego.
Icilio
E tu lo soffri ò Giove?
Non dasti à me fè di consorte?
Virginia
E dove?
Icilio
Cosi mancan di fede
Le donzelle Latine?
Appio
Ciò che da te si chiede
Libera scopri.
Virginia
Al fine
Io lo dirò; mà poi?
Appio
Ti scuso.
Icilio
Ti perdono.
Virginia
Sentitemi, io non sono
Nè amante d'altri, nè d'alcun di voi.
Appio
Virginia non promise?
Icilio
Tu non giurasti? oh Dio!
Virginia
Piano, Virginia? Io?
Icilio
Tu Virginia.
Appio
Sì tu.
Icilio
A quest'alma.
Appio
Al mio core.
Icilio
Mercè giurasti.
Appio
Promettesti amore.
Virginia
(ad Icilio.)
Io ti giurai mercè? non me'l ramento.
(ad Appio.)
Io ti promisi amor? non me'l ricordo.
(ad Icilio.)
A le tue doglie amore.
Dissi voler dar pace? à me non pare.
(al Appio.)
Io diedi à le tue pene;
Speranza di pietà? non mi sovviene.

Per scherzo à questo, à quello
D'amor tal'or favello,
Ma d'ogni vano accento,
Perche non mi vien dal cor tosto mi scordo.

Io ti giurai, ecc.
(parte.)
Icilio
Appio?
Appio
Icilio?
Icilio
Si diede
Core più infido?
Appio
Infedeltà più ria?
Icilio
Virginia . . .
Appio
Udii; non è nè tua, nè mia.
Icilio
S'io son schernito.
Appio
S'io sono offeso.
Insieme
Per vendicarmi sò che farò;
Quanto n'andai d'amor ferito,
Di sdegno acceso
Tanto n'andrò.

S'io, ecc.

Fine dell'Atto Primo

Ballo di Satiri, che si cangiano parte in Diane, parte in Flore.

ATTO SECONDO

Scena prima

Galleria.

Lucio, e Claudia.
Claudia
Spiega l'ali, e vanne amore
Dentro al core
Del ben mio,
Dì che v'è chi per lui more,
Se desia
Saper chi sia,
Digli pure, che son'io.

Spiega, ecc.
Lucio
Claudia d'Appio il comando
Vuol ch'io men vada ad ordinar le squadre
In sù la Martia arena,
Indi schierate appena
Sovra l'Algido brama,
Che meco le conduca.
Claudia
E la tua Dama?
Lucio
Pugnando per la Patria io non l'offendo,
Che più degno il mio amor tra l'armi io rendo.
Claudia
Lucio in questi amor tuoi
Prometto di giovarti, e tu non vuoi.
Lucio
Io non voglio?
Claudia
Ti chiedo
De la tua vaga il nome,
E oscuro mi rispondi,
E con le cifre tue piu mi confondi.
Lucio
A scoprirti la bella,
Onde d'amor m'accesi,
Io troppo dissi, ò Claudia.
Claudia
Io nulla intesi,
Lucio
(Nulla?)
Claudia
Del tuo martire
Sente pietà il cor mio,
Che ad un tormento egual soggiaccio anch'io.
Lucio
Ami forse?
Claudia
Anzi adoro
(Più non si taccia )
Lucio
(Ingelosito io moro)
Claudia
Il mio segreto amore
Teco esprimer poss'io, che di tua fede
Ben m'è noto il candore,
E illustre sì con l'opre tue ti fai,
Che di raggi d'onor chiaro ten vai.
Lucio
Troppo m'inalzi; or dimmi
L'amoroso tuo duolo
E' noto ad altri, ò pur noto à me solo?
Claudia
Al mio bel nume ancora
La pena è occulta, onde languisco ognora.
Lucio
E perche Claudia cela
L'interne sue ferite à chi tant'ama?
Claudia
Ei non è Cavaliere, ed io son Dama.
Lucio
Ei non è Cavaliere?
Claudia
No.
Lucio
Se troppo non chieggio
Dimmi chi sia.
Claudia
Non deggio
L'oggetto palesar degl'amor miei.
Lucio
(O se quello fuss'io.)
Claudia
(Quello tu sei.)
Lucio
Signora, pur ch'io vaglia
A sollevar tue pene,
Farò quel, che tu vuoi,
Perche sò, che vorrai quel, che conviene.
Claudia
Molto, ò Lucio tu puoi.
Lucio
Dunque mi svela,
Come il tuo ben si chiama.
Claudia
Tu non sei Cavaliere, ed io son Dama.
(parte.)
Lucio
Lusinga il mio pensiero
Dolce speranza à creder ciò, che brama.
Io non son Cavaliere, e Claudia è Dama.

Sapere il cor desia
Se questa speme sia
O mensogniera, o nò;
E sento Amor, che dice,
Che non è ingannatrice,
E che mentir non può.

Sapere, ecc.

Scena seconda

Icilio, e Virginia.
Icilio
Mercè mi giuri, e poi non te'l ramenti?
Virginia
A torto mi tormenti;
La mia fede . . . .
Icilio
Empia fede,
Che d'Imeneo già profanò le tede.
Virginia
Icilio? nube impura . . . .
Icilio
In te d'amore i chiari lampi oscura.
Virginia
Finsi . . . .
Icilio
Per ingannarmi.
Ben lo sò, che d'amarmi un dì fingesti.
Virginia
E che oltraggi son questi?
Senti le mie discolpe,
E con sentenza giusta, e non tiranna
O innocente m'assolvi, ò rea mi danna.
Icilio
Di pur.
Virginia
Tu sai, che spesso
Appio al'ira soggiace,
E lecito si fà ciò, che gli piace;
S'io d'amar te, se sdegnar lui dicea,
Chi certa mi rendea,
Che mosso à danno ei non si fosse al'ora
Di te, di Lucio, e del mio onore ancora?
Con accorto consiglio
Trassi da morte voi, me da periglio;
E questa è colpa ? e in questo
Si pecca d'infedele?
Miscredente crudele,
Squarciami il seno, e dal'aperta piaga
Vedrai, che intatta, e vaga
Dentro al mio cor risiede
Presso al'imago tua l'alta mia fede.
Icilio
Perdonami cor mio,
Che tu sei l'innocente, e il reo son'io.
Virginia
Men severo, e più saggio
Contro di me gli sdegni tuoi prepara
E giustamente ad oltraggiarmi impara.
Icilio
S'io non t'amassi tanto
Meno temer saprei,
Ciò, che d'amore è vanto
Colpa chiamar non dei.

S'io, ecc.
(parte.)
Virginia
Son pure quelle fiamme,
Che il petto mio riserba
Ed io men vò d'una gran fè superba.
(nell'entrare s'incontra in Appio.)

Scena terza

Appio, e detta.
Appio
Perfida menzognera,
Qual'è la fè di cui tu vai si altera?
Virginia
Quella, che ad Appio tiene
Suddita l'alma mia (finger conviene)
Appio
Troppo gl'accenti tuoi
Da l'interno del cor vanno discordi,
Se mi prometti amore, e poi ti scordi;
Nieghi à me ciò, che devi,
E con affetti lievi
Manchi à te stessa ancora, e questa è fede?
Virginia
Che liberal mercede,
Che degna ricompensa à me tu dai!
Signor dimmi, e non sai,
Che legata ad Icilio
Il Genitor mi rese
Tra i lacci d'Imeneo?
Appio
Già m'è palese.
Virginia
E poco stimi, ch'io
Con ischerno ingegnoso
Obliassi egualmente
E l'Amante, e lo Sposo?
Forse à Icilio presente
Dovea con note ingiuriose, e rie
Scoprire i torti suoi, le colpe mie?
T'amo, mà troppo fora,
Se mi volessi amante, e incauta ancora.
Appio
Tu con la tua difesa
Pago mi rendi, io lodo
Del sagace tuo spirto il senno, e il modo;
Mà posso pur dar fede
A queste tue discolpe, e già tu meco
Artificii non usi,
Nè con novelle frodi ora ti scusi?
Virginia
Sei tu solo il mio pensiero
(Non è vero)
Il mio bene (il ver non é)
Per te soffro acerbi affanni,
(Tu t'inganni)
Peno ognor (mà non per te.)

Sei tu solo, ecc.
Appio
Mi sia da te concesso,
Perche scorga, che m'ami un solo amplesso.
(vuole abbracciarla, ed ella si ritira.)
Virginia
Reprimi il senso, e la ragion t'insegni
Più lecite richieste, atti più degni.
Appio
Io pur sono il tuo pensiero,
Virginia
Non è vero.
Appio
Il tuo bene.
Virginia
Il ver non è.
Appio
Per me soffri acerbi affanni.
Virginia
Tu t'inganni.
Appio
Peni ognor.
Virginia
Ma non per te.

Io pur, ecc.

Mentre Appio, e Virginia cantano quest'aria vien fora Valeria, e stà da parte à sentire, e partita Virginia s'accosta ad Appio.

Scena quarta

Valeria, ed Appio.
Valeria
Empio miglior, che questo
Non sia ch'io trovi, onde à ragion io possa
Teco lagnarmi, e favellar d'amore.
Appio
Non potevi trovar tempo peggiore.
Valeria
Così da te s'oblia
La prima fiamma, e puoi così sprezzarmi?
L'alta cura de l'armi
Da quella del mio duol te non devia;
Campo è il tuo petto, e il core
Non corrisposto amore
Tenta vincere in vano, in van fatica,
Ed è Virginia sol la tua nemica.

Ah traditore
Spirar vorrei
Da i labri miei
Contro il tuo seno,
Mortal veleno;
Vorrei, che dardi
Fosser gli sguardi
Per lacerarti
In mille parti
Nel petto il core.

Ah traditore.
Appio
Folle, che parli?
Valeria
E di negar pur tenti
Ciò, ch'io medesma quì poc'anzi intesi?
Furon con chiari accenti
Gl'amor tuoi da Virginia à scherno presi
E pur manchi di fede
A chi per te si strugge
Per seguir chi ti fugge,
E con mal cauta brama
Ami chi ti disprezza; e non chi t'ama.
O di non saggio cor sciocchezza estrema!
Appio
(Finger degg'io, che il suo dolor mi prema.)
Ascoltami.
Valeria
Infido
Sentirti non vò.
Appio
Valeria.
Valeria
Nò nò
Di te non mi fido
Appio
Ascoltami.
Valeria
Infido.
E questa dunque è la mercè dovuta
A tante mie querele,
A la mia, fede, al pianto mio? crudele.
Appio
Odi le mie discolpe.
Valeria
E qual diacolpа
Può difenderti mai,
Se passando ten vai di colpa in colpa?
Valeria or vanne, ardi d'amor, t'affanna.
E del amante tuo credi à i sospiri.
Appio
Questi sono deliri.
Valeria
Alma tiranna.
Appio
Ricordati.
Valeria
Ingrato,
Che m'odii così.
Appio
Che sono.
Valeria
Sì sì
Un mostro spietato.
Appio
Ricordati.
Valeria
Ingrato.
Appio
Ricordati, ch'io sono
Quel Appio, quel'istesso,
Che t'amai sempre.
Valeria
E che m'inganni adesso.
Io maledico il giorno,
Che à languir cominciai per te d'amore,
Maledico quel'ore,
Che in tante notti, e tante
Pensando al tuo sembiante io già vegliai
E quelle in cui dormendo io te sognai,
E maledico quante volte ancora
Piansi per te sù la nascente Aurora.
Appio
Sono ingiuste quest'ire.
Valeria
Per non vederti più voglio partire.
(Vuol partire, e poi si ferma pensosa.)
Appio
(E ancor non parte?)
Valeria
(Oh Dio! ch'amor m'arresta)
Appio
(Che pensa?)
Valeria
(Che viltà!) perfido resta.

Resta con quella pace,
Che à me goder fai tù,
Che se il tuo cor soggiace
Al mio dolor tiranno,
Saprai qual sia l'affanno
Di chi tradita fù.

Resta, ecc.

Scena quinta

Appio, e Flacco.
Appio
Partissi al fin.
Flacco
Signore,
Che ti turba così?
Appio
Noja, e furore.
Noja, che à me Valeria
Rimproverò fin’ora
Con cento, e cento mal sofferte accuse
L'interne fiamme sue da me deluse.
Furor, perche Virginia
Lusinghiera promise
Gradır gl'affetti miei, poi mi derise;
Io trascuro la prima, e sol mi pesa
Vendetta far de la seconda offesa.

L'infido mio sole
Mi stimola à l'ire.
Flacco
(Rimedio ci vuole
O giunge à impazzire.)
Appio
Già il core oltraggiato
Di sdegno sfavilla.
Flacco
(La mente vacilla,
E proprio un peccato.)
Appio
Volermi schernire
Con finte parole.
Flacco
(Che rabbia!)
Appio
Che ardire!

L'infido, ecc.
Appio
Flacco, io vuò, che tu dica,
Che Virginia è tua schiava,
Fà, che la mia nemica
Sia condotta qual rea
Là dove io siedo in Tribunal d'Astrea,
Con ragioni mentite
A me l'accusa
Flacco
E vincerò la lite.
Appio
Sì.
Flacco
Perche tu sarai giudice, e parte.
Appio
Vuò punire à suo danno
Inganno con inganno, arte con arte,
E da due brame e provocato, e mosso
Usurparò quel, che ottener non posso.

Bella ingrata rapita à dispetto
Doppiamente fà l'alme goder
Che d'amore al soave diletto
Di vendetta s'unisce il piacer.

Bella, ecc.

Scena sesta

Flacco, e Servilia.
Servilia
Flacco, che pensi mai?
Flacco
Penso al tuo volto.
Servilia
Resto obligata assai.
Flacco
(Fò il disinvolto.)
Di Virginia, che n'è
Servilia
E' andata poco fà:
Dove à imparar sen và
Con industri legami
A tesser fiori, à lavorar ricami.
Flacco
Quando al proprio soggiorno
Ella suol far ritorno?
Servilia
Non è il tempo lontano.
Flacco
(Alor che torna io le darò di mano.)
Servilia
Flacco narrar mi dei,
Senza dirmi bugia,
Se l'istesso, tu sei,
E se l'amor, che pria
A me giurasti mi confermi adesso.
Flacco
Qual fui pur sono, e ognor farò l'istesso.
Servilia
Quanto stupir mi fai.
Flacco
Mà questa tua, che maraviglia è mai?
Servilia
Son gl'omini piu istabili,
Che non son l'onde in mar;
E sono variabili
Più, che la luna in Ciel,
E se tu sei fedel
Miracolo mi par:

Son, ecc.
Flacco
E le donne?
Servilia
Non hanno
Tanta incostanza.
Flacco
Eh mia Signora balia
S'Africa pianse, nò, non rise Italia.
Servilia
Dunque tu dir presumi,
Ch'io fedel non ti sia.
Flacco
Conosco i tuoi costumi,
E sò ch'è la tua ſè è pari a la mia.
Sei giovane onorata,
Il tuo modo m'aggrada,
Ben composta, e posata
Ti veggio andar per Strada
E dico all'or, che passi,
Ecco con occhi bassi,
E con modesta, e semplicetta forma,
Passa la bella Donna, e par, che dorma.
Servilia
Son del'onesto amica,
E benche amante sia, vado all'antica.
Flacco
Io voglio di tua fè
Qualche Pegno da tè.
Servilia
Lo voglio anch'io.
Flacco
Piglialo in questo seno.
Servilia
E tu nel mio.
Flacco
Mio bel diletto.
Servilia
Mio dolce amore
Insieme
Aprimi il petto
E tranne il core.

Scena settima

Campo Marzio, nel quale si vedono squadronate le schiere, che devono partire verso il Monte Algido.

Lucio.
Lucio
Forti Guerrieri il bel momento è questo
Di partire a le palme,
Veggio, che le vostr'alme
Ricolme son d'alto coraggio invitto,
Onde nel gran conflitto
Non havran gl'Equi, non havranno i Volsci
(Non è però ch'io di viltà gl'incolpi)
Al fulminar de vostri brandi in campo
Braccio, che vaglia à ripararne i colpi,
Ciglio, che basti à sostenerne il lampo

Tutti arditi al fatale cimento
De la Patria vi stimoli il nume,
Che il valore, che in altri è portento
Ne i Romani divenne costume.

Tutti, ecc.

Partono le Schiere seguite da Lucio, il quale vien fermato da Claudio.

Scena ottava

Clandia, e detto.
Claudia
Lucio narrar ti deggio
Mesta novella, ond'io
Gia mi sento morir. Parte il cor mio.
Lucio
Si fà del tuo destino
La mia forte compagna,
E quanto il tuo, tanto il mio cor si lagna,
Perche sentiamo uscirsi ambo di vita
Io per la mia, tu per l'altrui partita.
Claudia
Per esalar la pena
Onde Claudia, onde Lucio ora si duole,
Con amorosa Scena
Fingiamsi io la tua Dama, e tu il mio Sole.
E quelle cose istesse,
Che in presenza di lui, che in faccia à lei
Tu diresti, io direi,
Da noi vengano espresse
Tutte in libere note (ah m'intendesse)
Che risolvi?
Lucio
Son reso
Del tuo voler seguace (oh fossi inteso)
Claudia
Tu parti io resto sola,
Che stando senza te, sola son'io,
E lontananza, oh Dio,
Sanar forse potria
La tua ferita, e incrudelir la mia.
Lucio
I tuoi singulti arresta,
Che potria farsi questa
Balsamo a la mia piaga,
Se fido non foss'io quanto sei vaga.
Claudia
Se col partir tanto dolor m'appresti
Tu perche partir vuoi?
Lucio
Tu perche resti?
Claudia
Pura onestade i passi miei raffrena
Lucio
Desio di gloria à guerreggiar mi mena
Claudia
Vanne, e di belle palme il crin t'adorna
Mà se parti fedel, fedel ritorna.
Lucio
Resta, e fa, se di me cura tu provi,
Che fedel qual ti lascio io ti ritrovi;
E perche ti ramenti
Di miei tormenti, e di mia fè costante,
Amor t'imprima in seno il mio sembiante.
Claudia
Serbar nel petto io credo
Vivo te stesso ancor,
Che parmi del mio vago,
Che vera sia l'imago
Non già, questa, che vedo,
Mà quella, ch'hò nel cor.

Serbar, ecc.
Lucio
Oh se mi fosse dato
Per sollevar le mie, le pene tue
Il dividermi in due,
L'un partirebbe come vuole il fato,
L'altro sempre potria,
Come amore desia, restarti à lato,
Onde in un tempo, istesso
Con miracolo strano
Godrei da presso, e penarei lontano.
Claudia
Al tuo grad'duolo, a gl'aspri miei martiri
Impossibil rimedio haver sospiri.
Lucio
Bramo quel, che più giova.
Claudia
Ma un antitodo vuoi, che non si trova.
Lucio
(Lucio, che dirà il Tebro
Di questa intempestiva, e rea dimora?)
Partire è forza.
Claudia
(Ei non m'intese ancora)
Lucio
Per far paghi i tuoi cenni?
Come guerrier rattenni
Molto in si grave dì teco le piante,
Mà poco è come servo, e come amante
Or danti pace, e per conforto mío
Volgi à me le tue luci, e dimmi addio.
Claudia
Io sento nel core
Dolore
Si rio?
Che dir m'e vietato,
Bel'idolo amato
Bel'ldolo addio.
Bel Idolo amato, ecc.

Uno entrando dall'una, l'altro dall'altra parte, ma poi si pentono.
Lucio
Senti
Claudia
Ascolta.
Lucio
Che vuoi?
Claudia
Che brami?
Lucio e Claudia
Oh Dio.
Lucio
Teo restar.
Claudia
Teco venir.
Lucio e Claudia
Vogl'io.
Lucio
Nò, che mi vuol la Patria in campo armato.
Claudia
Nò, che sarei d'oltraggio al'onor mio.
Lucio e Claudia
Bel'Idolo amato,
Bel'Idolo addio.

Entra Claudia da una parte, Lucio dall'altra.

Scena nona

Servilia, e Flacco.
Servilia
Arditaccio
Flacco
Che ti faccio?
Servilia
Tieni pur le mani a te
Flacco
Un abbraccio, e cos'è?
Servilia
E che cos'è? un uomo
Al'or ch'è innamorato
Par che il bene dal mal più non conosca,
E un Elefante a lui sembra una mosca.
Flacco
Come ti prendi collera per niente;
Dimmi, forse un amplesso
E' roba da processo?
Servilia
O da processo, o nò
Simile impertinenza
Io soffrir non la vò.
Flacco
Non tanta ardenza,
Servilia
Gl'amanti tutti quanti
Quando ad usar s'accingono
Con noi le lor finezze
Alor c'ammazzano.
Senza pietà ci stringono
Mentre a la nostra mano la mano accoppiano;
Cercan toccarci un piede, e ce lo stroppiano
E a palpeggiarci ancora
Tal'ora s'avvicinano,
E pizzichi ci dan, che c'assassinano
Ci voglion far carezze
E ci strapazzano

Gl'amanti, ecc.
(parte.)
Flacco
Se tutte fosser belle
Come Servilia mia
Io le conmpatiria
In far da graziose, e sdegnoselle;

Certe terrestri Furie,
Che voglion far da Venere
Mi fan crepar di ridere,
Con parolette tenere
Che son peggio, che ingiurie
Pensano rapir l'alme, e i cori uccidere.

Certe, ecc.

Scena decima

Virginia, Servilia, e detto da parte.
Servilia
Ferma.
Virginia
Lasciami.
Servilia
Nò.
Virginia
Giunger vorrei
Ad abbracciare il genitore amato.
Servilia
A tempo più non sei.
Virginia
Barbaro Fato!
Servilia
Figlia ci vuol pazienza.
Virginia
Tormentosa partenza.
Servilia
Dà pace al core oppresso.
Flacco
(Voglio in mezzo à la strada
Far polito il mio fatto adesso adesso.)
Virginia
Deh permetti, ch'io vada
Del'Aventin sù la più eccelsa parte,
Dove possa scotendo
Questo candido lino al'aria in seno
Dare un dolente Addio
Al caro Padre mio da lungi almeno.
Flacco
(Flacco sù Flacco al'opra,
Dalle addosso le mani, e valle sopra
Perche mesta così?
Virginia
Il Genitor partì
Flacco
Chi Genitore?
Virginia
Lucio.
Flacco
Questo è un errore.
Virginia
Come?
Flacco
Non sei sua prole.
Servilia
Che mendaci parole!
Flacco
D'una mia schiava è figlia
E Flacco giustamente
Ciò che gli fu rapito, or si ripiglia.
Virginia
Temerario.
Servillia
Insolente.
Flacco
E' Virginia mia serva
Servilia
Taci lingua proterva.
Flacco
Lei, che tolta mi venne, io mi ritoglio.

Flacco vuol condur via Virginia, essa repugna aiutata da Servilia.
Virginia
Mensogniero.
Servilia
Bugiardo.
Flacco
Io la rivoglio.

Flacco fa violenza per rapir Virginia.

Scena undicesima

Icilio da una parte con huomini, Valeria dall'altra con donne, e detti.
Icilio
Che strida?
Valeria
Che clamori?
Servilia
Aita.
Virginia
Aita.
Servilia
Con violenza ardita
Flacco Virginia mia volea rubarmi.
Icilio
Punir saprò . . . . .

Vuol metter mano alla spada, ed è trattenuto da Valeria.
Valeria
Che fai?
Flacco
Piano con l'armi;
Non pretendo l'altrui, pretendo il mio.
Virginia
Ed osa dir, che serva sua son'io.
Valeria
Giuro, ch'io son presaga
Donde derivi un così ingiusto oltraggio
(a Flacco.)
D'empi comandi Esecutor malvaggio.
Flacco
Valeria tempra l'ire,
Lo sdegno Icilio ammorza,
Procedo con ragion, non uso forza.
Icilio
Ragione haver non puoi
Per cui Virginia à te rapir convenga.
Flacco
Venga Virginia, venga
Del Giudice al'aspetto.
Valeria
A girvi io ti consiglio.
Icilio
Ed io t'affretto.
Flacco
Si vedrà s'ella è mia.
Servilia
Che sarà?
Virginia
Sorte ria.
Valeria
(ad Icilio.)
Tu vanne seco.
Icilio
Virginia non temer, che Icilio è teco.

Teco si, vengo anch'io,
E meco viene amor,
Non paventar cor mio,
Non paventar mio cor.

Teco, ecc.

Scena dodicesima

Valeria.
Valeria
E ad empietà si grande un core arriva?
Appio cerca involar l'onore altrui,
E degli amori suoi crudel mi priva.
Che fate in Cielo, ò Dei?
E non havete strali,
O trascurando i mali
Voi non pensate à saettare i rei.
Deh quella morte almeno
Che in lui scoccar dovreste,
Vibratela al mio seno
Perch'habbian fine un dì le mie tempeste
Mà la sorte inclemente
I miei voti deride,
Io mi lagno, e non sente,
E forse al mio penar gioisce, e ride.

E troppo troppo misero
Il povero mio cor
Amor, le Stelle, i Cieli
Son tutti à me crudeli,
E solo non m'uccisero
Per tormentarmi ognor.

E troppo, ecc.

Scena tredicesima

Sala grande del Campidoglio con Tribunale.

Apppio da una parte con i suoi Littori, Virginia, Icilio, Servilia, Flacco dall'altra seguiti da moltitudine d'huomini, e donne.

Appio da una parte guardando severamente Virginia và à sedere su'l Tribunale, e dall'altra Servilia, Flacco, ed Icilio vengono litigando tra loro, e Virginia li segue piangendo.
Servilia
Questa è più che mensogna.
Flacco
E' verità.
Che il fatto così stà.
Icilio
Taci iniquo che sei.
Flacco
Son galantuomo anch'io quanto, che lei.
Virginia
(guardando Appio.)
(Come fiero m'osserva!)
Flacco
Ora si scorgerà s'ella è mia serva.
Icilio
Tanto affermar presumi?

S'accosta con due huomini ad Appio assiso già nel Tribunale.
Flacco
Non v'è difficoltà:
Virginia
(Deh per pietà mi defendete, ò Numi.)
Flacco
Appio, sà tutta Roma,
Che à la morta mia schiava,
Che Lesba si chiamava
Fù già rubbata in culla
Nella propria mia casa una fanciulla;
Doppo sett'anni, e sette
Scoperta hò la rapina,
Virginia è la bambinä,
Lucio me l'involò, Lucio, che vuole
Una ch'è serva mia dir, ch'è sua prole.
Icilio
Menti.
Flacco
Lei mi perdoni,
Ecco due testimoni,
Che si trovar del furto à la presenza,
Questi han bona coscienza,
E son uomini intatti,
E chiaro il tutto costa
Per verità deposta or or negl'atti.

torna Flacco al suo luogo, e s'accosta Servilia ad Appio.
Servilia
Menzogniera è l'accusa;
Dal'estinta Creusa,
Già di Lucio conforte,
Nacque, ò Signor, Virginia, ed io l'accolsi,
Trà le fasce l'avvolsi,
E con labra innocenti, e tenerelle
Succhiato hà il latte da le mie mammelle;
Qual la vedi poi crebbe,
E notte, e dì sempre hebbe
Me pria nutrice, e poi compagna accanto.
Io su'l temuto santo
Fiume di Stige in faccia ad Appio giuro
Esser libera questa,
E che falsa di Flacco è la richiesta.
Appio
Servilia con tua pace,
Son lievi assai le tue
In paragon de le ragioni sue.
Icilio
Pensa, che il Ciel sovrasta
Ancora à i grandi.
Appio
Basta.
Se di Flacco è Virginia à lui si renda.
Icilio
Non sia, ch'egli la prenda;
E qual ragion tu riconosci in lui
Su la mia Sposa, e sù la figlia altrui?
Appio
E d'Icilio l'ardire
A tanto si cimenta?
Icilio
Un disperato cor nulla paventa.
Flacco
(ad Icilio.)
Dammi Virginia.
Icilio
Nò, darla non voglio.
Flacco
Signor, senti, che orgoglio.
Virginia
(Oh Dei.)
Servilia
Sentenza orrenda.
Appio
Se di Flacco è Virginia, à lui si renda.
Icilio
Non è giusto.
Flacco
E' dovere.
Servilia
Povera figlia mia.
Virginia
Soccorso ò Sfere.

Scena quattordicesima

Valeria, Claudia, e detti.
Valeria
Appio.
Claudia
Germano.
Valeria
E tanto
Oscuri ogni tuo vanto?
Claudia
E tanto, oh Dio
Manchi à te, manchi al Cielo, (e à Lucio mio?)
Appio
Olà tacete.
Icilio
Taccia
Chi à parlar male apprese,
E ingiuste offese al'onesta minaccia.
Claudia
Và Lucio, à prò di noi
Contro mille nemiche armate Squadre,
E de la figlia sua privar lo vuoi?
Valeria
Fin che ritorni il padre
La sentenza crudele Appio sospenda,
Appio
Se di Flacco è Virginia à lui si renda.
Flacco
O via non più dimora.
Valeria
(ad Appio.)
Lascivo, e nieghi ancora
Per saziar tue voglie,
Che il genitor la figlia sua difenda?
Appio
Se di Flacco è Virginia à lui si renda.
(Appio si leva in piedi per partire.)
Valeria
Fiero.
Icilio
Crudo.
Virginia
Spietato.
Servilia
Ingiusto.

Comincia il popolo à tumultuare, ed Appio torna sedere.
Claudia
E come
Non ti desti à pietà?
Appio
Di Lucio al nome,
Non al vostro ardimento
Tempo dar mi contento
Ad eseguire il giusto mio decreto.
Flacco tacer tu dei.
Flacco
Parto, e stò cheto.
(parte.)
Appio
In tanto Lucio à richiamar si vada.
Icilio
Io v'anderò.
(parte.)
Servilia
L'arriverai per strada.
Appio
(à Virginia ed a Servilia.)
Itene voi.
Servilia
Figlia farò tua scorta;
Seguimi, e datti pace.
Virginia
Ohimè son morta.
(partono.)
Claudia
Più giustizia, ò Germano, e men rigore.
Appio
Forse la mia non è giustizia?
Claudia
E' Amore.
(parte.)

Scena quindicesima

Valeria, e Appio
Valeria
Appio.
Appio
Và che sei stolta,
Sdegno d'udirti più.

Scende dal Tribunale per partire, e Valeria l'arresta.
Valeria
Ferma, e m'ascolta.
Vuol giustizia Valeria
Da chi giustizia esercitar non usa,
E à te di grave error te stesso accusa.
Più non ti vanti Eroe, nè più ti pesa
Di Roma la difesa,
E sol ti preme insana voglia impura;
Appio, deh sia tua cura
Di glorioso allor cingerti il crine,
Non violar le Vergini Latine;
Con ben saggie pupille
L'orror de' falli tuoi mira, e correggi
La smoderata brama.
Appio
Eh, che vaneggi.
Valeria
Io vaneggio? dì tu, che deliri
Per scusare il tuo barbaro inganno
Che minore diventa l'eccesso,
Se concedi d'haverlo commesso
Come stolto, non come tiranno.

Io vaneggio, ecc.

Scena sedicesima

Appio.
Appio
Virginia ingrata, o quanto
A danno mio sei vaga
D'amor possente maga,
Sol perche viva in tante pene, e tante
Fai che sempre mi piaccia il tuo sembiante.

Del caro mio tesoro
Il ciglio, il labro, il crin
Accende, alletta, annoda
Il petto, l'alma, il cor.
E il suo bel crine è d'oro,
Il labro è di rubin,
E par, che sempre goda
Star nel suo ciglio Amor.

Del caro, ecc.

Fine dell Atto Secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Foro Romano con Tribunale con moltitudine di Popolo intorno.

Lucio con Virginia per mano, che piange.
Lucio
Ben v'è nota l'offesa
Che ne la Figlia sua Lucio riceve
Vi chiamo à la difesa,
Che da voi, che dal Tebro à me si deve,
A me, che tanti, e gloriosi, e degni
D'onorate ferite in petto hò i segni:
Io di non vile esempio
Sono à la Patria mia,
Mà oh Dio, che prò? se un'empio
Con quel'ombre desia
Il mio nome oscurar, che quando Roma
Fosse abbattuta, e doma
Da più crudeli aspri nemici suoi
Ultime temeria l'onor di Noi.

Scena seconda

Servilia, e Detti.
Servilia
Lucio del tuo ritorno
Appio quando da Icilio hebbe l'avviso
Si fè pallido in viso,
Poi di rossor si tinse,
Indi con un sorriso
Di tua venuta haver diletto ei finse,
Ed à venir s'accinse
Mosso da suoi mal regolati incendi
Qui nel Romano Foro, ove l'attendi.
Lucio
(al popolo.)
Deh non soffrite voi,
Che ne verd'anni suoi
Preda d'un mostro rio divenga questa
De le viscere mie parte gradita
Con tanto studio, ed honestà nudrita.
Servilia
I Popoli presenti.
Tu ancor Virginia à tuo soccorso invita,
A movere le genti
Hà poter, mà non tanto
Questo tuo muto affanno, e muto pianto.
Virginia
Questo pianto, quanto dice
A vendetta d'un Tiranno,
Quanto parla questo affanno
A favor d'un'infelce.

Questo, ecc.
Servilia
Il crudel Decemviro arriva adesso,
Gli viene Icilio accanto, e Flacco appresso.

Scena terza

Appio, Icilio, Flacco, e Detti.
Appio
Lucio di tua sventura
Sallo il Ciel, se mi duole
Appio il giusto sol vuole,
E tu, che sei si generoso, e saggio
Non stimerai la mia giustizia oltraggio.

Appio và à sedere nel Tribunale.
Lucio
Signor grazia non chiedo
E se il giusto tu brami, il giusto io voglio,
Mà tu d'Astrea nel Soglio,
Perdonami, non sei
Giusto qual dici, e qual desian gli Dei:
Ond'io per l'empio tuo barbaro voto
A prò di Flacco espresso
Ricorro . . . .
Appio
A chi ricorri?
Lucio
Ad Appio istesso,
Ma, che giusto egli sia
Come si vanta, e come il Ciel desia.
Appio
Giusto m'havrai, se la ragion ti giova,
Tu, se Virginia è Figlia tua, lo prova.
Lucio
Chi di fè non è degno
Ragioni adduca, e da la bocca altrui
Vada cercando prove a i detti sui,
Da cento frodi, e cento
Basta un mio solo accento à farmi schermo,
Appio, questa è mia prole, ed io l'affermo.
Appio
Degno di fè tu sei
Mà troppo chiaro è di Virginia il ratto,
L'ami qual Figlia, e con ragion, che in lei
Degno è d'amore ogni costume, ogn'atto:
Son mie le vostre pene,
E à forza mi conviene
Che à voi spiacente, à me crudele io sia.
E' di Flacco Virginia, à lui si dia.
Flacco
Signori con licenza
Confermò la sentenza
Se Virginia è mia Schiava à me sia data.

Flacco vuol prender Virginia ed è buttato indietro.
Lucio
Scostati.
Servilia
Traditor.
Virginia
Me sventurata.
Lucio
Questa dal Ciel fù eletta
Per le nozze d'Icilio
Non per temprar gl'ardori
De tuoi mal nati insidiosi amori.
Icilio
Opra com'Appio deve,
Non come trà le Selve
Senz'uso di ragione opran le Belve.
Servilia
A Flacco dar la vuoi
Per far Virginia al tuo voler soggetta
Mostrano i fasci de Ministri tuoi,
Ch'è una giustizia fatta con l'accetta.
Appio
Non più, troppo soffersi,
Flacco prendi Virginia.
Virginia
Astri perversi.
Flacco
Lucio lei si contenti.
Lucio
Scelerato, che ardisci.
Icilio
Temerario, che tenti.
Flacco
Io la voglio.
Servilia
Ammutisci.

Essendo vietato à Flacco il prender Virginia viene per ordine d'Appio violentemente pigliata da i Littori, e consegnata à Flacco.
Appio
Fidi Littori miei
Voi la prendete.
Servilia
O violenza.
Virginia
O Dei.
Flacco
Tu sei di Flacco adesso
Ed io spero frà poco
Di goderne il pacifico possesso.
Lucio
Genti amiche, e il soffrite?
Icilio
Pigre Stelle, che fate?
Servilia
Sommi Numi, che dite?
Lucio
L'oltraggio vendicate.
Icilio
L'ingiustizia punite.
Servilia
L'empietà saettate.

In questo mentre si mettono in disparte à discorrere trà loro con azioni mute, Lucio, Icilio e Servilia.
Appio
(scende dal Tribunale.)
Lucio, Icilio, Servilia
Saprò ben io . . . . . . Mà questa
Donzella così mesta
Vuol pietà, che io cơnforti.
Virginia
Tu brami consolarmi, e duol m'apporti.
Appio
De la giustizia mia paga ti rendi.
Virginia
E vuoi, che paga sia, quando m'offendi?
Appio
E che offese ricevi?
Virginia
Non far ciò, che tu vuoi, fa ciò, che devi.
Appio
Perdonami ò Bella
Far deggio così.
Se nascer ti fè
Tua sorte proterva,
E suddita, e serva
Mia colpa non è
Ti lagna di quella
Che quella falli?

Perdonami, ecc.
Virginia
Come? ch'io ti perdoni?
Fulmini, lampi, e tuoni
A incenerirti il Cielo accenda, e scocchi.
Appio
(Bastano à incenerirmi i tuoi begl'occhi.)
Compatisco il tuo fato
E l'ardimento de tuoi sdegni assolvo.
Icilio
E così pensi far?

A Lucio doppo il sudetto congresso, nel quale devono i detti trattenersi fino à questi versi.
Lucio
Cosi risolvo.
Servilia
(Gran fortezza.)
Icilio
(Gran core.)

Lucio s'avvicina ad Appio.
Lucio
Appio mi scusa.
Se in note altere il labro mio trascorse,
Ch'il paterno dolore à me lo porse
E per pietà concedi,
Ch'in faccia di Virginia
Ora in disparte io da Servilia intenda
S'ella di Flacco è serva, ò parto mio,
E se à torto son'io
Suo Genitor nomato
Più contento egli resti, io men turbato.
Appio
Ciò, che vuoi ti permetto.

Lucio prende Virginia per mano, e la conduce in disparte, dove stà Servilia; ed Арpio torna à sedere nel Tribunale.
Flacco
Io v'acconsento, ed il partito accetto.
Icilio
Sventurata.
(Icilio e Servilia tra loro.)
Servilia
Infelice.
Icilio
Oh Dio, qual sorte ad incontrar sen viene.
Servilia
E' fierezza.
Icilio
Mà lice, anzi conviene.
Lucio
Figlia, Virginia, ahi lasso,
Lucio à morir t'invita,
E' duro, è ver, mà glorioso il passo,
Devi pria, che l'onor, perder la vita.
Virginia
Io di morir non temo,
Che son Figlia di Lucio, e son Romana.
Lucio
E pietosa, e inhumana
Questa destra ti sia,
(prende un stilo.)
E chi vita ti diè, morte ti dia.
Virginia
Icilio addio, addio Servilia, addio.
Icilio
Più resister non sò.
Servilia
Più non poss'io.
Virginia
Padre m'uccidi, eccoti il sen, mà voglio
Pria baciar quella mano
Ch'al onte mi sottrae d'indegni amori.

Le dà à baciar la mano, e poi l'avventa il colpo, e Virginia cade in braccio à Servilia.
Lucio
Figlia, Virginia mia, baciala, e mori.
Appio
Padre crudel.
(S'alza adirato e scende dal Tribunale.)
Lucio
Lascivo
Ecco il trionfo degl'inganni tuoi,
Prendi Virginia mia, dalla à chi vuoi.
Flacco
O ch'accidente atroce.
Servilia
Superbo.
Icilio
Formidabile.
Lucio
Feroce.
Appio
(Infelice Donzella.)
Icilio
Il premio è questo,
Di pudica onestà?
Lucio
Questa è la sorte
Di non vil Genitor? vuò la tua morte.
Appio
(à i Littori.)
O là cessin le grida
E Lucio s'impriggioni.
Lucio
Appio s'uccida.
Icilio
(al Popolo.)
Appio s'uccida sì,
Appio
Voi m'assistete.
Flacco
Io son qui non temete.
Lucio
S'abbattano i Littori.
Appio
Il popol si disarmi.
Icilio
A' battaglia, à battaglia.
Appio
All'armi, all'armi.

Segue la pugna tra i Littori, ed il Popolo, e questo resta Vincitore.

Scena quarta

Claudia da una parte, e Valeria dall'altra agitate, con Spade nude in mano.
Valeria
Sì sì vendetta.
Claudia
Vendetta sì.
Valeria
Tù di qual core?
Claudia
E tù di chi?
Valeria
Io la vuò d'Appio mio Traditore.
Claudia
Ed'io di Lucio, che tanto ardi.
Valeria
Sì sì vendetta.
Claudia
Vendetta sì.
(Mà come oh? Cieli)
Valeria
(Mà come oh'Dio)
Claudia
(Se Lucio è il mio tesor?)
Valeria
(S'Appio è il cor mio?)
Claudia
Valeria.
Valeria
Claudia.
Claudia
E contro il mio Germano
Porti armata la mano?
Valeria
E contro Lucio vuoi
Stendere i colpi tuoi,
Che da giust'ira à vendicarsi è mosso?
Claudia
Sì vuò dar morte à Lucio,
Valeria
Si vuò dar morte ad Appio
Insieme
(ah', che non posso)
Valeria
E andrà di quel crudel la colpa inulta
Che me tradisce, e le Donzelle insulta?
Che più? fallo è di lui
Se il sospirato ajuto attende invano
L'Esercito Romano.
Claudia
Perche?
Valeria
Forse nol sai?
Quelle schiere, che Lucio
Su l'Algido guidava,
La crudeltà del tuo Germano intesa,
Tornaro indietro, e abbandonar l'impresa.
Claudia
Dunque da suoi nemici
Sarà la Patria oppressa
E dagl'Equi, e da i Volsci
Del Tebro soggiogato intorno al lito
Ancelle vili andrem'mostrate à dito?
Valeria
Appio n'incolpa.
Claudia
No, Lucio n'accusa
Valeria
(Quanto agitata son.)
Claudia
(Quanto confusa)
Insieme
(Trionfi de l'Amor lo sdegno mio)
Claudia
Lucio
Insieme
S'uccida, ah' pria morir vogl'io.
Valeria
Appio.

Vogliono partir sdegnate Valeria da una parte, Claudia dall'altra, poi si pentono, e questa, e quella vogliono uccidersi con la spada che tengono, ma una volendo soccorrer l'altra, acciò non s'uccida si fan cadere la spada da mano e s'abbracciano.
Valeria
Ferma.
Claudia
Arrestati.
Valeria
E vanta
Così poco valore
L'Alma di Claudia, e di Valeria il Core?
Sù pigliamo i brandi
(ogn'una raccoglie la sua Spada.)
Claudia
E salvar Lucio, ed'Appio
Sol nostra cura sia
(Che la mia vita è Lucio)
Valeria
(Appio è la mia)
Claudia
Per sottrarsi dal martire
E' il morire
Disperata codardia;
Soffrirò (d'amor celato,)
E' del fato
Ogni strana tirannia.

Per, ecc.
(parte.)
Valeria
Troppo per un sol core
E' l'aspro mio dolore,
E non è tanto duolo
Troppo per il mio core, e pure è solo,
Ch'in tormento si rio.
E ver, che solo è il cor, mà il core è mio.

In mezzo à tanti affanni
Trà mille, e mille inganni
L'invitta mia costanza e scherza, e ride:
E più fedel son io,
A l'or, che l'Idol mio
Per me non hà, che frodi, e voglie infide.

In mezzo, ecc.

Scena quinta

Camera con letto chiuso, nel quale giace Virginia.

Icilio, e Virginia.
Icilio
Vive Virginia?
Servilia
Si.
Non fu il colpo mortale,
E stà così così, nè ben, ne male.
Icilio
Non potevi al mio core
Dar miglior nova, nè piacer maggiore.
Servilia
Vieni perche tu scorga,
Ch'è verità ciò, che Servilia dice.
Vedi.

Servilia apre la Cortina del letto, e si vede Virginia giacere in quello.
Icilio
Tacі, che dorme.
Virginia
O me infelice
Servilia
Virginia, ecco il tuo Sposo.
Virginia
Icilio mio
Viva, mà per te sol viva son io.
Icilio
Ed' Io per te mia vaga
Tutto provo il dolor de la tua piaga.
Virginia
Tù senti il dolor mio,
Che non in me, mà solo in te son io.
Icilio
Anzi provo il tuo duolo,
Perche non vivo in me, vivo in te solo.
Servilia
O' con che gusto tutti, e due ci fanno
Gl'amanti appassionati,
E in deliquio d'Amor già se ne vanno.
Icilio
Chi mai credea di riveder risorta
Te, che vidi cader ferita, e morta?
Virginia
Se al colpo, che vibrommi
L'amato Genitore io venni meno
Non fù viltà del cor, ch'il core è forte,
Mà fù desio di Morte,
Che la morte precorse entro il mio seno.
Icilio
Vuò di sì lieto avviso
Esserne al Padre tuo Nunzio primiero.
Virginia
Vanne, e dì che se brama
Ch'un altra volta Io mora
Saprò con pronto ardire
Meglio morire un'altra volta ancora.
Icilio
Io vado à Lucio, e in tanto
Rasserenati ò Bella, e tergi il pianto
Virginia
E chiami bella questa
Donzella tanto ,e scolorita, e mesta?
Icilio
Ne i vezzi tù sei bella
E bella sei ne l'ire,
Bella se piangi ancor:
Non puờ mai la tua Stella
O' amica, ò rubella
Giunger à far languire
L'acceso tuo splendor

Ne i vezzi, ecc.
(parte.)
Servilia
Quando estinta dovevi
Esser sepolta già, viva ti miri
E più, che mai sospiri,
Languida il volto, e lacrimosa il ciglio?
Virginia
Forse à maggior periglio
In vita mi serbò l'empia mia sorte
E il non morire è stato
Ira di fato, e non pietà di morte.
Servilia
Ed' Io credo, che Giove
T'habbia serbata ad'opre grandi, e nove.
Virginia
Ah', ch'ogni astro nel Ciel
Arde per me crudel, crudel s'aggira.
Servilia
Non è così, consolati, e respira.
Virginia
Io son oppressa tanto,
Che respirar vorrei,
E respirar non sò!
Non sento il cor ne meno
Più palpitarmi in seno,
Forse disciolto in pianto
Uscì dagl'occhi miei,
Ed' Io piu cor non hò.

Io sono, ecc.
(parte)
Servilia
In somma Lucio è un huomo
Tutto d' honore, e d'una bona razza
Hà la figlia vistosa, e pur l'ammazza.

Ne conosco cento, e cento
D'un umore,
Che l'onore
Mai fastidio non gli dà;
Più d'un Sposo arcicontento
Và cavandosi ogn'istante
Tutte quante le sue voglie,
Come fa? lo sà la moglie.
Più d'un Padre; e beve, e magna,
Non possiede, e non guadagna,
E bel tempo ognor si piglia
Come fa? lo sà la Figlia.
E v'è più d'un Ganimede,
Che pomposo andar si vede,
Vagheggiando e questa, e quella,
Tanta pompa, e donde viene?
Lo mantiene la Sorella.
E più d'una Genitrice:
V'è, che dice,
La mia povera Zitella
Quanto è bella, tanto è casta,
Ed intanto? basta, basta,
Oggi il mondo così và.

Ne conosco, ecc.

Scena sesta

Piazza.

Lucio con le Schiere tornate indietro, che guidava in soccorso de Romani sù l'Algido.
Lucio
Parve fierezza, e fu pietà la mia;
Volli di sangue tinta
Mirar Virginia estinta,
Pria, ch'in barbara guisa
Per man del disonor vederla uccisa,
Mà col morir di lei
D'Appio già non restò spento il desio,
Che impuro offende, e gl'omini, e gli Dei;
Nulla però tem'io,
Che fu preda di morte
Pria de la Figlia mia, la mia Consorte:
Ben paventar dovete
Voi, che Donzelle, e voi, che Spose havete:
Se impunita si lascia
La prima colpa, à la seconda ei passa,
E poi da la seconda à mille à mille,
Onde saranno al fine
Favole altrui le Vergini Latine.
Appio dunque s'uccida
Ed arditi sappiamo
D'un alma rea d'impure fiamme accesa,
Io vendicar, voi prevenir l'offesa.

Al cader d'ultrice spada
Appio cada . . . . . . .

Scena settima

Claudia, e Detto.
Claudia
Appio cada? ah Lucio, oh Dio,
Passami prima il petto
E avvezza in questo seno il brando ignudo
Contro il sangue de Claudi ad esser crudo.
Lucio
(Resisti anima mia.)
Claudia
Lucio, e chi sà.
Come la Vaga tua quest'ira intenda?
Chi sà, che non offenda
L'Idolo mio, di cui
Quanto amico tu sei
Tanto amica son io forse di lei?
Claudia
Claudia già fui da questi
Primo acclamato militar Tribuno,
Leggi in fronte d'ogn'uno,
E scorgerai, che tutti
Degl'empj Decemvìri
Sdegnan l'aspro soffrir barbaro seno,
Che voglion rivedere in Campidoglio
De la Plebe i Tribuni assisi in Soglio.
Claudia
E quando ciò per opra mia succeda
Appio dovra morir?
Lucio
De la sua vita
Potrà il tuo cor nel seno
Se non sperar, non disperare almeno.
Claudia
Con studioso ingegno
A prò di voi tutta me stessa impegno
Perche ne mali estremi
Quella salute, ch'impossibil pare
Meglio è poter, che non poter sperare.

O se sperare un dì
Potessimo così
Io stringere il mio Sol, tu la tua Dama
Mà forse dal cor mio
Amata ancor son io,
E forse anche il tuo ben, suo ben ti chiama.

O se sperare, ecc.

Scena ottava

Icilio, e Lucio.
Icilio
Lucio tutte giolive
Splendan le ciglia tue: Virginia vive.
Lucio
Vive Virginia?
Icilio
Vive, e la ferita
Leggiera è sì, che havrà salute, e vita.
Lucio
Quando agl'oltraggi d'Appio
Già sottratta la credo
A novi rischi ritornar la veggio,
E questa è nova, onde gioire io deggio?
Amici l'onor mio
Al par del vostro, ecco in periglio ancora
Sù, sù, Claudia lo soffra, ed Appio mora.

Scena nona

Valeria vestita da Amazzone con asta in mano seguita da molte Donne armate, e Detti.
Valeria
Appio mora?
Icilio
Si.
Valeria
Come?
Olà fermate il piè.
(Alle Schiere, che vogliono partire, con Icilio, e Lucio.)
Icilio
Viver non deve.
Valeria
E qual scorno riceve
Se da brando guerrier cade trafitto?
Pena del suo delitto
Una morte non è, che solo uccida,
E il fil non si recida
De giorni suoi con generosa spada,
Vivo s'arresti, e vada
Trà volgari legami,
E con scempio crudel s'uccida, e infami.
Sia così vendicata
La tua figlia innocente,
La tradita mia fede, e l'amor mio;
A vostro aiuto anch'io
Benche Femina imbelle, eccomi armata.
Lucio
Valeria il tuo consiglio
Seguir risolvo, e farò ciò che brami.
Appio vivo si prenda
E con scempio crudel s'uccida, e infami.

Sempre l'Aquile Latine
Per difender la Gloria de Figli
Furo armate di fulmini ardenti
Or sol vaghe di rapine
Lascian l'armi, e rivolgon gl'artigli
Contro il sen di Colombe innocenti.

Sempre, ecc.

Scena decima

Icilio, e Valeria.
Valeria
Il fato di Virginia
Al tuo dolore egual dolor m'apporta.
Icilio
Virginia non è morta
Ne in periglio di vita è la mia vaga
Che fu lieve la piaga.
Valeria
Ambo dunque vedremo
Punito in un istante
Essa l'impuro, io l'infedel Amante.
Icilio
E andrò in mirarlo esanimato, e spento
Io de la strage sua lieto, e contento

Tanto piace tanto alletta
Il potersi vendicar,
Quanto affligge la vendetta
Ch'un desia, ne la può far.

Tanto, ecс.
(parte.)
Valeria
Benché tanto delusa
Costante adoro il traditor tiranno,
Pur la destra non usa,
Che à lavori gentili, armo à suo danno,
Ed armo à danno suo la man, con cui
Stringer vorrei la bella man di lui,
E sotto infame acciar morto lo bramo,
Sol perche troppo l'amo,
E morto il vuò, perche lo voglio mio.
Intendami chi può, che m'intend'io.

Sono Guerriera ardita
E son pietosa ancor;
L'alma, ed il cor m'invita
Contro l'infido al'armi,
Mà poi nel vendicarmi
Mi manca l'alma, e il cor.

Sono, ecc.

Scena undicesima

Notte con Luna, Parte remota di Roma.

Appio travestito.
Appio
O d'infelice cor tragica scena!
Fuggo, mà non sò dove
E mentre il piè si move
Per ricercare al viver mio lo scampo
Urto in perigli, e à gran cadute inciampo;
Fuor che smanie non provo,
E me stesso in me stesso io più non trovo,
Deh nel più occulto interno
Cupo abisso d'Averno
Agl'Uomini, ed al Ciel chi mi nasconde?
Mi crucia, e mi confonde
Più l'orror de la colpa
Che il timor de la pena,
O d'infelice cor tragica scena!

Larve, fremiti, terrore
Veggio, ascolto, nel core mi stà
La da suono di meste querele
Sento dirmi infedele, infedele:
E una voce ricolma d'affanno
Quà ripiglia tiranno, tiranno:
Più fantasmi ravviso à mio scorno
Girarmi d'intorno,
E ogn'un grida
S'uccida s'uccida
Ah che questo è il mio barbaro errore
Che per tutto seguendo mi và.

Larve, ecc.

Scena dodicesima

Icilio, con guardie, e detto, e poi Valeria con Schiere di Donne armate.
Icilio
Odo d'Appio la voce.
Appio
A me stesso molesto
Più che il morir mi nuoce
Il vivere così.
Icilio
Si ch'Appio, è questo
Appio
Che risolvo, che spero?
Icilio
E cbe sperar tu vuoi? sei prigioniero.

Icilio s'avanza per far prigione Appio, ed egli si vuol uccidere con la propria spada e vien trattenuto da Valeria, che sopragiunge.
Appio
Di vil catena cinto
Pria, che vedermi io vuò cadere estinto.
Valeria
Fermati.
Appio
Oh Dei.
Valeria
T'appresto o Traditore
Lacci di servitù
Già che frangesti tù quelle d'amore
Appio
Che veggio iniqua sorte!
Icilio
Cingasi di ritorte.
(viene incatenato Appio.)
Valeria
Icilio parti, e sia
Di Valeria il trofeo, la preda è mia.
Icilio
Pria che Lucio la veda
Saprà la tua Vittoria, e la tua preda.
(parte Icilio lasciando le guardie.)

Scena tredicesima

Valeria, ed Appio
Valeria
Appio fingi discolpe
E se t'accuso d'infedel di fiero
Or dì, se dir lo puoi, che non è vero.
Appio
Discolpe non invento;
Che fui spietato, e infido
E ver, ma quanto è ver, tanto mi pento.
Piango il mio fallo, e ardo,
Per tè qual arsi.
Valeria
Il pentimento è tardo
Appio
A l'amorose guerre
Succedono le paci
Io mi rendo . . ..
Valeria
Appio taci,
E serba per Virginia i tuoi lamenti
Che viva, è lei, che violar tu tenti.
Appio
Godo de la sua vita
Perche rende minor la colpa mia.
Valeria
Piu tosto t'è gradita,
Ch'è la cagione onde tradita io sia.
Appio
Farfalla a le tue faci
Sempre . . .
Valeria
Non più.
Appio
Senti Valeria.
Valeria
Taci,
E non ti lusingar con scaltro fine
D'effemirar l'Amazzoni Latine.
Involati da me.
Appio
Modera l'ire.
Valeria
Vanne.
Appio
Dove?
Valeria
Infedel vanne, à morire.
Appio
Se tu de la mia morte
A questa destra sorte,
La gloria non vuoi dar, dalla à i tuoi lumi,
E'l dardo
Del tuo sguardo
Sia quello che m'uccida, e mi consumi.
(Parte Appio seguito dalle guardie.)
Valeria
Fiera da me ti scaccio
E poi vengo a seguire
L'orme de le tue piante
Tu mi credi nemica, e sono amante.

Io fingo tirannia
E son tutta pietà,
Par che crudele io sia,
E non hò crudeltà.

Io fingo, ecc.

Scena quattordicesima

Flacco travestito da Vecchia, e poi Servilia.
Flacco
Sotto il manto di vedova Matrona
Io così solo solo
Da i rumori m'involo;
Se con qualche persona
Io parlare dovrò
Per non farmi scoprir tartaglierò,
Mi sento il cor nel seno
Tutto quanto affannoso
O se potessi almeno
Pigliare mezz'oretta di riposo.

Mi stiro, sbadiglio
Mi sfregolo il ciglio
Son morto di sonno,
Mà gl'occhi, che vonno
Dormire un momento
Per troppo spavento
Dormire non ponno.

Mi stiro, ecc.
Servilia
(O Cieli è spettro, è Donna, o che cos'è?)
Flacco
(Questa è Servilia o sfortunato me)
Io sono in questa lu . . lugubre gonna
Povera gentil donna.
Servilia
(A la voce mi pare
Che Flacco questo sia, lo vuò chiamare)
Flacco.
Flacco
E qui . . .
Servilia
Tu sei qui?
Flacco
Equi . . equi . . equi . .
Servilia
O scelerato
Or ora io te la sono.
Flacco
Equivochi perche Flacco non sono
Ne Flacco a tempo mio gia mai son stato.
Servilia
Se il vero tu mi scopri
Di salvarti la vita
Io parola ti dò,
Sei Flaccо?
Flacco
Si.
Servilia
Si?
Flacco
Sì . . Signora nò.
Servilia
Ronda, Guardie Soldati
Portate la lanterna
Onde meglio si scerna
Arrestate costui
Non è Donna qual sembra, è Flacco, è lui.

Vengono le guardie con lanterna, e riconosciuto Flacco l'incatenano, ed egli segue a finger di non esser Flacco.
Flacco
Io son femina vera
E m'appello tar tar.
Servilia
Conducetelo a Lucio
Và temerario và.
Flacco
E m'appello tar ta . . tar ta . . tar ta.
Servilia
Non ti ravvisarei, s'io fossi affatto
E cieca, e sorda, e priva di cervello.
Flacco
Tar tar . . Tarpea m'appello
Servilia
Flacco sei.
Flacco
Non è così.
Servilia
Tu sei Flacco sì sì sì.
Flacco
Che ostinata.
Servilia
Che bugiardo.
Flacco
Son tar tar.
Servilia
Non più non più.
Flacco
Questa è cru. questa è cru. cru.
Questa è cru. è crudeltà.
Io son Donna, e son tito . . .
Servilia
Non ti credo nò nò nò.
Flacco
Son tito. ti. titolata
E mi vedo co. coco.
Condannata
A le catene.
Servilia
Troppo bene troppo bene.
Flacco
Senza ri. riri. riguardo
Della nostra qualità

Flacco sei, ecc.

Scena ultima

Atrio Grande illuminato.

Lucio Virginia e Icilio seguiti da moltitudine di Soldati, e di Popоlо.

Sopragiunge Valeria con Appio incatenato accompagnata da Donne, ed Uomini armati.

Poi vien Claudia con i Littori di tutti li Decemviri.

Finalmente viene Flacco priggioniero condotto da Servilia con Guardie.
Lucio
Ecco Virginia mia
Vittima d'onestà da me ferita,
Che spira aure di vita.
Icilio
Tema d'impuro oltraggio
Più non vi sia, che preda
Gia di Valeria è l'empio,
E la strage di lui
A le lascivie altrui sarà d'esempio.
Valeria
Trà servili ritorte
Appio presento à voi.
Lucio
Degno è di morte.
Icilio
Morte ancor io rispondo.
Virginia
E morte io grido.
Appio
(Misero me)
Valeria
Morir dovria l'infido,
Mà per pietà donate
Di Valeria al'amor d'Appio la Vita,
Che se del vostro sdegno
Fù l'amor mio seguace
Lo sdegno vostro, oh Dio,
Or non si mostri avaro al'amor mio.
Claudia
Lucio ( Claudia, che vedi
Vive Virginia, ò che piacer?)
Lucio
Che chiedi?
Claudia
Cedono il Soglio i Decemviri, ed ecco
A le tue piante ed i Littori, e i fasci
(Fà inginocchiare i Littori, e depoitare i loro fasci à piedi di Lucio, poi si avvede di Appio incatenato.
Mà che miro ? si lasci
Libero il mio germano.
Lucio
Sotto vindice mano . . . .
Claudia
Che? dunque vuoi, che sia
L'alta Claudia Famiglia
Per l'error d'Appio oscura tutta? e pria
Che donar questo solo
Di tanti Claudj a i gloriosi vanti
Brami per odio d'un, far scorno à tanti?
Valeria
Moro anch'io s'egli more
Che d'Appio in sen stà di Valeria il core.
(ad Appio.)
Ma benche nel tuo petto habbia il suo nido
Non imparò d'esser crudel, ne infido.
Claudia
Odimi quel tù sei,
Che tanto Claudia adora
Aggiungi al'ire tue questi trofei,
E degl'amori miei trionfa ancora.
Lucio
(Che sento mai? manca lo sdegno)
Virginia
Padre Pietà.
Icilio
Lucio pietà
Lucio
Pietà si mostri
Premio de merti vostri
D'Appio la vita sia.
Claudia
Cessa il mio duolo.
Appio
Respiro.
Valeria
Mi consolo.
Lucio
Claudia se tù celasti, anch'io celai
L'amorosa mia brama.
Claudia
Cieli, che ascolto mai?
Lucio amante di me?
Lucio
Si Lucio t'ama.
Tolgasi ad Appio la Catena.
Valeria
Lascia
(Va un Soldato per Scioglier la Catena ad Appio, e Valeria l'impedisce per scioglierla con le sue mani.)
Lascia, ch'io glie la tolga,
Se l'annodò lo sdegno, amor la sciolga.
Appio
Lucio grazie ti rendo,
E de la vita mia superbo io sono
(à Valeria e Claudia.)
Perche è premio di voi.
(à Lucio.)
Perche è tuo dono
Scusa ò Virginia, ò Icilio un folle errore,
Che spesso accieca anche i più saggi amore.
Lucio
Caddero ò Amici i Decemvìri, e il giogo
Non sia, che più del'empietà v'aggravi
Sol con leggi soavi
Si regga Roma, ed uno
Saremo à prò di voi
Ei de la plebe
(accenna ad Icilio.)
Io militar Tribuno.
Servilia
Ferro, e foco s'appresti
Sotto mentite vesti
Ecco quì Flacco il temerario il fello.
Flacco
Tartar. Tarpea m'appello.
Lucio
Vendetta non voglio, voglio il perdono.
Flacco
(a Servilia.)
Obligato al favor, sì Flacco io sono.
Lucio
Ciascun stringa il suo bene, e vincitore
In questo dì sia de lo sdegno Amore.
Flacco
(a Lucio.)
Così così mi piaci
Veramente Imeneo
Hà il vero Caduceo per far le paci.
Lucio
Cara.
Claudia
Caro
Insieme
per tè moro.
Appio
Bella.
Valeria
Bello
Insieme
per tè vivo.
Icilio
Dolce.
Virginia
Vago
Insieme
mio tesoro,
Servilia
Sposa tua.
Flacco
Sposo tuo
Insieme
Mi sottoscrivo.


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Ultimo aggiornamento 5 settembre 2025