Alessandro Scarlatti (16601725) è più noto per le sue opere teatrali e per gli oratori che per la sua musica strumentale che pure vanta un discreto numero di lavori e tutti d'una qualità che basta a rivelare il grande maestro.
Nella sua produzione strumentale v'ha un gruppo di Concerti grossi i quali furono stampati in numero di sei, dall'editore Walsh di Londra senza data — ma probabilmente verso i primi anni del sec. XVIII e, probabilmente per l'intervento di Haendel (cosa non strana quando si pensi alla stima reciproca ed all'amicizia che legava i due musicisti). E l'ipotesi è tanto più giustificabile in quanto il Concerto grosso scarlaltiano, per la forma offre più analogie con quello haendeliano che col concerto grosso corelliano. L'opposizione tradizionale fra tutti e concertino è assai ridotta, ed il contrappunto sostiene ancora il discorso sonoro e la costruzione dei vari movimenti. Ma è un contrappunto all'italiana, arioso e melodico, che alla novità logica della fuga, preferisce la libertà dei fugati: un contrappunto all'italiana sopratutto per la mirabile contabilità delle parti — per la splendida pluri-vocalità dei tempi lenti. Appare chiaro da questo come Bach abbia fatto tesoro dell'insegnamento dei vecchi maestri italiani.
Il Concerto grosso che figura in questo programma, è il terzo della raccolta pubblicala dall'editore Walsh, ed inscrive due Larghi fra tre movimenti Allegro.
Domenico De' Paoli