Ben mio, quel verme alato (La farfalla), H. 82
Cantata per soprano, due violini e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: Francesco Maria Paglia
- Sinfonia: (la minore)
- Recitativo: (la minore) - Ben mio, quel verme alato che intorno
- Aria: Andante (la minore) - È una legge troppo dura
- Recitativo e arioso: La macchina dei raggi deposta
- Aria: (re minore) - Pria di cedere al dardo che scocchi
- Recitativo-arioso: Ma fu colpa il fuggire mentre potea
- Aria: Con spirito, ma non presto (do minore) - Se il mio core avesse l’ali
- Recitativo-arioso: Sei lume è vero
- Aria: Allegro (si minore) - Sembrano le farfalle un tremolo Fetonte
- Recitativo e arioso: (la minore) - Dunque se tudel sole
Organico: soprano, 2 violini, basso continuo
Composizione: prima del 1694
Testo
Ben mio, quel verme alato
per soprano, due violini e basso continuo
Sinfonia - (la minore)
Recitativo - (la minore)
Ben mio, quel verme alato,
Che intorno à poco lume,
Quando sorge la notte,
Con mille incauti giri arde le piume,
Quel di, che innamorato
Nei vaghi lumi tuoi cerco l’ardore,
Diede invidia al mio core.
Io con l’alma sul labro
Il cielo, Amor, la sorte mia crudele
Sfidai con le querele,
Ma non rispose intanto
Agli accenti infelici
Come un eco del duolo altro che il pianto.
Aria - Andante (la minore)
È una legge troppo dura
Di quel dio, che vola inerme,
Un amante, ch’è costante,
Condannare alla sventura
D’invidiare un picciol verme.
È una cifra troppo fiera
Di sua barbara saetta
Far esempio dello scempio
Una luce della sera
E una cieca farfalletta.
Recitativo-arioso
La machina dei raggi
Deposta non havea
Il Prencipe degl’Astri al margo ondoso,
Quando il vol generoso
Spiegò l’augello al suo bel volto intorno,
E non seppe morir presso al tuo lume,
Se prende per costume
L’essequie della notte e non del giorno.
Tornar si vidde errando
Per cento volte e cento,
Indi per far palese
Il pennuto contento
Venne di nuovo e ti volò nel seno,
Poi fuggì, ma convinto
Dalla forza del foco
Trofeo de tuoi begli occhi ei cadde estinto.
Aria - (re minore)
Pria di cedere al dardo, che scocchi,
Ti segnò mille baci nel seno.
Per potersi vantare, ch’almeno
Vendicava l’ingiuria degli occhi.
Come nata farfalla infelice
Già sapea di morir nell’ardore;
E provò, se del seno all’albore
Poi cangiar si poteva in fenice.
Recitativo-arioso
Ma fu colpa il fuggire,
Mentre poteva il tenero volante,
Quando ti venne in seno,
Con più gloria morire,
Perchè è sommo ristoro
Un feretro di latte à un colpo d’oro.
Aria - Con spirito, ma non presto (do minore)
Se il mio core havesse l’ali
Per volarti sempre intorno,
Tutto core esser vorrei.
E se un colpo de tuoi strali
Mi privasse poi del giorno,
Nel tuo seno io morirei.
Le mie ceneri co’ i venti
Sotto l’arco del tuo ciglio
Forse un di scherzar vedrai.
E diran con muti accenti,
Che il mio fulgido periglio
Nacque sol da tuoi bei rai.
Recitativo-arioso
Sei lume, è vero, ò bella,
Ma quell’ardor vivace,
Che ad ogn’alma dispensi,
Figlio al certo non è di poca face.
Sei quel lume famoso,
Tesoriero del mondo
E perciò la farfalla,
Che per error s’accese,
Poi mori di dolor, perche t’offese.
Aria - Allegro (si minore)
Sembrano le farfalle
Un tremulo Fetonte à i rai del sole;
E in mezzo oscura valle
Non è per ogni fronte accesa mole.
Sembrano quei volanti
Lucide fantasie d’ardito/d’acceso core;
Ma poscia in brevi istanti
Pagano le follie del proprio amore.
Recitativo-arioso - (la minore)
Dunque, se tu del sole
Sei l’imago verace,
Non d’atomo terren mobili aborti,
Ma di lume immortal figlie celesti
Fisse nel tuo bel viso
Aquile e non farfalle haver dovresti.
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Ultimo aggiornamento 10 dicembre 2025