(H)or che lungi son io, H. 517

Cantata per soprano e basso continuo

Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
  1. Recitativo: Or che lungi son io del mio bel foco sento più ardor
  2. Aria: Moderato (sol minore) - Un tormento così fiero
  3. Recitativo: Mie luci sventurate, se a veder non giungete
  4. Aria: Allegro (la minore) - Ite ite ad Irene, mie lagrime amorose
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Testo

Or che lungi son io
per soprano e basso continuo

Recitativo
Or che lungi son io dal mio bel foco,
sento più ardor, che quando gl’era appresso:
ahi mentre a me concesso
fu l’ardor de begl’occhi aver presente,
l’aura soave, e spesso,
delle dolci parole,
era il ristoro a la mia fiamma ardente,
ma poi ch’ella è partita,
il solo ardor, non il ristor mi giunge;
che il mal’io provo, et il rimedio, è lunge.

Aria - Moderato (sol minore)
Un tormento così fiero
dimmi tu bendato arciero,
quando mai finir dovrà.
Ahi che morte sol m’avanza,
se in si cruda lontananza,
l’alma mia viver non sa.

Recitativo
Mie luci sventurate,
se a veder non giungete
la lontana beltate,
per cui forse piangete,
fate cader le lagrime a torrenti,
su quest’acque correnti,
che almeno andranno a lei, prima che al mare
sia pronto il lagrimare
ove il vedere è tardo;
e giunga il pianto ove non giunge il guardo.

Aria - Allegro (la minore)
Ite ite ad Irene
lacrime amare;
che per pietà delle mie pene
forse verrà.
Ditele allora che al rimirare,
due luci amate;
quest’alma ogn’ora lieta vivrà.


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Ultimo aggiornamento 19 luglio 2024