O di fere e d'augelli cheti ricetti, H. 489
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Recitativo: O di fere e d’augelli cheti ricetti
- Aria: Andante moderato (la minore) - Fa’ che non giunga a me
- Recitativo: Dille, ma ahimè, la veggio! Io la conosco al portamento
- Aria: (sol minore) - Così piace in lento sonno
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Testo
O di fere e d'augelli
per soprano e basso continuo
Recitativo
O di fiere ed augelli
Cheti ricetti, alpestri sassi e piante
Che il solitario loco
Ricoprite coi rami ov’entra il sole
Furtivo appena con incerto raggio
Elice nera, umil ginepro e faggio
E voi di tralci e pampani vestite
Di non potata vite
Erme spelonche oscure
Un amante tradito,
Un vilipeso amante,
All’infida Amarilla
Voi specchi nascondete e sassi e piante,
E tu sonante rio che qui serpeggi
Colle limpid’onde
Se fia che alle tue sponde
Venga Amarilli e tenti
Col nudo piede di passarti lieta
Cresci superbo cresci
La selva inonda e di passar le vieta.
Aria - Andante moderato (la minore)
Fa che non giunga a me
Pietoso ruscelletto
Colei che senza fé
Così tradito m’ha.
Dille che tolga il piè
Dal limpido tuo letto
Che l’orme sdegna in sé
Di tanta crudeltà.
Recitativo
Dille ma ahimé la veggio,
Io la conosco al portamento altero,
Alle chiome, alla fronte, al vezzo, al riso
È dessa sì tu che farai Daliso?
Fuggi dalla superba,
Cerca del bosco il più riposto orrore,
Fuggi, che fai, forse ancor senti amore?
Amor per un’ingrata
Per chi tradì mi amor no, non lo sento,
Partir dunque vorrei ma invan lo tento.
Mi piacciono quei lumi,
M’allettano quei labri,
Le dolci parolette, il molle sguardo,
Ma più non l’amo no, ma più non ardo.
Aria - (sol minore)
Così piace in lento sonno
Una tenera bellezza
Ma poi desta non s’apprezza
E si parte dal pensier.
Gl’occhi suoi piacer mi ponno
Può piacermi il labro il riso,
Ma che peni poi Daliso,
Ma che l’ami non è ver.
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2024