O de' regni di Dite, H. 487
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Recitativo: (fa minore) - O de’ regni di Dite Eumenidi spietate empie megere
- Aria: (fa minore) - Se il mio cor disperato v’invita
- Recitativo e arioso: Offrire ad un idol cieco
- Recitativo e arioso: Dunque armate gl’artigli, le fauci aprite
- Recitativo: Mentre indarno arrotate per trucidarmi il sen le zanne
- Aria cavata: Non v’è morte più ria ch’amare i mostri
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Attribuzione incerta
Testo
O de' regni di Dite
per soprano e basso continuo
Recitativo - (fa minore)
O de Regni di dite
Eumenidi spietate empie Megere
Dell’Erimanto o fere
A lacerarmi a darmi morte uscite
Aria - (fa minore)
Se il mio cor disperato
Vi invita su correte
Quest’alma a ferir
Perché almeno è più dolce martir
Ch’esser schiavo d’amor perder la vita.
Recitativo-arioso
Offrire a un idol cieco
Su le conche degli occhi un mar di pianto
Sempre il duolo haver meco
Nudrir le furie in seno a un mostro accanto
Tenere i passi ad inchinarlo immoti
E non trovar pietà ma sol rigore
E lo dica chi l prova
Se pena si trova
Di questa peggiore.
Recitativo-arioso
Dunque armate gl’artigli
Le fauci aprite a divorarmi il core
Se martire d’Amore
Corro contento ad incontrar perigli
Ma no raffrenate gli sdegni tiranni
E solo lasciate ch’io soffra più affanni
Recitativo
Mentre indarno arrotate
Per trucidarmi il sen le zanne ei rostri
Se fra morti infinite
Aria cavata
Non v’è morte più ria ch’amare i mostri.
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Ultimo aggiornamento 17 ottobre 2024