Io per Dori mi struggo, H. 342
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Recitativo e arioso: Io per Dori mi struggo, e pur desio
- Aria: (sol minore) - È viltà di chi ama poco
- Recitativo: Ma quel voce gentile odo d'intorno
- Aria: (re minore) - Lodo ben ch'alma bendata
- Aria: Allegro (si bemolle maggiore) - Se in un sospiro ch’è pien di fede
- Recitativo e arioso: Così canta colei che m'innamora
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: prima del 1694
Attribuzione incerta
Testo
Io per Dori mi struggo
per soprano e basso continuo
Recitativo
Io per Dori mi struggo e pur desio
Che l’ami il cor mio e a quella fede,
E ai quei superbi amori
Di cui ne va sciolto
Vorrebbe un mio pensiero
Crescere i nodi e raddoppiar gli ardori
Chieggio perdon e offendo
L’alto splendor di quella fiamma ond’ardo
Ma al par del mio desir più ne pretendo
Desir che vieta alla mia bella arsura.
Il temer pena è lo sperar ventura.
Aria - (sol minore)
E’ viltà di chi ama poco
All’amor chieder mercede
Premio solo di mia fede
Sia l’affanno del mio foco.
Non è amar da nobil core
Da sue fiamme cercar vanto
Si condanni a un giusto pianto
Chi fa pompa dell’ardore.
Recitativo
Ma qual voce gentile odo d’intorno
Scioglier musici accenti e in un baleno
Portar dal più bel giorno
Fra l’ombre de pensieri un bel sereno
E in aliti sì cari
Che figli son di quell’amabil core
Parmi che canti in questa guisa amore.
Aria - (si bemolle maggiore)
Lodo ben ch’alma bendata
Si mantenga alti concetti
Ma sdegnar nobili affetti
E’ rigor d’un alma ingrata.
Aria - Allegro (si bemolle maggiore)
Se in un sospiro
Ch’è pien di fede
A suoi tormenti
Breve respiro
Un’alma chiede
Se gli consenti
Che saria crudeltà d’un cor tiranno
Aggiunger pene a un amoroso affanno.
La dolce speme
Che per ristoro
Si lascia a un core
Sempre mantiene
Il bel decoro
Il suo splendore
Che non merta d’un cor la fiamma altera
Chi di rigor la paga e la dispera.
Recitativo
Così canta colei che m’innamora
E dei graditi accenti
Su la bell’aria a volo
Viene un caro riposoa miei tormenti
Non è però che le mie brame alletti
Un’ardita speranza
Con dar lusinga a miei sublimi affetti
Spero ben io gran sorte
Questa fia sol che la mia bella Dori
S’offra al mio cor che sue bellezze adori.
I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti
e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente
agli aventi diritto.
Ultimo aggiornamento 8 ottobre 2024