Alma, tu che dal cielo, H. 34
Cantata per soprano, due violini e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: Antonio Ottoboni
- Introduzione strumentale: Allegro assai (fa maggiore)
- Recitativo: (fa maggiore) - Alma tu che dal cielo
- Aria: Adagio (la minore) - Come mai tanto ingrata
- Recitativo: Dal tuo natal sublime
- Aria: Andante e staccato (mi bemolle maggiore) - Vedi l'inferno aperto
- Recitativo: (fa maggiore) - Prendi il crin della sorte
Organico: soprano, 2 violini, basso continuo
Composizione: 12 settembre 1709
Testo
Alma, tu che dal cielo
per soprano, due violini e basso continuo
Introduzione strumentale - Allegro assai (fa maggiore)
Recitativo - (fa maggiore)
Alma tù, che dal cielo
La più perfetta origine traesti,
Tù, che à vestir questo corporeo velo
Peregrina scendesti,
Deh, nel breve camin, che t’è prescritto,
Guardati, dal delitto!
E sei t’assale, i pregi tuoi rammenta,
D’immortal, di creata e di redenta.
Aria - Adagio (la minore)
Come mai
Tanto ingrata esser potrai
Verso un Dio, che ti creò?
Verso un Dio, che per tuo bene
Soffri stenti, oltraggi e pene
Et il sangue al fin versò.
Recitativo
Dal tuo natal sublime,
Dal dover, dall’onor, dal tuo periglio,
Alma, prendi consiglio!
Bilancia pur premio e castigo e poi
Pecca, se peccar puoi.
E se creata e se redenta sei,
Pecca, se peccar dei.
Pur redenta e creata
Tù pecchi ancora?
Ah, sconoscente! Ah, ingrata.
Aria - Andante e staccato (mi bemolle maggiore)
Vedi l’Inferno aperto
E vedi aperto il ciel.
La mente tua si svegli,
Indì rifletti e scegli
D’esser ver te col merto
Pietosa ò pur crudel.
Recitativo - (fa maggiore)
Prendi il crin della sorte, oggi sei salva,
Mà se aspetti à diman la sorte è calva.
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Ultimo aggiornamento 15 luglio 2025