Io che dal cor di Fille, H. 337

Cantata per soprano e basso continuo

Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
  1. Recitativo: Io che dal cor di Fille più d’ottener pietà
  2. Aria: Lento (la minore) - Vorrà ch'io mora la bella ingrata
  3. Recitativo: Pur se a far che mi creda e a moverla a pità
  4. Aria: Lento moderato (si bemolle maggiore) - Questa speranza sola
Organico: soprano (o contralto), basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Testo

Io che dal cor di Fille
per contralto e basso continuo

Recitativo
Io che dal cor di Fille
Più d’ottener pietà non ho speranza
Col più fedele e più doglioso amante
Or contender vorrei
D’amor d’aspro martir d’alta costanza
Già dille ahi quanto ingrata
Più rigida che mai crudel non crede
Il mio foco il mio duol e la mia fede.

Aria - Lento (mi minore)
Vorrà ch’io mora
La bella ingrata
E forse allora
Mi crederà.
Ma se ciò fia
Troppo spietata
Ed è più ria
Del mastro fiero
Di crudeltà.

Recitativo
Pur se a far che mi creda
E a moverla [a] pietà
Morir fia d’uopo ad onta d’empia sorte
Lieto m’accingo ad incontrar la morte.
Quindi in voi nudi sassi
Alpestri balze e dure
Tronchi annosi antri opachi e selve oscure
Quando priva dell’alma
Vedrassi estinta questa fredda salma
Di mirti ombrosi allor voi la coprite
E alla donna spietata
Poi lagrimando dite:
Qui per amor svenossi e morto giace
Disprezzato da me Filen costante
Di lui per darle pace
Qualche pietà ti muova ed or ch’è morto
Dar puoi al cener suo un van conforto.

Aria - Lento moderato (fa minore)
Questa speranza sola
Il mio morir consola e mi da pace
Per questa inutil sorte
La cruda acerba morte all’alma piace


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2024