Al fine o Clori amata, H. 22
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Recitativo: Al fine, o Clori amata, pur ti riveggio
- Aria: (si minore) - Peno ma godo, caro mio bene
- Recitativo: Già dell’Adriatiche sponde
- Aria: Adagio (si minore) - Ti gradisce, o lontananza
- Recitativo: Ma che diss’io? Vaneggio, e la gloria che sento
- Aria: (si minore) - Gode il cor se ritornate
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Attribuzione incerta
Testo
Al fine o Clori amata
per soprano e basso continuo
Recitativo
Al fine o Clori amata,
Pur ti riveggio e sento
Delle tue luci belle,
Con l’usata dolcezza,
Scender sul core acceso il mio tormento.
Aria - (si minore)
Peno, ma godo,
Caro mio bene,
Se piace a te.
Bacio il mio nodo
Se fra le pene
Splende mia fé.
Recitativo
Già dell’Adriache sponde
Dove l’orme imprimesti
Bella mi dolsi a torto
Poiché se il mio conforto
Nasce dal rivederti
Dirò che a farmi lieto
Ne andasti con ragion lungi al Sebeto.
Aria - Adagio (si minore)
Ti gradisce o lontananza
L’amoroso mio pensier,
Per provar l’altrui costanza
Sei tormento e sei piacer.
Recitativo
Ma che diss’io, vaneggio
E la gioia che sento
rende bello il dolor che già provai.
Nò non partir già mai
Vita di questo seno
Che se stimo soavi
Del mio martir le tempre
Perché ti veggio adesso
Maggior piacere e il rimirarti sempre.
Aria - (si minore)
Gode il core
Se ritornate
Luci Amate
E pensate
Alla mia fé.
Ma per esser
Più gradite
Non partite
Mai da me.
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Ultimo aggiornamento 20 maggio 2025