Dal dì ch’amor m’accese, H. 168
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Recitativo: Dal dì ch’Amor m’accese, a miei danni
- Aria: Moderato (re minore) - Accese il core amante
- Recitativo: Fè vedermi nel ciel d’un vago volto gemino sol
- Aria: Allegro (re minore) - Nel bel volto di Clori vezzosa
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Testo
Dal dì ch’amor m’accese
per soprano e basso continuo
Recitativo
Dal dì ch’amor m’accese
A’ miei danni s’uniro
Fortuna, gelosia
Timor, sospetto
Ma le più crude offese
Che struggono il mio petto
L’avventa Amor che nel mio cor risiede
Ah schernito mio cor povera fede
Aria - Moderato (re minore)
Accese il core amante
Con placido sembiante
L’ignudo alato arcier
Piacer m’offerse allora
Ma sol per far ch’io mora
Fu ingrato e menzogner
Recitativo
Fé vedermi nel ciel, d’un vago volto
Gemino sol da due pupille accolte
Svelte già del bell’orto di Citera
Vidi fiorir due rose
In due guance vezzose
Del più acceso rubin conca gemmata
Egli aperse al mio sguardo ond’io mirai
Di due giri di perle al bel candore
Il più ricco tesor che vanti amore
Ma invan candido sen che all’alba è velo
Vidi il sostegno che fea base al cielo
Aria - Allegro (re minore)
Nel bel volto di Clori vezzosa
Risplende amorosa la gioia d’un cor
Ma se gira le vaghe pupille
D’accese faville è incendio e dolor.
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Ultimo aggiornamento 14 settembre 2024