Chi vedesse la ferita, H. 113
Cantata per soprano e basso continuo
Musica: Alessandro Scarlatti (1660 - 1725)
Testo: autore ignoto
- Aria refrain: (re minore) - Chi vedesse la ferita
- Aria: (re minore) - Ogni cura è per me vana
- Aria: Largo (re minore) - Che credete che spaventi
- Aria refrain: Largo (re minore) - Chi vedesse la ferita
- Aria: Largo (re minore) - In dar morti tanto atroci
- Aria: Largo (la maggiore) - Ma non sepper che la pena
- Aria refrain: Chi vedesse la ferita
Organico: soprano, basso continuo
Composizione: 1 giugno 1690
Testo
Chi vedesse la ferita
per soprano e basso continuo
Aria - Largo (re minore)
Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.
Aria - (re minore)
Ogni cura è per me vana
D’Arte maga o medich’erba,
Ch’ove Amor fa piaga acerba,
Sol di morte il ferro sana.
Aria - Largo (la minore)
Che credete, che spaventi
Un Amante addolorato?
Forse l’arco della morte
Miglior sorte
Non può darli amico fato,
Ch’ove han vita aspri tormenti,
Sol da morte sperar si deve aita.
Aria - Largo (re minore)
Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.
Aria - Largo (re minore)
In dar morti tanto atroci
Consumossi in altra etade
L’ingegnosa crudeltade
De tiranni più feroci.
Aria - Largo (la minore)
Ma non sepper, che la pena,
La qual tutte l’altre avanza
A dar vita à un infelice,
Cui non lice
Concepir già mai speranza,
Che per lui si cangi scena,
Se la tragedia sua non è finita.
Aria - Largo (re minore)
Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.
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Ultimo aggiornamento 17 giugno 2025