Sinfonia in re maggiore “La Veneziana”, Ang 661

dalle ouverture de "La Scuola de'gelosi" e "La Partenza inaspettata"

Musica: Antonio Salieri (1750 - 1825)
  1. Allegro presto (re maggiore)
  2. Andante grazioso(sol maggiore)
  3. Presto (re maggiore)
Organico: 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: data sconosciuta
Edizione: Marescalchi, Napoli, s. a.
Guida all'ascolto (nota 1)

Senza pretendere di fare da commemorazione, l'esecuzione di questa Sinfonìa poco o affatto nota di Antonio Salieri può valere anche come omaggio alla memoria del compositore di Legnago nato duecento anni fa. A conforto degli amareggiati, la storia della musica — e a vero dire anche delle arti in genere — insegna che gli artisti fortunati in vita pagano col rapido e tenace oblio della posterità quei privilegi della sorte. E di privilegi il nostro compositore sembra ne godesse in abbondanza anche senza che dobbiamo ricorrere alle testimonianze di Mozart per esserne convinti (testimonianze viziate dalle amarezze che patì invece il Salisburghese). A 16 anni Leopoldo Gassmann, colpito dal talento che dimostrava il ragazzo alla scuola veneziana del Pescetti, se lo portò a Vienna dove lo introdusse alla Corte. A soli 24 succedeva a questi come compositore di Corte e direttore dell'Opera Italiana, a 38 saliva senz'altro al grado di maestro di Cappella della Corte medesima e quindi al posto più ambito della Vienna musicale di allora che contava in quegli anni (1788) fra le sue file Haydn e ancora Mozart oltre a una quantità di eccellenti minori. Né ciò si era dato come il naturale sviluppo della carriera di un funzionario, ma rappresentava la conseguenza della serie dei successi raccolti come compositore. Amico e seguace di Gluck, Salieri ebbe diverse delle sue opere rappresentate dall'Accademia di Musica di Parigi; con la sua «Europa riconosciuta» fu inaugurato il Teatro alla Scala e con il «Tarare» (ribattezzato «Axur» per le rappresentazioni di Vienna) gareggiò in fama con il «Don Giovanni» di Mozart. Non sorprenderà quindi che fra i suoi numerosi allievi figurassero Schubert ragazzo e, sia pure per poche lezioni, Beethoven. Ma su tutto ciò il tempo doveva poi stendere un fitto velo di polvere.

Dalle sue 45 opere teatrali solo dall'«Axur» in questi giorni e dalla «Grotta di Trofonio» anni addietro si è tentato di scuoterla, sul restante da lui lasciatoci (12 oratori, molta musica sacra, ouvertures, sinfonie, concerti, musica vocale da camera, cantate, ecc.) quella polvere é rimasta indisturbata nonostante la felice impressione destata da ognuno dei rari incontri con qualcuno di quei lavori. Impressione che non sarà certo la Sinfonia in sol maggiore a modificare sfavorevolmente.

Esigua di proporzioni, ma armoniosissima col suo taglio in tre tempi il primo costruito regolarmente su due idee saporosamente contrastanti, con sviluppo e ripresa delle stesse; un melodioso Andante-Aria e un finale da opera buffa, essa è una vera piccola Sinfonìa. Non è datata. Il suo strumentale (con gli oboi a 2, i corni idem e negli archi i violini divisi mentre i violoncelli sono assenti) e l'uso concertante, specie nel finale (nell'Andantino tacciono i fiati), sembrerebbero collocarla ai primordi dei genere. Salvo poi a sospettare un gusto un pò' conservatore del musicista nel campo non teatrale. Di certo la sua eleganza confidenziale, il garbo del suo conformismo verso la media corrente del linguaggio del tempo, con l'abilità sfoggiata in questa cordialità di modi, sono buoni a significare il rappresentante di un'arte svoltasi in margine a quella dei geni ed espressione di una civiltà che quelli riassumeranno e sospingeranno avanti con la loro forza originale.

Emilia Zanetti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 22 dicembre 1950


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Ultimo aggiornamento 30 aprile 2024