«Maramao perche sei morto? Pane e vin non ti mancava. L'insalata era nell'orto e una casa avevi tu». Cosi cantavano gli alati versi di un motivetto celebre al tempo delle nostre nonne ehe tutti certamente ricorderanno. Nel 1923 il giovane compositore Vittorio Rieti aveva scritto una canzone corale a cappella sul motivo di Maramao (o, indifferentemente, Barabau) e qualche tempo dopo, intorno al marzo del 1925, l'aveva ampliata fino a farne una partitura di circa dieci minuti con l'intenzione di trarne un balletto per il quäle aveva anche ipotizzato un'esile trama: Barabau è un ricco contadino ehe si finge morto per sfuggire alla violenza di un gruppo di soldati ehe, giunti nel suo villaggio, gli saccheggiano la casa; partiti i soldati, Barabau torna in vita. (Senza avere assolutamente l'intenzione, ne tanto meno l'autoritä, di sollevare una questione linguistico-etimologica-coreutica, ci si puö limitare a ricordare a titolo di cronaca che il nome Barabau e praticamente identico a quello di un'antica danza pantomimica lombarda, baraban, in cui c'è un personaggio ehe si finge morto: un ballerino si stende a terra fingendosi morto mentre una coppia di danzatori gli balla intorno sollevandogli di tanto in tanto un braccio o una gamba per sineerarsi della sua morte; ma all'improvviso il finto morto si alza e ruba la dama al ballerino).
Nel giro di pochi mesi la vaga idea di balletto sognata dal giovane Rieti partendo dalla sua giocosa canzone corale composta su "Barabau perche sei morto" sarebbe effettivamente diventata un balletto, rappresentato a Londra con la coreografia di George Balanchine per iniziativa del piü geniale organizzatore di balletti del nostro tempo, Sergei Diaghilev, il creatore dei Ballets Russes al cui nome è legata la nascita, a tacer d'altro, di partiture come Petruska e Le sacre du printemps di Stravinsky. Nel suo libro Notes sans musique, pubblicato nel 1949, Darius Milhaud ci aiuta a ricostruire come sia potuto accadere questo piccolo miracolo: «Vittorio Rieti m'invitö a casa sua per incontrare Labroca e Massarani. Essi mi fecero ascoltare della loro musica; un piccolo coro a cappella di Rieti, Barabau, mi piacque particolarmente, ne portai con me una copia che mostrai a Diaghilev quando, al mio ritorno, si informö di ciö ehe avevo ascoltato a Roma. Commissionö subito a Rieti un balletto ehe avesse come base quel piccolo coro dall'andamento folkloristico, pieno di malizia e di bonomia. Questo balletto, con le scene di Utrillo e la coreografia di Balanchine, ebbe molto successo. Rieti prese allora l'abitudine di venire spesso a Parigi e di soggiornarvi a lungo prendendo parte alla nostra attivitä musicale».
In effetti la commissione di Diaghilev non arrivö «subito», come scrive Milhaud, ma un po' di tempo dopo grazie anche all'ulteriore segnalazione di altri due autorevoli musicisti francesi che nel 1925 erano rimasti colpiti dall'esecuzione parigina del Concerto per quintetto di fiati e orchestra di Rieti diretta da Walter Straram: il maturo Andre Messager, il compositore e direttore d'orchestra amico di Debussy dedicatario e primo interprete di Pelléas et Melisande che allora, dirigeva l'orchestra dei Ballets Russes e il giovane Francis Poulenc, che con i Ballets Russes aveva appena riscosso un grande successo con il balletto Les biches. Convinto dalle credenziali presentate da Milhaud, Messager e Poulenc, Diaghilev inviö un telegramma a Rieti chiedendogli un incontro a Venezia nel settembre di quell'anno in occasione del Festival di Musica contemporanea. A Venezia Diaghilev, accompagnato dallo scrittore Boris Kochno e dal ballerino Serge Lifar, sottopose Rieti a una sorta di esame, pretendendo che egli suonasse al pianoforte praticamente tutto quanto aveva composto. L'interesse cadde immediatamente su Barabau che perö, allo stato in cui si trovava, necessitava di essere ulteriormente ampliato e di alcune modifiche e aggiustamenti: dall'alto della sua autoritä ed esperienza Diaghilev, a Venezia e in un incontro successivo a Roma, concordö con Rieti l'aggiunta della Danza del Sergente e della Danza dei Soldati e la soppressione della Marcia funebre e soprattutto convinse il compositore a rinunciare a una lunga scena di assoluta immobilitä, del tutto inconeepibile in un balletto, che egli chiedeva durante tutta l'esecuzione del coro funebre («Barabau perche sei morto?»).
Dedicato a Ercole Maselli, il balletto con coro Barabau andö finalmente in scena al Coliseum Theatre di Londra l'11 dicembre del 1925 in un allestimento straordinario con la coreografia di George Balanchine, le scene e i costumi di Maurice Utrillo, Leon Woizikovsky nel ruolo di Barabau, Serge Lifar in quello del Sergente, Tatiana Chaime in quello della contadina, le danzatrici Alice Nikitina, Alexandra Danilova e Tamara Geva e la direzione orchestrale di Roger Desormiere. Fu un grande successo di pubblico, sottolineato da una dozzina di chiamate all'autore e agli interpreti al termine dello spettacolo, mentre la critica si divise raggiungendo vertici di divergenza ai limiti del surreale, dando quasi l'impressione di aver assistito a due balletti diversi aventi lo stesso titolo: mentre il critico del «Daily Telegraph» apprezzava nella musica di Rieti «bagliori di autentico umorismo», quello del «Times» si lamentava del fatto ehe «il grottesco di Barabau non facesse ridere».
Appena venti giorni dopo, Barabau andö in scena anche al Reussiches Theater di Gera, in Germania, in un'edizione con la coreografia di Yvonne Georgi, le scene e i costumi di Hans Blanke e la direzione orchestrale di Albert Bittner. Questa versione, fedele alla partitura pubblicata dalla Universal di Vienna, si differenziava da quella londinese per alcuni particolari, come ad esempio la presenza della Marcia funebre di Barabau eliminata da Diaghilev. Nel giro di pochi anni Barabau fu rappresentato da ben diciassette teatri tedeschi diversi sempre con nuove coreografie, mentre Diaghilev, nel riprenderlo poco tempo dopo a Montecarlo e a Parigi, introdusse una parte solistica per la prima ballerina, affidandola a Lydia Sokolova. Anche George Balanchine riprese ben presto la sua coreografia per i Balletti Danesi di Copenhagen e per vari altri teatri europei. Secondo il parere del grande coreografo, in evidente disaccordo con quello del critico del «Times» di Londra, Barabau «è un balletto molto divertente. Per la prima volta ho sentito la gente ridere ininterrottamente durante tutto il balletto. Entrano gli ufficiali italiani, poi i soldati; la gente si ubriaca. Era il tempo dell'ascesa di Mussolini, e sebbene fosse una storia popolare, ci si poteva vedere un tema antifascista. Un po' piü tardi, quando abbiamo voluto portarlo in Italia, nessuno ha riso. Non ci hanno permesso di rappresentarlo. Si avvicinava troppo alla veritä». Questa lettura in chiave antifascista di Barabau ipotizzata da Balanchine si è concretizzata giä nel 1936 a Londra, quando il balletto fu ripreso dal Sadler's Wells Ballet con una nuova coreografia di Ninette de Valois in cui i soldati-ballerini indossavano la camicia nera.
In Barabau, considerato unanimemente il suo capolavoro, Vittorio Rieti puö lasciare libero sfogo a una naturale predisposizione per il grottesco e l'ironia, dando vita a una partitura elegante e divertente al tempo stesso caratterizzata da un'estrema varietä ritmica, da un linguaggio improntato a un neoclassicismo nervoso e aguzzo e da un'orchestrazione lucida e raffinata. I primi nomi ehe vengono quindi alla mente come suoi possibili punti di riferimento sono quelli di autori come Casella, Auric e Poulenc ma soprattutto quello di Igor Stravinsky ehe, non a caso, fu amico ed estimatore di Rieti.
Un anno e mezzo dopo la prima londinese, nell'agosto del 1927, seguendo il consiglio di Ernest Ansermet, il grande direttore svizzero fondatore dell'Orchestre de la Suisse Romande che per anni aveva diretto l'orchestra dei Ballets Russes, Vittorio Rieti trasse una suite per orchestra dal balletto, nella quäle confluiscono i momenti salienti della partitura, con in piü la Marcia funebre di Barabau espunta da Diaghilev a Londra.
Carlo Cavalletti