De L’Arca di Noé, scritta, dal giugno 1922 al febbraio ’23, pensando ad un balletto e mostrata poi senza successo a Diaghilev, è rimasta soltanto una suite coreografica per orchestra – pubblicata dalla Universal Edition di Vienna – la cui prima esecuzione, diretta da Casella al Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea (SIMC) di Praga nel maggio 19257, ebbe una certa risonanza internazionale e fu poi ripresa da direttori d’orchestra famosi tra i quali Fritz Reiner che la eseguì per la prima volta negli Stati Uniti dove la musica di Rieti era ancora completamente sconosciuta.
Dedicata al musicologo Kochnitzky, amico di Rieti e autore del libretto di un altro suo balletto, Robinson et Vendredi, la partitura della suite è in cinque parti: Preludio al I Quadro, Il Diluvio (Intermezzo sinfonico), Preludio al II Quadro, Marcia degli animali, Arcobaleno. Pur se ispirate ad un certo descrittivismo musicale, ma di buon gusto, alcune sue pagine sono suggestive e interessanti come la malinconica melodia arcaicizzante del corno inglese, di sapore ebraico, che interpreta il «Pianto della terra» nella II parte, e Diluvio, reso musicalmente da un ostinato dei violini e del pianoforte. Piuttosto comico risulta invece il Preludio al II Quadro, la cui melodia è eseguita dalla tuba, animato da un contrappunto non certo di taglio scolastico ma libero, arioso, decisamente antiaccademico, come si conviene ad un musicista autodidatta, non inibito dal rigore di studi severi. Nella Marcia degli animali, con ritmo appunto di marcia, viene ripreso il tema del Preludio al I Quadro mentre l’Arcobaleno finale è un «fugato» che si conclude in una specie di apoteosi in fortissimo.
Franco Carlo Ricci