Max Reger, figlio di un maestro della Bassa Baviera, nacque a Brand il 19 marzo 1873 e morì a Lipsia l'11 maggio 1916, subito dopo aver composto la sua opera strumentale ritenuta più personale e felice: il Quintetto con clarinetto op. 146. Ricevuti i primi insegnamenti musicali dai genitori e dall'organista Adalbert Lindner nella cittadina di Weiden (la produzione organistica avrà un posto importante nell'attività di Reger), studiò composizione intorno al 1890 con Hugo Riemann, dapprima al Conservatorio di Sonderhausen e poi in quello di Wiesbaden, dove egli stesso insegnò dal 1890 al 1896 pianoforte, organo e teoria. Da quest'ultimo incarico si dimise nel 1898 per dedicarsi completamente alla composizione e dal 1905 si trasferì a Monaco, su invito del direttore di quell'Accademia musicale, il wagneriano Felix Motti, per riprendervi l'attività didattica e mettersi a capo della società corale Porges. Successivamente Reger insegnò al Conservatorio di Lipsia, poi diresse l'orchestra di corte di Meiningen e infine nel 1915 si stabilì a Jena, dove continuò a dar lezioni e a comporre, senza trascurare l'attività concertistica. Soggetto a frequenti disturbi nervosi, morì improvvisamente a Lipsia per un attacco di cuore, durante uno dei suoi viaggi settimanali a scopo didattico.
Reger scrisse una notevole quantità di musica da camera, sinfonica e per organo (solo per questo strumento superò i duecento pezzi) e vale la pena di ricordare almeno alcuni titoli delle sue innumerevoli composizioni, che incontrarono inizialmente l'opposizione del pubblico e della critica: i due Quartetti per archi op. 54, i tre Quartetti op. 74, op. 109 e op. 121, i Trii, le Sonate per violino, violoncello e pianoforte, il Concerto op. 101 per violino, il Concerto per pianoforte e orchestra op. 114, le Variazioni su un tema di Beethoven op. 86, le Variazioni e fuga su un tema dì Hiller op. 100, le Variazioni e fuga su un tema di Mozart op. 132 e i Quattro poemi sinfonici da Arnold Boecklin op. 128, che sono considerati tra i suoi pezzi orchestrali di maggior rilievo artistico.
Il nome di Reger è strettamente legato a quel movimento musicale che va sotto la sigla di «ritorno a Bach», che cercò di reagire all'inflazione di un romanticismo decadente e turgidamente barocco, ripristinando lo stile e le forme della musica pura, o «Absolute Musik», come la chiamano i teorici e gli studiosi tedeschi. Egli credette profondamente nell'attualità di Bach come antidoto al veleno del cromatismo wagneriano e come restaurazione di un classicismo dalle luminose e vigorose strutture armoniche e ritmiche, specie quando scriveva lavori organistici e strumentali; in questo senso particolarmente indicative e illuminanti sono le parole che ripeteva spesso e che racchiudono il suo pensiero estetico: «Se Bach non fosse esistito, neppure io sarei venuto al mondo», oppure «Ogni musica per organo che non sia legata intimamente allo spirito di Bach io la credo impossibile». Certo, per Reger il richiamo a Bach non fu un'adesione sic et simpliciter ad un mondo passato e storicamente superato, quanto piuttosto una ben precisa scelta compositiva sulla validità costruttiva del contrappunto, della fuga e della variazione, che sono la piattaforma tecnica del tipo di linguaggio prediletto dalla fantasia creatrice del musicista bavarese, che ha contribuito molto ad arricchire la letteratura organistica, in cui a ragione eccelle la sua maestria nell'arte dell'invenzione e dell'elaborazione tematica, sospinta fino al più ingegnoso e spericolato virtuosismo armonico e sinfonico.
Le Variationen und Fuge über ein Originalthema op. 73 risalgono al 1903 e costituiscono uno dei lavori più tipici dello stile organistico di Reger, il quale, in una lettera ad un amico, così si espresse su questa composizione: «L'opera è mossa da un vero canto di dolore; il carattere di rassegnazione del tema delinea il clima psicologico; la melanconica terza battuta del tema stesso ha un ruolo molto importante. Credo che ciò basti. Tu sai che io ne parlo contro voglia, perché mi sembra un'affettazione esternare i propri sentimenti o rivelare il proprio stato d'animo».
Dopo una breve introduzione, il discorso musicale si infittisce e si irrobustisce in una pienezza fonica attraverso tredici variazioni sviluppate con molta fantasia inventiva e utilizzando i più complicati artifici della tecnica contrappuntistica, impegnando senza riserve la bravura e l'abilità dell'esecutore.